Gay Shame: perché il Gender è la nuova omofobia
Nel suo pamphlet il giornalista e sceneggiatore britannico Gareth Roberts stigmatizza la comunità gay -di cui fa parte- per avere abbandonato le donne e i loro diritti e avere aderito acriticamente alla causa transattivista: per correctness, per inerzia, per pigrizia ma anche per misoginia. Senza rendersi conto che gli omosessuali sono ugualmente vittime del transcult

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Una delle cose più sconcertanti del dibattito sul gender è il silenzio assordante degli uomini. Non è questione che li sfiora. Gli uomini gay in particolare hanno sempre serrato le fila sotto l’ombrello LGBTQ+. Non c’è nessun uomo gay della stessa statura di J.K. Rowling o di Martina Navratilova che abbia osato muovere in pubblico una critica all’identità di genere mettendo a rischio reputazione e carriera.
Hip hip hurrah per gli eretici. Soprattutto nel Regno Unito il femminismo gender critical può finalmente contare sul sostegno di gay che sono usciti allo scoperto, vedi il commentatore Douglas Murray, il direttore della comunicazione di The Gay Men’s Network, Menno Kuijper (alias Mr Menno), e il giornalista dello Spectator e sceneggiatore del cult britannico Dr Who, Gareth Roberts.
Gareth Roberts in particolare ha scritto un pamphlet sfrontato – e anche molto divertente – in cui accusa i maschi gay non solo di congiura del silenzio ma di aver spinto il genderismo, una ideologia che li danneggia. Paradossale no? Si chiama Gay Shame, The Rise of Gender Ideology and the New Omophobia e Roberts centra il punto quando parla del genderismo come di un’ideologia sostanzialmente omofoba.

THE LEAP, IL SALTO LOGICO

Tutto era iniziato con buone intenzioni. Una decina di anni fa nel Regno Unito i gay avevano vinto molte battaglie tra cui quella per il matrimonio. Organizzazioni come Stonewall rischiavano il declino. Avevano bisogno di nuove frontiere, lottare per nuovi diritti. Trovarono quindi allettante allargare l’ombrello LGB aggiungendo la T, la Q e tutto il resto. “La maggior parte dei gay crede che ogni movimento che sostiene minoranze “oppresse” è analogo al movimento per i diritti dei gay della fine del 900”, scrive. “Vuole stare dalla parte giusta della storia o meglio dell’opinione apparentemente prevalente in una élite”. 
È stato così che, per dirla alla Douglas Murray, è nata l’alphabet soup, la zuppa dell’alfabeto, e al difficile matrimonio di convenienza tra gay e lesbiche si sono aggiunte categorie che non hanno nulla a che fare con loro. O c’è qualcuno che pensa che un asessuale e un gay abbiano qualcosa in comune? O che una ragazza confusa come Keira Bell sia equivalente a un cross dresser come Eddie Izzard?
Il transgenderismo in particolare non è una preferenza sessuale e si basa su un salto logico. Cioè che il sesso non è un fatto osservabile ma una identità culturale che ognuno decide per sé stesso sulla base di ciò che sente. (Si badi bene, la rivendicazione di questo diritto non tocca altre variabili come l’età, l’altezza, l’etnia – nessuno di noi si sognerebbe di falsificare la carta di identità – ma solo il sesso).
Per quanto assurdo la maggior parte degli uomini gay a un certo punto ha fatto the leap, il salto, accettando l’idea dell’anima genderizzata senza nemmeno accorgersene, o per conformismo o “per non essere cattivi con i transessuali”. Il salto ha richiesto di riscrivere uno dei fondamenti materiali della razza umana, il sesso binario, minando alla base la stessa omosessualità. Se infatti le parole “donna” e “uomo” non si riferiscono più a una femmina adulta umana e a un maschio adulto umano allora che cosa è l’omosessualità?

