La festa della non-mamma
La maternità naturale è di destra, quella biotech è di sinistra perché pensata come un diritto e non subita come destino: la diatriba su questo tema tra femminismo radicale e transfemminismo si potrebbe sintetizzare in questo modo. E' tutt'altro che nuova ma si è radicalizzata. Anche perché il contesto è molto cambiato: un conto è il baby boom, un altro le nascite al minimo storico

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L’altro giorno alla ministra Eugenia Roccella è stato impedito di dire quello che aveva da dire, giusto o sbagliato che fosse, agli Stati Generali della Natalità. Gli studenti che la contestavano hanno potuto esprimere le proprie istanze -una loro delegata è salita sul palco, e ha infilato anche Gaza nel suo discorso, giusto o sbagliato che fosse- ma questo evidentemente non è bastato perché alla ministra è stato comunque impedito di intervenire.

Forse sbaglio, ma se io fossi convinta del fatto che una mia avversaria politica ha in mente di dire cose che violano la mia libertà e la mia autodeterminazione non vedrei l’ora di sentirla parlare per poi a maggior ragione confutare e/o stigmatizzare quello che dice, ma queste/i studenti non la pensano così e ritengono che il bavaglio sia una buona pratica politica.

Parlare di natalità e di crisi demografica non è tabù solo da oggi, secondo il cosiddetto transfemminismo antagonista: ci provò qualche anno fa la ministra della Salute Beatrice Lorenzin e anche lei fu sommersa dai fischi. Altrove le cose vanno molto diversamente: quando -e con ottimi risultati dal punto di vista demografico- la Francia affrontò con determinazione la questione della denatalità nessuno si sognò di contestare quelle politiche che anche oggi potrebbero costituite un interessante modello.

Personalmente quando parlo di natalità scelgo come punto di partenza il desiderio delle singole donne e non la demografia: ma io non sono una ministra e posso decidere con maggiore libertà.

Quel che è certo, so che nessuna-o ti verrà a contestare e imbavagliare se come punto di partenza per parlare di maternità scegli di affrontare la questione del libero aborto, oppure se parli di tecniche di fecondazione assistita, di crioconservazione degli ovociti, di biotech riproduttivo, di utero in affitto, di maternità single per scelta o di maternità di uomini trans che partoriscono con il loro corpo femminile e poi chiedono di essere registrati come padri. Questi sono tutti modi consentiti e anzi auspicati di avvicinarsi al tema della maternità. Questo è il modo progressive di parlare di maternità.

Ma se hai semplicemente in mente una ragazza che nel pieno della sua età fertile possa avere desiderio di diventare madre senza doversi ridurre in extremis, senza nemmeno dover ricorrere a una “semplice” fecondazione omologa, e se pensi che sia giusto creare per lei le migliori condizioni sociali, economiche e anche simboliche perché possa dare liberamente corso al proprio desiderio, eventualmente disilludendola sulle performance della PMA (procreazione medicalmente assistita) e praticando un vero e proprio risk disclosure sul tema della possibile infertilità sua e del suo partner, ecco: se provi ad azzardare un discorso su questo -parlo per me, non per la ministra- allora sei sicuramente reazionaria, bigotta, francamente fascista e vuoi privare le donne della loro autodeterminazione.

Per dirla malamente: l’essere madre è in sé piuttosto di destra perché la natura con le sue opportunità e i suoi limiti è di destra, a meno che la maternità non capiti attraverso una serie di peripezie biotecnologiche, e allora è indubitabilmente di sinistra perché quella maternità allora l’hai scelta davvero, e non importa se hai dovuto comprarla al mercato neoliberista contro il quale dici di voler lottare. Nel primo caso non sei veramente libera perché subisci un destino, nel secondo caso sì perché stai esercitando un diritto e oggi la libertà è essenzialmente questo, esercitare diritti, anche diritti più o meno inventati come quello alla “genitorialità”.

I diritti sono la misura unica di ogni libertà.

La maternità è il momento in cui, ripercorrendo le tappe iniziali della vita in simbiosi emotiva col figlio, la donna si disaccultura. Essa vede il mondo come un prodotto estraneo alle esigenze primarie dell’esistenza che lei rivive. La maternità è il suo ‘viaggio’”. (Carla Lonzi, Sputiamo su Hegel, 1970). Dello stesso anno, 1970,  La dialettica dei sessi. Autoritarismo maschile e società tardo capitalistica in cui Shulamith Firestone, spingendo all’estremo le tesi di Simone De Beauvoir (il cui Secondo Sesso viene pubblicato nel 1949, in pieno baby boom) sosteneva che “la gravidanza è barbarica e che “la gravidanza è la temporanea deformazione dell’individuo nell’interesse della specie”.

Ecco, a quanto pare siamo ancora lì (con una differenza, se la si ritiene rilevante: le nascite sono all’ennesimo minimo storico).

MARINA TERRAGNI


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