I “clienti” di prostituzione sanno benissimo di commettere una violenza
Una ricerca sui compratori di sesso dimostra che gli uomini sono perfettamente consapevoli del fatto che la prostituzione è violenza, che le organizzazioni criminali tengono le donne nel terrore e che non c'è "regolamentazione" che tenga. Ma si fermano solo se rischiano una condanna penale, come accade in Svezia, Norvegia, Canada, Francia, Irlanda, Israele e in altri paesi che hanno introdotto il modello abolizionista. Diversamente continuano a considerare lo stupro a pagamento come un loro diritto

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di Julie Bindel

La Germania è conosciuta come il bordello d’Europa. È un titolo conquistato faticosamente. Con più di 3.000 bordelli in tutto il Paese, e 500 solo a Berlino, il suo commercio sessuale vale più di 11 miliardi di sterline all’anno.

La prostituzione, in tutte le sue forme, è legale in Germania, sin dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Recentemente, però, l’atteggiamento sta cambiando. La gente e i politici chiedono al governo di prendere atto del cosiddetto “stato pappone” e di considerare il terribile tributo che la prostituzione impone alle donne e alle ragazze. 

La “prostituzione industrializzata” della Germania è orribile, secondo chi è riuscita a sopravvivere. Le leggi danno libertà ai papponi, che vengono chiamati “uomini d’affari” e “manager” mentre comprano e vendono donne disperate. A Colonia è stato aperto il primo bordello in auto al mondo nel 2001, e da allora ne sono seguiti altri. In città come Monaco di Baviera e Berlino esistono “mega bordelli” che possono ospitare circa 650 clienti alla volta, che propongono un’offerta “early bird” di hamburger, birra e sesso. Nei momenti di calma, alcuni bordelli propongono la formula “due al prezzo di una” e “happy hour” con tariffe scontate.

La regolamentazione ha contribuito all’espansione del commercio sessuale in Germania: si stima che ci siano 400.000 prostitute e circa un milione e duecentomila uomini (la popolazione tedesca è di poco superiore agli 80 milioni) che comprano sesso ogni giorno.

Tuttavia, in occasione di una conferenza internazionale tenutasi a Berlino la scorsa settimana, un nuovo rapporto ha contribuito a spostare la narrazione sulla prostituzione e sui suoi danni, in un Paese che ha a lungo difeso e promosso l’interno del corpo di una donna come idoneo a essere considerato un luogo di lavoro. Il rapporto, intitolato “Uomini che pagano per il sesso in Germania e cosa ci insegnano sul fallimento della prostituzione regolamentata”, si basa sui dati raccolti da 96 compratori di sesso tedeschi e convalida gran parte di ciò che le sopravvissute al mercato del sesso e gli studiosi di diritto dicono al mondo da decenni.

Gli uomini, di età compresa tra i 18 e gli 89 anni, erano un gruppo eterogeneo, che spaziava da disoccupati e uomini con lavori non specializzati e a basso reddito, fino a professionisti di alto livello. Gli intervistati hanno fornito informazioni sincere sui loro atteggiamenti, comportamenti e motivazioni quando si tratta di pagare per il sesso. Gli sono state poste domande quali: come funziona la regolamentazione della prostituzione? Rende le donne più sicure? Ha portato a una riduzione della tratta di esseri umani? 

La ricerca, guidata dalla psicologa Melissa Farley, rappresenta la parte finale di uno studio sui consumatori di prostituzione in sei Paesi, basato su lunghe interviste a 763 uomini negli Stati Uniti, in Cambogia, Inghilterra, India, Scozia e Germania.

In Germania, la legge sulla prostituzione del 2002 ha introdotto una piena regolamentazione che ha classificato il commercio sessuale come una forma di lavoro e un “lavoro come un altro”. I magnaccia sono diventati uomini d’affari e le donne “lavoratrici del sesso”. Ha spazzato via tutte le restrizioni del dopoguerra che dicevano che la prostituzione non era “proibita ma… immorale”. E, nonostante i tentativi del governo di regolarizzare il commercio sessuale, quasi nessun protettore ha pagato le tasse: solo 44 (su 80.000) donne prostituite si sono registrate come tali, nonostante la legge lo richieda.

Nel 2017, a seguito delle pressioni esercitate dalle femministe e delle testimonianze degli agenti di polizia sui crescenti livelli di criminalità e violenza sotto il regime di regolamentazione, il governo ha introdotto una serie di restrizioni: i protettori non sono più autorizzati a imporre quale tipo di “servizi” le donne devono fornire ai frequentatori, i proprietari dei bordelli devono richiedere una licenza e i frequentatori sono obbligati a usare i preservativi.

