La transessualità non è un pranzo per genderqueer

Essere transessuali non è transgenderismo ma un’esperienza profondamente drammatica e dall’esito incerto. Che nulla ha a che vedere con gli stereotipi stantii con cui si esprime l’identità di genere. Le riflessioni di Neviana Calzolari
Condividi questo articolo

Ripubblichiamo per gentile concessione di Dol's Magazine. Articolo originale qui


Neviana Calzolari, sociologa, attivista, scrittrice e volto tv. Eppure ben poco mainstream, anzi, fra le osservatrici più acute (e critiche) del panorama politico-sociale dei nostri tempi (...) Il gruppo I-Dee di Milano e l’associazione Ipazia di Catania l’hanno incontrata.

La transessualità non è un pranzo per genderqueer
Neviana Calzolari

Il ddl Zan era stato pensato per combattere l’omotransfobia, quindi con buone intenzioni – esordisce Neviana –, ciò nonostante rimango scettica su certa terminologia, in particolare sull’”identità di genere” che allarma buona parte del mondo femminista e – ormai nessuno lo nega più – anche moltissimi intellettuali di area progressista. Sembra paradossale dirlo, ma io, in quanto donna transessuale, non mi sento rappresentata. Fra le “categorie” elencate nell’articolo 1 le persone transessuali infatti non compaiono. Come collocarle? Nel genere o nel sesso? Per i promotori della legge si tratta di distinzioni inutili, poiché la transessualità verrebbe compresa nel più ampio cappello dell’identità di genere. Ma è una motivazione semplicistica e fuorviante: la transessualità, occorre ricordarlo, non riguarda il percepito, bensì i corpi, e nemmeno si possono assimilare donne e uomini alla nascita a persone che hanno completato il percorso di transizione, come se la differenza tra i loro vissuti fosse inesistente.

I-DEE/IPAZIA – Ma sottolineare questa differenza non comporta una discriminazione?

NEVIANA – Discriminare significa, appunto, fare la differenza. Dipende poi come la si intende: se come disparità di trattamento, pregiudizio… o, invece, come presa d’atto d’una realtà. Ovviamente è quest’ultima a interessarmi. Sesso biologico e sesso anagrafico non sono costruzioni identitarie fittizie. L’identità sessuale concerne sia la biologia, sia il vissuto dei singoli. La sovrapposizione confusiva tra sesso e genere, che il ddl innesta in chiave antifemminista, si sperimenta nei consultori pubblici (spesso promossi dalle stesse associazioni trans), dove viene incoraggiata un’adesione quasi caricaturale agli stereotipi di genere. L’ideologia di genere, comunemente sbandierata come il nuovo che avanza, riecheggia i luoghi comuni più stantii riguardo a femminilità e mascolinità. Che cosa ci identifica come donne: il trucco? I tacchi? Gli abiti? Il luogo dove ci si “traveste” (a me è stato chiesto anche questo…)? Il comportamento?  Devo dimostrarmi sufficientemente carina, accogliente, premurosa per venir considerata donna a tutti gli effetti? Mi rendo conto delle difficoltà nel formulare talune valutazioni, ma proprio per questo il centrosinistra necessiterebbe d’un pensiero politico organico sul tema, oggi del tutto assente.

– Perché parli di antifemminismo?

Perché le persone T vengono spinte ad aderire a una polarizzazione rispetto alle istanze del movimento femminista, il quale, al contrario, da sempre si batte per l’eliminazione degli stereotipi di  genere. Senza dimenticare che, negli ultimi anni, gli assessorati di centrosinistra hanno finanziato indifferentemente tanto le associazioni femministe storiche, come l’Udi o la Casa delle Donne, quanto attività come Arcigay che muovevano da esigenze diverse e in alcuni casi opposte a quelle del femminismo stesso.  Ho parlato di antifemminismo, ma dovrei aggiungere transfobia; riflettiamo: cosa c’è di più transfobico di una donna T incoraggiata a comportarsi come una bambolina o di un uomo T costretto a recitare la parte del bullo?…

– Ma le persone T non potrebbero ribellarsi a questi condizionamenti?

