Il femminismo e la destra

In risposta a Julie Bindel, che considera il muro eretto dalla sinistra transattivista ma anche i rischi di un'alleanza con la destra: in Italia la novità storica -una donna di destra premier, Giorgia Meloni- complica ulteriormente il quadro. Che fare allora? Quello che sta capitando in Spagna sull'orribile Ley Trans forse indica una strada buona per tutte
Condividi questo articolo

Julie Bindel e Harvey Jeni prendono il toro per le corna: visto che da troppo tempo con la sinistra non c'è possibilità di dialogo, il femminismo radicale e gender critical può guardare a destra senza correre rischi? Tema che in Italia abbiamo ben presente e che ha agitato tutta la campagna elettorale conclusasi con la vittoria schiacciante di una donna di destra, Giorgia Meloni, che non si è mai dichiarata femminista.

Il fatto che oggi la destra in Italia sia rappresentata una donna complica ulteriormente la faccenda per il femminismo: da un lato ci sono quelle che rifiutano ogni forma di collaborazione con Meloni, dall'altro quelle che non la vogliono intendere come nemica e che sperano di potere intavolare un dialogo -o addirittura che l'hanno votata-.

Come in UK, negli USA e in tutti i Paesi occidentali, anche in Italia da sempre il femminismo radicale fa preferibilmente riferimento politico alla sinistra: una dialettica complessa che ha visto non pochi momenti di conflitto. Ma da qualche anno la sinistra ha ritenuto di interrompere l'interlocuzione con il femminismo radicale, sposando le gender identity politics e un transfemminismo ritenuto più "moderno" ed elettoralmente più promettente -clientes migliori, insomma-.

Ci troviamo, per così dire, ad affrontare una doppia sofferenza: il ripudio da parte della sinistra e la rottura con il movimento omosessuale e anche transessuale con cui il femminismo radicale è sempre stato in stretta relazione: vuole dire anche, come sappiamo, relazioni personali andate in pezzi, sacrificate sull'altare transattivista.

In Italia la doppia rottura si è consumata in particolare su due temi: maternità surrogata -a cui qui diamo il nome di utero in affitto-, tema sul quale la sinistra non ha mai inteso sciogliere le proprie ambiguità; registriamo proprio in queste ore il fatto che a Cuba d'ora in poi le donne povere oltre a essere prostituite potranno "liberamente" affittare il proprio utero, un nuovo cospicuo business per quel regime comunista. E la legge Zan, promossa dalla sinistra, che intendeva introdurre surrettiziamente nella nostra legislazione l'identità di genere (legge poi caduta al Senato, grazie anche alla nostra mobilitazione straordinaria e a mani nude).

Su entrambi i temi abbiamo ostinatamente e disperatamente cercato un'interlocuzione sia con la sinistra sia con il movimento omosessuale, ma siamo state ignorate, sbeffeggiate, deplatformizzate, messe alla gogna in tutti i modi che sappiamo. Su entrambi i temi invece la destra -e in particolare il partito di Giorgia Meloni- esprime le nostre stesse posizioni.

Chi fra noi pensa alla possibilità di un'alleanza tattica con la destra per ottenere risultati politici su questi e altri temi -urgentissima, in agenda, la questione del martirio delle bambine e dei bambini sacrificati al transificio- sa bene che su altre questioni, valga per tutti la prostituzione, questa alleanza non sarà praticabile. Soprattutto sa che questa alleanza non potrà probabilmente essere strategica: se il nostro orizzonte è una civiltà a radice femminile e la definitiva liberazione dagli stereotipi di genere patriarcali, almeno parte della destra potrebbe essere tentata da una restaurazione del modello patriarcale e dei ruoli di genere tradizionali. Non è sarà il caso di Giorgia Meloni in persona, ma lo è probabilmente per almeno una parte del suo schieramento.

Che fare allora? Probabilmente è utile e necessario dialogare con Giorgia Meloni -prima donna premier della storia d'Italia- mettendo a disposizione il nostro sapere e la nostra esperienza e contando sul fatto che a lei stessa toccherà fare i conti con il machismo della sua parte politica.

Dall'altro lato è interessante quello che sta capitando in Spagna e che può offrire un buon modello.

