Vi avevamo già raccontato della lettera di Reem Alsalem, Relatrice Speciale dell’ONU, al governo della Grecia, uno dei pochi Paesi europei a permettere la maternità surrogata. In quel documento, Alsalem denunciava la pratica come una forma di sfruttamento e violenza contro le donne.
Ora, nel suo rapporto ufficiale alle Nazioni Unite, Reem Alsalem loda l’Italia per la legge del 2024 che ha reso l’utero in affitto un reato universale, definendola un modello da imitare in tutto il mondo. È un riconoscimento storico, che premia anni di lotte del femminismo radicale italiano e segna una svolta globale: la nostra vittoria è diventata contagiosa. Ed è importante che impariamo a riconoscere le nostre vittorie!
Per troppo tempo la maternità surrogata è stata presentata come un gesto altruistico, una scelta libera. Il femminismo radicale -noi di RadFem in testa- ha smascherato questa narrazione, denunciando con forza le dinamiche di sfruttamento, le pressioni economiche, le violenze silenziate. Ha portato il dibattito nelle piazze, nei tribunali, nei media.
Oggi il mondo riconosce il valore di quella battaglia. Rivendichiamo questa vittoria.
Il plauso dell’ONU, che definisce l’Italia un modello globale, è un segnale potentissimo. Non solo conferma la giustezza della nostra posizione, ma mostra che la voce delle femministe radicali ha rotto il muro del silenzio. Dopo la legge italiana, sono nate proteste in Grecia, in Messico, in India. Ma non solo: la legge ha trainato la nascita di nuovi gruppi di attivismo internazionale, come Surrogacy Concern nel Regno Unito e la Dichiarazione di Casablanca, pubblicata nel marzo 2023, che chiede l’abolizione universale della surrogata e ha raccolto firme da oltre 75 Paesi.
Anche in Argentina, dove la surrogata non è regolamentata, le autorità hanno iniziato a intervenire con maggiore fermezza. Nel 2024 fece scandalo la scoperta di una rete internazionale che sfruttava donne povere per “commercializzare” bambini con tariffe fino a 50.000 dollari. L’indagine era partita dopo che una donna tedesca di 58 anni aveva portato in un ospedale di Bonn un neonato in gravi condizioni, presentando un certificato di nascita argentino come prova del legame con il bambino, nato da surrogata. Sono seguite perquisizioni, arresti e restrizioni amministrative. In ottobre anche una coppia italiana è stata fermata con un neonato privo di documenti. A novembre, la Corte Suprema ha dichiarato la surrogata contraria alla legge.
Negli Stati Uniti, in California, sono recentemente emersi due casi inquietanti che mostrano il volto più oscuro della surrogata. Nel primo, le autorità hanno smantellato un’agenzia illegale gestita da cittadini cinesi, Mark Surrogacy Investment LLC, che aveva registrato una donna come madre di 21 bambini nati da surrogata. Alcuni certificati di nascita erano falsificati, e le madri surrogate erano state ingannate o sfruttate. Nel secondo, a San Francisco, un uomo di 74 anni, padre single di due gemelli nati da surrogata, è stato scoperto mentre li teneva rinchiusi in una gabbia a misura umana per “controllarne i capricci”. I bambini sono stati liberati dalla polizia e affidati ai servizi sociali.
Questi episodi non sono eccezioni. Sono il risultato diretto di un sistema che trasforma i bambini in oggetti da acquistare e le donne in strumenti da usare. La surrogata non è una forma di libertà: è una forma di sfruttamento. E la nostra lotta, partita dall’Italia, sta finalmente aprendo gli occhi al mondo.
Questa è la nostra vittoria. Non di un governo, non di una corrente politica, ma di chi ha lottato per anni con coerenza, passione e lucidità. Abbiamo acceso la miccia. E ora il mondo brucia di consapevolezza.
Non dimenticheremo mai le umiliazioni, gli sbeffeggi, le porte in faccia, le molestie, perfino le persecuzioni che abbiamo subito, in particolare da esponenti del Partito Democratico -che oggi tacciono- e dal fronte progressista, fatiche che non ci hanno fatto dubitare nemmeno per un istante della giustezza del nostro obiettivo e che non ci hanno mai fermato.
La storia ci darà ragione su molti altri temi. In cima alla lista, le bambine e i bambini imbottiti di ormoni perché “non conformi” al genere.
Continueremo a lottare. #Lottareserve
Per RadFem Italia, Maria Celeste
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