OMOFOBIA 2.0

Oggi l’attrazione per lo stesso sesso è stata sostituita da quella per lo stesso genere. “Abbiamo l’omofobia versione 2.0 – quella che è stata facilitata da uomini gay, la Fratellanza dell’Anello dell’Arcobaleno. Quel tipo di omofobia che dice che c’è qualcosa di sbagliato nelle ragazze a cui non piacciono le bambole e i trucchi e nei ragazzi a cui piacciono e che quindi devono essere corretti – e velocemente – prima che accada il peggio. Quel tipo di omofobia che dice che le persone che si attraggono esclusivamente sulla base dello stesso sesso sono ‘feticisti genitali’ che hanno bisogno di disimparare il loro orientamento”.
La differenza con la vecchia omofobia è che oggi sono gli stessi gay a promuoverla. Perché? “Un misto di contagio sociale – è inopportuno obiettare – e di attaccamento profondo a stereotipi culturali. Una dissociazione dalla realtà dell’omosessualità. Che non siamo uomini ‘veri’ e abbiamo bisogno di correzioni”.
Roberts fa l’esempio di Munroe Bergdorf che parla del suo ‘diventare una donna’ come di una ‘transizione dalla vergogna all’orgoglio’. “Che cos’è se non omofobia esteriorizzata?”, si chiede, ” Una reazione interna all’omofobia – vergogna e infelicità per l’attrazione per lo stesso sesso – che è risolta ‘diventando una donna’. Se la società non ti vede ancora come un uomo perché non cambiare il corpo per adattarti?’.
Altro discorso è quello sugli adolescenti. Roberts si sofferma su quella che viene definita medicina di genere speculando sull’omofobia di molti genitori per concludere quello che sappiamo ormai da molti studi, come quello olandese del 2008, e cioè che la maggior parte dei bambini e dei ragazzini che transiziona è vittima di omofobia interiorizzata. Non c’è nulla da correggere né da celebrare nel rimuovere parti del corpo sane per adeguarsi agli stereotipi del sesso opposto: la maggior parte delle disforie si risolve una volta passata l’adolescenza. 
Il punto d’arrivo logico del transgenderismo è l’eliminazione dell’omosessualità dice Gay Shame, esattamente come succede in Iran dove si preferisce correggere l’omosessualità con la transizione.

LA PERDITA DI DIRITTI DELLE DONNE E IL SESSISMO DEL MONDO GAY 

Le donne sanno che il genderismo ha avuto una ricaduta disastrosa sui loro diritti, pensiamo allo sport o agli spazi separati. Qui l’acquiescenza del mondo gay è basata su un piccolo sporco segreto: il sessismo, a sua volta radicato nella gelosia maschile e nel senso di entitlement degli uomini. Il primo problema causato dal famoso salto logico di cui sopra è il problema della violenza maschile contro le donne. “È stupefacente soprattutto vedere come gay “progressisisti” sostengano che gli uomini – in qualche modo – perdono automaticamente e magicamente il potenziale per la violenza contro le donne nel momento i cui si dichiarano donne. È come se gli uomini gay non vedessero se stessi o i trans identificati come uomini ma come una razza a parte a cui applicare diverse regole e considerazioni”. Eppure le statistiche abbondano. Gli uomini commettono il 97 per cento dei crimini violenti, di questi il 79 per cento è contro le donne. “Perché gli uomini gay non afferrano questo fatto ovvio?”. Per quanto riguarda le carceri la percentuale di donne che ha commesso un reato sessuale è del 3%. Per gli uomini è del 17%. Per gli uomini trans identificati è del 50%. «Non possiamo dimenticare le statistiche e i fatti sulla violenza maschile e gli altri tratti antisociali maschili». Eppure anche gay prominenti nella sfera pubblica, i dirigenti di Stonewall per esempio ma anche i politici, rifiutano di vedere il problema. Il conflitto sul gender è presentato come una questione femminista o femminile, e lo è, ma è anche una questione maschile. Gli uomini chiedono di ottenere gli stessi diritti delle donne. “A noi uomini non verrà mai chiesto di cambiare il nostro comportamento nei confronti degli uomini trans identificati. Si dà per scontato che sono a rischio di violenza maschile. Che fare allora? Raggruppiamoli e mettiamoli con le donne”. Roberts cita le parole di una commentatrice canadese, Samara Browning: “Come siamo arrivati al punto in cui questi uomini che sostengono di non sentirsi sicuri con gli altri uomini hanno accesso a spazi femminili e gli si dice pure che sono stupendi e coraggiosi mentre le donne che obbiettano perché non si sentono sicure con gli uomini nei loro spazi sono paragonate ai nazisti e vengono minacciate con la violenza?».

COME ANDRA’ A FINIRE?

Gay Shame denuncia la codardia dei politici, il conformismo dei media, la colonizzazione delle università da parte della Queer Theory e prevede due scenari, uno pessimista e uno ottimista. Il risultato dipenderà da noi, dal far valere una legislazione specifica, esplicita che iscriva la categoria del sesso come categoria protetta, che definisca chiaramente l’omosessualità, che garantisca libertà di coscienza sul lavoro. Roberts è per togliere finanziamenti alle istituzioni che spingono per la Critical Theory, per proibire smartphone e social media ai minorenni. E così via.

Il genderismo sarà difficile da combattere, conclude ma le richieste sono sempre più oltraggiose e non è più il momento per i gay di stare zitti ma di rompere le righe. «Se siete accettati come omosessuali solo se vi comportate bene non è liberazione. È libertà condizionata. La vostra sicurezza è schiavitù». 

Mara Accettura


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