La chirurgia trans aumenta il rischio-suicidio
Un recentissimo studio su 90 milioni di pazienti dimostra che le persone trans operate corrono "un rischio significativamente più elevato di suicidio, morte, autolesionismo e disturbo da stress post-traumatico" e necessitano di un supporto psichiatrico. Quindi il coronamento del lungo e faticoso percorso di transizione con la chirurgia "affermativa" non assicura il raggiungimento del benessere sperato

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La chirurgia per l’affermazione di genere è associata a un rischio significativamente più elevato di suicidio, morte, suicidio/autolesionismo e disturbo da stress post-traumatico rispetto ai gruppi di controllo in questo database del mondo reale. Poiché il suicidio è una delle cause di morte più comuni tra gli adolescenti e gli individui di mezza età, è chiaro che dobbiamo lavorare per prevenire questi esiti sfortunati. Ciò rafforza ulteriormente la necessità di un’assistenza psichiatrica completa negli anni che seguono la chirurgia per l’affermazione di genere”.

Sono queste le conclusioni del nuovissimo studio Straub J J, Paul K K, Bothwell L G, et al. (April 02, 2024) Risk of Suicide and Self-Harm Following Gender-Affirmation Surgery. Cureus 16(4): e57472. doi:10.7759/cureus.57472.

In un percorso di transizione la chirurgia “affermativa” -cioè che afferma il genere scelto dalla persona, dalla doppia mastectomia e/o l’inserimento di protesi mammarie alla rimozione-ricostruzione dei genitali fino a ogni possibile intervento estetico- dovrebbe costituire il coronamento del percorso, con il raggiungimento di quel benessere faticosamente perseguito. A quanto pare le cose non stanno così, e la persona trans potrà dover ricevere eventualmente a vita quelle cure psichiatriche e psicologiche che magari, in una prospettiva di depatologizzazione della disforia, in buona parte dei casi non sono state ritenute necessarie e spesso assimilate a una terapia di conversione.

E’ stata proprio la questione al centro della vicenda dell’ospedale Careggi di Firenze: le due titolari del servizio dedicato ai minori, Alessandra Fisher e Jiska Ristori, hanno dichiarato di non fare la psicoterapia perché non intendono considerare la disforia di genere come una patologia. «La presa in carico per i percorsi di affermazione di genere non prevede una psicoterapia, questo è importante specificarlo. Esattamente come succede nelle persone cisgender alle quali non viene richiesta una psicoterapia per definire la propria identità di genere, questo vale anche per le persone trans» ha dichiarato Jiska Ristori.

Il nuovo studio dice altre cose.

“Con la crescente accettazione delle persone transgender” si legge “il numero di interventi chirurgici per l’affermazione di genere è aumentato. Gli individui transgender affrontano tassi di depressione elevati, che portano ad un aumento dell’ideazione e dei tentativi di suicidio. Questo studio valuta il rischio di suicidio o autolesionismo associato alle procedure di affermazione di genere. Lo studio retrospettivo ha utilizzato dati dei pazienti non identificati dal database TriNetX (TriNetX, LLC, Cambridge, MA), coinvolgendo 56 organizzazioni sanitarie degli Stati Uniti e oltre 90 milioni di pazienti (…)

Gli individui sottoposti a intervento chirurgico di affermazione del genere avevano un rischio di tentativi di suicidio 12,12 volte più elevato rispetto a coloro che non lo avevano fatto (…) Conclusioni: la chirurgia per l’affermazione del genere è significativamente associata a rischi elevati di tentativi di suicidio, sottolineando la necessità di un supporto psichiatrico post-procedura completo”.

Lo studio riguarda le persone trans che si sono sottoposte a chirurgia e non valuta chi abbia intrapreso solo la terapia farmacologica. Ma: 1: come più volte dimostrato la terapia con i puberty blocker, profezia che si autoavvera, di fatto avvia la transizione del soggetto, quindi non costituisce affatto “una pausa per decidere” (senza contare gli effetti collaterali irreversibili) ma lo start del processo di transizione in oltre il 90 per cento dei casi, processo che spesso si completa con la chirurgia 2. come detto, il completamento del percorso di transizione dovrebbe completare anche la realizzazione della persona trans con il raggiungimento degli obiettivi (il “cambio di sesso”), raggiungimento che dovrebbe produrre un definitivo benessere.

Le cose a quanto pare vanno diversamente.

MARINA TERRAGNI

qui l’abstract dello studio

qui lo studio completo


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