Da anni il femminismo spagnolo, associato nel cartello Contraborrado, è in lotta contro l'orribile Ley Trans promossa dalla maggioranza di sinistra (PSOE e Podemos). Anche le sorelle spagnole, da sempre legate alla sinistra, da quella stessa sinistra sono state oscurate, sbeffeggiate e deplatformizzate. E negli ultimi tempi -ormai la Ley Trans è in dirittura d'arrivo- hanno deciso per una mossa spregiudicata, rompendo l'amicizia storica con il PSOE e aprendo il dialogo con i moderati del Partito Popolare (nel 2023 in Spagna ci saranno le elezioni politiche, e si andrà probabilmente alla conta fino all'ultimo voto).

Questa mossa arriva probabilmente dopo un lungo travaglio e molte discussioni interne, ma potrebbe essere risolutiva: probabilmente infatti è stata proprio questa rottura a dare una spinta alle progressiste del PSOE - Federación de Mujeres Progresistas- che hanno "tradito" il loro stesso partito schierandosi con il femminismo contro la Ley Trans.

Anche in Italia fin qui è mancato del tutto -per loro volontà- il dialogo con le donne militanti ed elette nei partiti di sinistra, allineate, corrive o semplicemente silenziose e indisponibili al confronto. La mossa, quindi, potrebbe essere quella di non arrendersi di fronte a questo muro, di provare ancora a risvegliare le loro coscienze contando sul fatto che sono donne come noi, offrire loro sostegno e argomenti perché possano rompere con il mainstream transfilico del loro schieramento che oggi in Italia è stato sconfitto.

L'altra mossa è quella di strappare gay, lesbiche e transessuali alle politiche transgender di quel funzionariato opportunista che pretende di rappresentarli politicamente mentre non li rappresenta affatto: sappiamo bene che il più della comunità omosessuale, come si è visto con la nascita di LGB Alliance, non si sente più rappresentato da associazioni come Stonewall -o in Italia Arcigay- ma spesso manca il coraggio per una chiara presa di distanza. Rifare amicizia, ricominciare da dove l'alleanza contro il comune nemico, il patriarcato eterosessista morente, si è interrotta.

Ritrovare le ragioni per un lavoro politico comune.

Marina Terragni


Buona parte delle notizie pubblicate da Feminist Post non le leggerai altrove. Per questo è importante sostenerci, anche con un piccolo contributo: Feminist Post è prodotto unicamente grazie a lavoro volontario di molte e non gode di alcun finanziamento.
Se pensi che il nostro lavoro possa essere utile per la tua vita, saremo grate anche del più piccolo contributo.

