La lobby trans cancella donne e madri
In un’intervista a Le Figaro Marie-Jo Bonnet e Nicole Athéa, autrici di Quand les filles deviennent des garçons, analizzano la forza politica ed economica del transattivismo. E definiscono femminicidio sociale e medico il percorso delle molte ragazze che decidono di “diventare ragazzi”

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Su Le Figaro Aziliz Le Corre intervista Marie-Jo Bonnet (femminista e storica del movimento delle donne e dell’omosessualità) e Nicole Athéa (ginecologa e esperta di medicina dell’adolescenza), autrici di Quand les filles deviennent des garçons (edizioni Odile Jacob). Qui l’intervista tradotta.

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Che cosa si intende, oggi, per quella che chiamate “lobby trans”? E’ qualcosa che deve preoccuparci?

Ovunque nel mondo occidentale l’influenza del transattivismo è diventata molto importante e non cessa di estendersi. Se questo ha comportato il necessario riconoscimento delle persone trans, dei loro diritti civili e giuridici, esistono aspetti dell’ideologia trans che sono diventati molto problematici. Potenti associazioni hanno favorito finanziariamente la sua diffusione: l’associazione Mermaids in Gran Bretagna, Dentons, che si presenta come il più grande studio legale del mondo, e la fondazione Reuters hanno come scopo di sostenere le organizzazioni militanti ovunque nel mondo per influenzare la politica (dei principi elaborati da Dentons vi avevamo parlato qui, ndr). Essi hanno redatto un rapporto che raccoglie le “migliori pratiche” in materia di lobbying trans, allo scopo di modificare le leggi. E poi, Karey Burke, presidente della Disney, promette di favorire i personaggi che fanno parte della comunità Lgbt… è lunga la lista delle associazioni e delle persone che sostengono e/o finanziano i militanti Lgbt. In Francia, l’influenza dell’ideologia trans è presente in certi media ed è molto importante sui social; il numero delle associazioni trans non smette di crescere, e alcune sono finanziate dallo Stato, soprattutto attraverso la Dilcrah (Délégation interministérielle à la lutte contre le racisme, l’antisémitisme et la haine anti-Lgbt); questa legittimazione permette loro di andare nelle scuole per fare educazione sessuale. L’influenza politica figura nel rapporto sulla salute delle persone trans compilato da un militante e da un medico transaffermativo, chiesto dall’allora ministro della Salute, Olivier Véran, e sostenuto dall’Igas (Inspection générale des affaires sociales). Si osserva un numero crescente di persone favorevoli all’ideologia trans e più in generale woke nell’Università. Tutto questo spiega l’importanza assunta dall’ideologia trans in così poco tempo nel nostro paese.

Avete scritto, a proposito delle ragazze che hanno fatto la transizione, che “esse non assumono il loro desiderio di donne per il corpo di un’altra donna, così come esse rifiutano di rientrare nelle definizioni tradizionali del femminile”. Le trans sarebbero, secondo voi, delle omosessuali che non si accettano… non è un po’ caricaturale?

Infatti non è quello che diciamo. Non neghiamo affatto che le transizioni possano avere cause differenti; tuttavia, certe ragazze che hanno detransizionato testimoniano la loro omosessualità e attribuiscono la loro richiesta di transizione a un’omofobia interiorizzata. Noi vediamo allo stesso modo la grande frequenza di desideri omosessuali tra gli adolescenti, desideri che li inquietano molto e di cui ci parlano i nostri colleghi clinici. Questi possono influire sulla richiesta di transizione di certi ragazzi, spesso portatori, d’altra parte, di grandi vulnerabilità psichiche. Quando delle ragazze diventano ragazzi le cui compagne sono spesso femmine, questi desideri diventano più semplici da assumere.

In che cosa il movimento trans è controcorrente rispetto alla seconda ondata del femminismo?

Il nostro femminismo riconosce il diritto delle donne fondato sul sesso, perché è il sesso che ha generato le discriminazioni che le donne hanno vissuto e possono ancora vivere. Se ci si riferisce al genere, molti bisogni delle donne sono elusi, in particolare quelli che riguardano la maternità. In certe controversie con i transattivisti, è il sesso di cui tener conto e non il genere: per esempio, l’inclusione delle trans nelle competizioni sportive femminili costituisce un problema perché la loro forza fisica non permette più alle donne “biologiche” di essere in situazione di uguaglianza: la federazione di atletica l’ha appena riconosciuto. L’ingresso di donne trans nelle prigioni pone ugualmente dei grandi problemi. L’aumento massiccio del numero di giovani che si identificano come trans è caratterizzato da un particolare rapporto numerico: sono due volte e mezzo di più le ragazze che chiedono una transizione rispetto ai ragazzi. Una tale mole di domande non può spiegarsi se non attraverso fattori sociali, che noi tentiamo di spiegare nel nostro libro. Se queste ragazze sono in grande difficoltà con il femminile, sono in molte tuttavia a non voler diventare ragazzi. Il numero importante di ragazze così “cancellate” può essere paragonato a una nuova forma di “femminicidio” sociale e medico.

Voi, in quanto femministe, non avete partecipato alla disincarnazione del corpo femminile, in particolare volendo affrancare la donna dalla maternità?

Le donne hanno rivendicato la contraccezione e la libertà di abortire in nome della riappropriazione del loro corpo e della padronanza della propria fertilità, come testimonia lo slogan “Un bambino se lo voglio e quando lo voglio”. Noi difendevamo la possibilità di non essere madri se non lo si voleva, e desideravamo una maternità in una temporalità scelta, che permettesse condizioni ottimali per stabilire una buona relazione tra una madre e il suo bambino. Lo spezzettamento del femminile, che lei chiama “disincarnazione”, è una realtà della nostra epoca neoliberale che ha fatto il suo esordio con le tecniche di procreazione medicalmente assistita (Pma). Essa ha creato un “puzzle” della maternità: tra conservazione degli ovociti, “dono” di ovociti (che in realtà è una vendita), GPA chiesta da uomini, in cui ogni filiazione biologica materna è cancellata, “uomini incinti”, donne trans dichiarate madri biologiche senza gestazione (in nome del fatto che hanno partecipato alla filiazione attraverso il loro sperma), la cancellazione delle madri è al lavoro attraverso lo sfruttamento di tutti gli elementi riproduttivi femminili. Si capisce perché tante giovani donne rifiutano di identificarsi al femminile.

traduzione di N.T.


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