“Naturalmente non è stato possibile far rispettare queste norme”, mi racconta Angie*, una sopravvissuta tedesca al mercato del sesso. “I protettori sono criminali che vogliono solo fare soldi, e [i clienti] non possono essere obbligati a indossare un preservativo. Dovevamo comunque fare quello che ci veniva detto”.

In Germania, la prostituzione è vista come una necessità per gli uomini e quasi un bene per la società in generale. Come ha detto un compratore di sesso: “La natura degli uomini è che non hanno alcun controllo su sé  stessi. Ma poiché possono usare le prostitute, ci sono meno reati sessuali”. Questo concetto è errato: non solo vengono commessi reati sessuali contro le donne che si prostituiscono, ma nei Paesi in cui la prostituzione è regolamentata, i tassi di violenza maschile tendono a essere più alti che in altri.

Molti dei frequentatori tedeschi intervistati hanno visto prove di coercizione, terrore e violenza nei confronti delle donne. Nonostante ciò, tutti sono disposti a pagare per fare sesso. “Il sistema tedesco ha di fatto regolamentato lo stupro, purché sia compiuto su una donna che si prostituisce”, ha detto Alice*, un’altra sopravvissuta al mercato del sesso.

Uno degli argomenti usati dai sostenitori della regolamentazione è che se gli uomini sanno che non saranno arrestati per aver comprato sesso, saranno molto più propensi a denunciare qualsiasi prova di traffico e di sfruttamento di ragazze minorenni. Tuttavia, solo uno dei 96 consumatori di sesso tedeschi intervistati ha denunciato alla polizia l’esistenza di un caso di tratta di esseri umani.

Il problema è che, come ha detto un compratore: “Una volta che hai pagato, puoi farle tutto quello che vuoi”. Agli uomini è stato chiesto se fossero a conoscenza di violenze da parte dei papponi nei confronti delle donne. Molti lo erano, in quanto avevano visto i protettori commettere abitualmente atti di violenza che corrispondono alle definizioni internazionali di tortura. Un uomo ha detto: “C’era un [pappone] che picchiava davvero una delle sue donne. L’ha colpita due o tre volte in faccia con un pugno e l’ha sbattuta contro il muro”. Un altro ha riferito: “Quando le donne non pagavano abbastanza il pappone, gli facevano strappare le unghie o le picchiavano a sangue. Le donne erano spaventate e non dicevano mai nulla”.

I compratori di sesso hanno mostrato poca o nessuna empatia nei confronti delle donne. “È come bere una tazza di caffè, quando hai finito la butti via”, ha detto uno di loro. “È come affittare un organo per 10 minuti”, ha detto un altro.

In Germania non c’è vergogna nell’essere un compratore di sesso, e questo è una parte importante del problema. La regolamentazione dovrebbe ridurre la tratta, la violenza e il commercio sessuale clandestino, ma, come sottolinea il rapporto, è accaduto il contrario, con la crescita delle attività illegali accanto a quelle legali.

Per loro le donne prostituite non sono “”stuprabili”” e se non possono fare sesso con chi vogliono, quando vogliono e come vogliono, saranno costretti, come ha detto un uomo, a “stuprare una donna vera”. Tre quarti degli intervistati hanno assunto questo atteggiamento. Come ha detto uno di loro: “La prostituzione è un bene per la società perché gli uomini hanno un desiderio sessuale eccessivo e possono sfogarsi su di loro senza aggredire altre donne o aggredire i bambini”.

Fino al 2020, Helmut Sporer è stato un ufficiale di polizia investigativa responsabile delle indagini e del monitoraggio della prostituzione in Germania, compreso il traffico di esseri umani a livello internazionale. Nel corso della sua carriera, Sporer ha assistito a un costante deterioramento sia delle condizioni delle donne coinvolte nella prostituzione sia della risposta delle autorità giudiziarie per affrontare efficacemente la proliferazione del crimine organizzato e gli abusi all’interno del sistema. Per Sporer, questo deterioramento non è avvenuto nonostante la regolamentazione generalizzata, ma proprio in conseguenza di essa.

I compratori di sesso tedeschi sembrano essere consapevoli di quanto sia violenta la prostituzione: “La prostituzione funziona solo perché gli uomini sono dominanti”, ha detto uno di loro.