Puoi darci il tuo contributo cliccando qui: Patreon - Feminist Post
Potrebbe interessarti anche
2 Marzo 2024
Corpi che non contano: Judith Butler torna alla carica
In un’affollata conferenza alla London School of Economic la filosofa californiana pioniera delle gender theory ribadisce i capisaldi del suo pensiero: la materialità del sesso non esiste, le donne non hanno l’esclusiva di essere donne e devono aprirsi ad altri soggetti a cominciare dai Queer e dai pro-Palestine, il transfemminismo è anticapitalista e antifa per una lotta comune contro le “passioni fasciste”. E attacca il femminismo gender critical “alleato delle destre”
A un certo punto sembrava che Judith Butler avesse cambiato strada. La filosofa californiana, tra le più influenti dell’ultimo trentennio, teorica della performatività di genere, approdata lungo un percorso costruttivista radicale alla negazione della consistenza materiale dei corpi sessuati fino a problematizzare e/o smantellare lo stesso soggetto “donna” , aveva riconosciuto: «la mia definizione diede adito a due interpretazioni contrastanti: per la prima, ciascuno si sceglie il proprio genere; per la seconda, siamo tutti completamente determinati dalle norme di genere […]
Leggi ora
30 Novembre 2023
Nata da madre in affitto
Olivia Maurel, 32 anni, è nata da una madre surrogata e oggi si batte in prima linea contro la pratica che definisce “atroce” e “mostruosa”. Ha sempre saputo che qualcosa non andava nella sua famiglia. Soffre di depressione, ha avuto problemi di alcolismo e ha tentato più volte il suicidio. Solo recentemente ha scoperto la verità sulle sue origini e di aver subito il trauma dell’abbandono. “A nessun bambino” dice “deve più capitare quello che è successo a me”
Commerciale o "altruistica" la surrogata va abolita. Sono le parole di Olivia Maurel, nata nel dicembre 1991 in Kentucky da surrogata tradizionale (ovvero in cui anche l'ovocita appartiene alla "madre in affitto", ndr) che in una conferenza al parlamento della Repubblica ceca ha raccontato la sua esperienza. Oggi, sposata con due figli a Cannes, "fiera di esser femminista" come si legge sulla sua pagina X, si batte contro la surrogata. La sua testimonianza, molto preziosa in quanto sono ancora pochissimi […]
Leggi ora
10 Novembre 2023
Accademici britannici contro la cancel culture
Il prossimo 20 novembre sarà presentato il London Universities Council for Academic Freedom, ente che riunisce un centinaio di docenti delle maggiori università inglesi con l’intento di lottare contro la censura e il pensiero unico che negli ultimi anni hanno impedito il confronto e la libertà accademica compromettendo la formazione di migliaia di studenti. Nel mirino soprattutto realtà Lgbtq+ come Stonewall che hanno pesantemente influenzato l’istruzione universitaria e superiore. Era ora, and go on!
Come riportato dal The Telegraph oltre un centinaio di accademici provenienti dalle migliori università britanniche hanno unito le forze per fronteggiare la crescente minaccia della cancel culture attraverso la creazione di un nuovo ente dedicato alla libertà accademica. In una pionieristica iniziativa gli studiosi hanno dato vita al "London Universities Council for Academic Freedom" (Consiglio delle università londinesi per la libertà accademica), che coinvolge tutte le istituzioni accademiche della capitale tra cui l'University College London (UCL), il King's College London, […]
Leggi ora
8 Novembre 2023
Canada: infermiera gender critical rischia il posto
Amy Hamm lavora in un reparto di psichiatria ed è sotto inchiesta per avere promosso in rete i diritti delle donne basati sul sesso e la tutela dei minori. Il BCCNM, ente che regolamenta la professione infermieristica, intende sospenderla a meno che non partecipi a un programma di rieducazione ma Amy si oppone: l’udienza è in corso. La giornalista USA Megyn Kelly l’ha intervistata
L'infermiera canadese Amy Hamm - una delle fondatrici della coalizione no-profit Canadian Women Sex Based Rights (caWsbar) - lavora in un reparto di psichiatria acuta specializzato in salute mentale e consumo di sostanze. Amy rischia di perdere la propria licenza infermieristica e il lavoro poiché avrebbe promosso in rete i diritti delle donne basati sul sesso e la tutela dei minori. Negli ultimi anni, Amy è stata oggetto di un'indagine da parte del British Columbia College of Nurses & Midwives […]
Leggi ora
11 Settembre 2023
Uteri femminili in corpi maschili
Il sogno invidioso di sempre -poter fare figli senza le donne, cancellare le madri, insomma il Graal- è sempre più vicino a realizzarsi: nel giro di 5-10 anni anche le persone trans MtF, biologicamente uomini, potranno ricevere un trapianto di utero e condurre una gestazione. Desiderio-diritto “inclusivo” che migliorerebbe la qualità della loro vita e attenuerebbe i sintomi della disforia. Mentre la vita e la salute di bambine e bambini nati da queste pratiche non preoccupano i bioetici
Euronews dà conto dei rapidi progressi della ricerca sul fronte del trapianto di utero, con particolare riferimento alla richiesta delle persone trans MtF il cui corpo resta biologicamente maschile, mentre le persone FtM, se conservano il loro apparto genitale femminile, possono intraprendere una gravidanza come qualunque altra donna: i "padri incinti" di cui la stampa mainstream ama dare notizia non sono altro che donne che si autoidentificano come uomini. Nell'articolo, che qui traduciamo, le donne vengono definite donne cis-, suffisso […]
Leggi ora
9 Agosto 2023
Spagna: detenuta incinta di compagno di cella trans
L’uomo -corpo maschile intatto e nessuna terapia ormonale- aveva chiesto e ottenuto di essere spostato nel carcere femminile di Alicante perché si “autopercepiva” donna (self-id). La gravidanza di una compagna di cella è il risultato. E la nuova Ley Trans, in vigore dal dicembre 2022, renderà più facili e frequenti questi trasferimenti
Nel Centro Penitenziario di Alicante Cumplimiento, noto come carcere di Fontcalent, un detenuto che si identifica come donna ha messo incinta una compagna di cella. Secondo il racconto confermato da diverse fonti penitenziarie, il detenuto stava scontando da diversi anni una pena nel modulo maschile del carcere, ma durante la sua permanenza ha iniziato a identificarsi come donna. Sui documenti continua a comparire come uomo e non si è mai sottoposto a trattamenti ormonali né tanto meno a interventi chirurgici. […]
Leggi ora