– Non è facile, perché la rinuncia comporterebbe ai loro occhi la completa emarginazione sociale e molti problemi nei consultori.  La maggior parte delle persone T puntella il senso di sicurezza nel costruire la propria identità a partire dagli aspetti più appariscenti e superficiali. Al contrario del messaggio glamour veicolato dai media, il percorso di transizione è profondamente drammatico. Cambiare la propria identità sessuale significa addentrarsi in una “terra di nessuno” dove abbandoni il sesso di nascita senza poterti appoggiare del tutto a quello d’elezione. La maggior parte delle persone T non riesce ad accettare che resti comunque una differenza – un discrimine per tornare al discorso precedente – fra la propria esperienza umana e quella di chi nasce e si identifica col sesso biologico. Ecco perché contesto le banalizzazioni insite nel ddl: non bisogna mai rimuovere questi vissuti così complessi anche perché le persone T sono vittime di odio e violenze proprio in base alla loro storia e non a prescindere da essa. Se anziché attaccarsi ossessivamente agli stereotipi o insistere sull’approvazione sociale ci si concentrasse su di sé e sul fatto di essere orgogliosi del proprio cammino si vivrebbe sicuramente meglio. Certo in modo più adulto e maturo, perché la transessualità non implica solo sofferenza ma anche gioia, fierezza, serenità.

– Negli ultimi anni, specialmente dopo lo scalpore suscitato da alcuni episodi di cronaca, assistiamo a un aumento d’interesse degli uomini verso le donne T, quasi che ricerchino in esse non solo il “proibito”, ma anche quella femminilità passiva, asservita ai desideri del maschio, cui le donne biologiche non sono più disposte a sottostare. Certe trans “mediatiche” non perdono occasione di ripetere che loro “sono più donne” di tutte…

– Non solo. Le donne T più ossessionate dalla differenza arrivano a simulare le mestruazioni, sporcano gli assorbenti con sangue finto e vivono nel terrore che il partner scopra la loro transessualità. Nessuno osa parlarne perché collide con la narrazione edulcorata diffusa dai mezzi di comunicazione di massa, invece le trans dovrebbero riconoscere, e combattere, questo vissuto omertoso e profondamente menzognero. Quanto all’interesse, o meglio all’attrazione, di taluni uomini nei loro confronti… beh, non fa che confermare quanto detto. Non interessano le persone reali, ma soltanto il loro presunto lato oscuro, tabù. Sono viste come “monstrum”, non come esseri umani da conoscere e amare. Si tratta di un’attrazione del tutto morbosa, perversa, patologica.

– Non denota pure lo smarrimento maschile, la sua incapacità di accettare l’emancipazione della donna? Ricercano le trans perché con la loro adesione, talora esasperata, ai modelli di sottomissione rappresentano l’antitesi del femminismo.

– Senza dubbio. Per questo, invece d’insistere sull’identità di genere, le donne T e le donne biologiche dovrebbero esaltare le loro rispettive diversità, farne un punto di forza per contrastare il maschilismo di cui entrambe sono vittime. Anche una donna alla nascita non corrisponde quasi mai ai luoghi comuni impostile dalla società e “costruisce” sé stessa indipendentemente dalle aspettative dominanti. È un’occasione da non lasciarsi sfuggire.

– In un precedente incontro hai sottolineato l’importanza del fattore educativo…

– Non è esattamente così. Rispondevo a una domanda precisa a proposito della giornata contro l’omolesbotransfobia e le eventuali applicazioni in ambito scolastico. Io non ho alcuna formula da proporre, anzi, me ne guardo bene! Occorre certo una educazione al rispetto umano, ma in senso ontologico e in tutti i campi. Penso alla presenza sempre più invasiva della pornografia, che ormai non risparmia nessuna fascia d’età. Ecco, in questo caso si renderebbe necessaria un’alleanza tra scuole e famiglie per prevenire un fenomeno che, sia rivolto verso etero sia verso persone omosessuali o trans, rappresenta la forma più banalizzante e schiavistica della sessualità. Una cosa è sicura, non andrei a parlare della mia esperienza nelle scuole inferiori. I ragazzi più grandi possono in qualche frangente accedervi, ma i piccoli vanno aiutati a comprendere a partire dalla loro esperienza, non da quella di adulti spesso alle prese, essi stessi, con un vissuto complesso e non del tutto risolto.