Quindi cosa potrebbe dissuadere gli uomini dal pagare per il sesso? In Germania, sarebbe necessario un cambiamento della legge. La regolamentazione dovrebbe essere abrogata e sostituita con una legge che criminalizzi l’acquisto di sesso e aiuti le donne a uscire dal mercato del sesso. Incredibilmente, la maggior parte degli uomini ha ammesso che poco altro li fermerebbe se non l’iscrizione al registro dei criminali sessuali o una condanna penale. Questa legge è stata adottata in Svezia, Norvegia, Islanda, Irlanda del Nord, Canada, Francia, Irlanda e Israele, e le prove dimostrano che questo approccio frena il commercio sessuale in tutte le sue forme.

Non sarebbe un’amara ironia se il governo tedesco fosse così sconvolto dalle parole dei compratori di sesso che ciò gli desse l’impulso per mettere finalmente in discussione le proprie leggi? Per dirla con le parole di Rachel Moran, la sopravvissuta irlandese al commercio sessuale, il cui potente discorso ha chiuso la conferenza di Berlino: 

“Questi uomini hanno confermato tutto ciò che diciamo da anni”, ha affermato. “E non avrei mai pensato di dirlo, ma ringrazio i compratori di sesso tedeschi per aver dato al governo tedesco tutte le munizioni di cui ha bisogno per fermare il commercio del sesso”.

tradotto da Ilaria Baldini, il testo di Julie Bindel è stato pubblicato dal sito di Resistenza Femminista

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Intanto domenica 20 novembre il quotidiano La Stampa ha pubblicato una perfetta testimonianza di questa ignavia dei “clienti”: un pezzo di Patrizio Bati che racconta senza problemi di avere frequentato per “almeno venti volte” la giovane donna cinese uccisa da un serial killer a Roma (insieme a un’altra ragazza cinese e a una donna colombiana). Come potete leggere qui, benché Bati sia perfettamente consapevole del fatto che queste donne sono schiave di organizzazioni criminali e che vivono nella paura, non si ritiene in alcun modo corresponsabile dell’orrore.

In seguito alla pubblicazione di questo testo, la Rete per l’Inviolabilità del corpo femminile ha lanciato un mailbombing all’indirizzo del direttore della Stampa Massimo Giannini (oggi in risposta il quotidiano dedica due intere pagine alla questione)

LA STAMPA NORMALIZZA LA VIOLENZA DEGLI UOMINI SULLE DONNE

Caro Direttore Giannini,

leggiamo con sgomento e orrore il pezzo di Patrizio Bati che sul tuo giornale racconta di avere conosciuto come “cliente” -il termine corretto sarebbe sfruttatore terminale- una delle due ragazze cinesi barbaramente assassinate da un serial killer a Roma (la terza vittima è una donna colombiana).

Dice di essere stato nel suo appartamento “almeno venti volte”, descrive nei dettagli la ragazza trucidata – “pelle ambrata, capelli lunghi e neri, incisivi leggermente sporgenti”-.

Parla di “donne murate in sottoveste nel loro appartamento, vita sociale ridotta al tragitto casa-supermercato/supermercato-casa”, le definisce “ombre cinesi proiettate su persiane”.

Ammette il loro terrore di subire violenza, ne scrive come di “corpi senza identità, coscienti di essere soltanto questo. Schiave di organizzazioni criminali” manlevandosi tuttavia da ogni responsabilità. Come se non sapesse che se questa schiavitù esiste perché ci sono uomini come lui che la alimentano, ritenendo di avere diritto di stuprare a pagamento. Se questo turpe commercio è sempre più fiorente -donne vittime di tratta nella gran parte dei casi- è perché c’è una domanda che la giustifica e la incrementa.

In tutto questo, poetando sui “rigagnoli di sperma”, Bati si mostra del tutto incosciente di sé, dei propri abusi e delle proprie responsabilità. Racconta in modo distaccato e come se fosse una cosa perfettamente normale delle sue “almeno venti volte”, di quelle venti volte in cui una giovane donna costretta dai papponi è stata resa oggetto e ha dovuto dissociarsi da se stessa per sopravvivere al disgusto e all’umiliazione che stava subendo. Se ne lava le mani, in poche parole. Ma ognuna di queste venti volte, e delle centinaia e migliaia che ha dovuto sopportare, quella ragazza ha continuato a morire. Lui c’entra.

Siamo orripilate e indignate. Non comprendiamo per quale ragione un quotidiano autorevole come La Stampa e proprio alla vigilia del 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne, abbia scelto di pubblicare un testo come questo, in cui la violenza viene perfettamente normalizzata. Testo che se ha un valore è quello di avere raccontato, nero su bianco, la logica del dominio maschile dispiegata alla sua massima potenza.

Rete per l’Inviolabilità del corpo femminile


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