Buona parte delle notizie pubblicate da Feminist Post non le leggerai altrove. Per questo è importante sostenerci, anche con un piccolo contributo: Feminist Post è prodotto unicamente grazie a lavoro volontario di molte e non gode di alcun finanziamento.
Se pensi che il nostro lavoro possa essere utile per la tua vita, saremo grate anche del più piccolo contributo.

Puoi darci il tuo contributo cliccando qui: Patreon - Feminist Post
Potrebbe interessarti anche
22 Aprile 2024
Lettera a Rishi Sunak: serve un'inchiesta pubblica sull'influenza dell'ideologia transgender
Centotrenta parlamentari, medici, psichiatri, accademici e detransitioner britannici -tra loro anche JK Rowling- hanno scritto una lettera al primo ministro per invitarlo ad esaminare “l’influenza pervasiva” dell’ideologia transgender nelle scuole e nel servizio sanitario nazionale e ad accertare le responsabilità del danno prodotto a migliaia di bambine e bambini
"Rishi, se leggi questa petizione per favore, fai la cosa giusta e avvia con urgenza un’inchiesta pubblica. Il benessere dei nostri figli dipende da questo”. A scrivere è lo psicoterapeuta James Esses, coordinatore della dichiarazione per la realtà biologica e uno dei firmatari di un appello rivolto al primo ministro britannico dopo il grande scandalo del trattamento dei bambini “confusi e vulnerabili” da parte di professionisti medici, reso evidente del rapporto di Hilary Cass. Tra i primi firmatari anche JK […]
Leggi ora
21 Aprile 2024
Il gender è un campo di battaglia
Joe Biden in piena campagna elettorale sostituisce la parola sesso con identità di genere. Germania e Svezia approvano nuove leggi trans che consentono l’autoidentificazione (self-id): i genitori tedeschi potranno decidere di che sesso è la creatura neonata a prescindere dal fatto che abbia un pene o una vagina. Intanto dopo l’Inghilterra anche la Scozia proibisce I bloccanti della pubertà per i minori “non conformi”. E in Spagna a un anno dall’entrata in vigore della Ley Trans i “cambi di sesso” sono aumentati del 400 per cento. Perfino una trentina di militari barbuti si sono dichiarati donne. La lobby spinge furiosamente e il caos è indicibile
Mentre anche in Scozia, dopo l'Inghilterra, non si prescriverà più la "terapia affermativa" (puberty blocker seguiti da ormoni e chirurgia) ai minorenni, decisione assunta in seguito alla pubblicazione del clamoroso Cass Review, negli Stati Uniti il presidente Biden - o meglio, la sua amministrazione saldamente obamiana- in piena campagna elettorale per le presidenziali di novembre ha di fatto abolito il Titolo IX dell'Education Amendments in vigore dal 1972. L'emendamento prescriveva che nessuno/a sulla base del sesso potesse essere escluso dalla […]
Leggi ora
14 Aprile 2024
Bambine-i imbottiti di ormoni: una sperimentazione in vivo. Chi pagherà per questo?
Hilary Cass, la pediatra inglese che ha prodotto un monumentale rapporto sulla “terapia affermativa” per i minori non usa mezzi termini: quei bambini “sono stati usati come palloni da football”. Non ci sono mai state prove che i puberty blocker funzionino, che riducano il rischio suicidio, che aumentino il benessere dei pazienti: tutt’altro. Chi in mancanza di certezze scientifiche ha comminato questi trattamenti, chi ha addirittura perseguitato tanta gente di buona volontà determinata a denunciare lo scandalo in nome della verità resterà comunque impunito? Keira Bell, la più nota delle detransitioner, auspica conseguenze penali
L’inglese Keira Bell, ex-paziente della Tavistock Clinic di Londra, è sicuramente la più celebre tra le destransitioner. Dopo la pubblicazione della Cass Review dice a The Times che vorrebbe veder partire procedimenti penali perché le bambine-i trattati dalla clinica con puberty blocker e ormoni possano finalmente avere giustizia. Keira oggi ha 27 anni, giudica il trattamento a cui è stata sottoposta -blocker, ormoni, rimozione dei seni- “sperimentale nella migliore delle ipotesi, distruttivo nella peggiore” e crede che i professionisti abbiano […]
Leggi ora
12 Aprile 2024
Chiuse in un recinto. Come a Kabul
Lettera aperta al Sindaco Gualtieri e alle altre autorità competenti sull’incredibile scena di discriminazione nel quartiere Centocelle a Roma: donne isolate come animali impuri per le celebrazioni di fine Ramadan. Chi ha dato il permesso per l’inaccettabile manifestazione? E che iniziative si intendono intraprendere contro questa barbarie misogina?
Al Sindaco di Roma Roberto Gualtieri Al Presidente del Municipio V Mauro Caliste Alla Commissione Pari Opportunità del Comune di Roma e p.c. Alla Ministra Pari Opportunità e Famiglia Eugenia Roccella Al Ministro dell'Interno Matteo Piantedosi Gentile Sindaco, gentile Presidente, gentili membri della Commissione Pari Opportunità, manifestiamo sgomento e sconcerto a fronte delle modalità con cui nel Municipio V della Capitale -piazza dei Mirti, quartiere Centocelle, a pochi metri dalla scuola intitolata ad Artemisia Gentileschi- si sono svolte le celebrazioni […]
Leggi ora
10 Aprile 2024
UK. Rapporto Cass: mai più terapia affermativa per i minori con disagi legati al genere
Esce il rapporto finale sulle transizioni di minori della pediatra Hilary Cass: offrire la terapia affermativa è stata un fallimento. Non ci sono prove sull’efficacia di bloccanti della pubertà, che non dovrebbero essere mai prescritti, se non in rari casi particolari. Gli ormoni del sesso opposto non si dovrebbero dare prima dei 18 anni, e anche tra i 18 e i 25 andrebbe usata cautela. Uno spartiacque definitivo
È uscito stamattina l’atteso rapporto definitivo della Cass Review, una revisione indipendente presieduta dalla pediatra Hilary Cass sui servizi della sanità pubblica per bambini e minori con “disforia di genere”. La sua relazione finale e le raccomandazioni sono state presentate al NHS England. Ecco i punti salienti. La condanna per la terapia affermativa è definitiva, e determinata dalla assoluta mancanza di prove che bloccanti della pubertà e ormoni del sesso opposto portino reali benefici ai minori che soffrono per “incongruenza […]
Leggi ora
28 Marzo 2024
Terapie ormonali sui bambini: le assicurazioni dei medici cominciano a scappare
Troppo alto il rischio di richiesta di risarcimenti milionari da parte dei minori sottoposti a trattamenti irreversibili che si pentono della “terapia affermativa”: ecco perché alcune compagnie assicurative non si sentono più di coprire la “medicina di genere” con le loro polizze
Chi resiste al mercato della transizione di bambine e bambini non conformi al genere sa benissimo che quasi sempre il punto di svolta -com'è stato in UK con Keira Bell e negli USA con Chloe Cole- è la causa intentata da un'ex-bambina-o trattata-o con blocker e ormoni contro i medici che hanno somministrato la "terapia": la parte delle-dei detransitioner è decisiva. Allora la partita diventa soldi contro soldi: i soldi incassati dalle gender clinic contro quelli che si ritrovano a […]
Leggi ora