Fuck #NinoSarratore

Le ragazze guardano L'Amica Geniale in tv, dalla quadrilogia di Elena Ferrante. E si appassionano, amano, soffrono, lottano insieme a Lila e Lenù. Sono lì con loro. Contro la ferocia di quegli uomini spregevoli che -come se fossero persone e non personaggi- vengono bersagliati su Twitter
Condividi questo articolo

A un certo punto, domenica 6 febbraio -in onda la prima puntata della terza stagione della serie L'Amica Geniale, tratto dalla quadrilogia di Elena Ferrante: volume terzo, Storia di chi fugge e di chi resta- tra i “trend topic” di Twitter compare #NinoSarratore, uno dei personaggi maschili del romanzo, variamente insultato.

Ce n'è per tutti -i maschi spregevoli nella quadrilogia abbondano- ma nessuno tra i character di Ferrante sa catalizzare l'odio delle ragazze quanto Nino.

Fuck #NinoSarratore

"il modo in cui Elena Ferrante ti fa provare ribrezzo per il genere maschile, nessuno come lei".

"Anche per la Ferrante, Enzo è l'unico personaggio maschile che merita dei diritti".

Fuck #NinoSarratore

"A Lila è stata fatta una violenza inaudita fin da piccola, non farle scegliere per il suo futuro, non farla studiare. Oggi se fosse andata diversamente lei non soffrirebbe così, non sarebbe così spenta".

"Non mi piace Elena Greco, è sempre seria, non sorride mai. L'#AmicaGeniale mi fa piangere, ancora. E ancora. Con il libro audio ascoltato due anni fa, e ora, con la serie tv. Ieri ancora alle 3 di notte non volevo staccarmi dalla 2a serie. È di un realismo che ti scuote dentro...".

Fuck #NinoSarratore

A commentare, ragazze che prevalentemente hanno conosciuto il capolavoro solo nella sua versione tv ma non l'hanno mai letto e -dicono- trovano finalmente “qualcosa che parli di loro”, delle loro relazioni con compagni, amanti, amici, madri, sorelle e amiche. E che ne parla in modo profondo, vivo, carnale, tenendo sullo sfondo la Storia di un Paese.

"Quando scrivo è come se macellassi anguille" ha detto Ferrante dei suoi romanzi.

E ancora (I margini e il dettato): "Il racconto della scrittura -della scrittura di Elena, della scrittura di Lila e, di fatto, di quella della stessa autrice- è, nelle mie intenzioni, il filo che tiene insieme l'intero incontro-scontro tra le due amiche e, con esso la finzione del mondo, dell'epoca in cui esse agiscono".

Scrivere significa "caricare i generi delle attese canoniche? Sì, ma per deluderle. Abitare insomma le forme e poi sformare tutto ciò che non ci contiene per intero... Speravo che scaturisse, sorprendendo innanzitutto me, una verità inattesa". Non fa pensare, questa verità inattesa, al soggetto imprevisto di Carla Lonzi?

Lo sguardo di donna in Ferrante si fa strada macellando, sformando, smarginando, avventurandosi "ogni volta in uno sterminato cimitero dove ogni tomba attende di essere profanata".

La sua è una scrittura sovversiva perché si spinge fino a vedere quello che è nascosto dietro la finzione del mondo e che tutte, con un colpo al cuore, qualunque età abbiamo, in qualunque posto del pianeta viviamo, immediatamente riconosciamo come nostro e perduto. Ma forse non per sempre e del tutto. La nostra verità inattesa. E diventiamo un corpo solo con i corpi di due bambine che traversano la loro storia, più viva e più vera di qualunque Storia.

Le ragazze che guardano e inveiscono contro Nino, contro Soccavo, i Carracci, i Solara, vivono lì insieme a loro a Lila e Lenù, le incoraggiano a rivoltarsi, a fare giustizia per se stesse e per tutte. Come capitava del resto nel teatro greco e poi, in linea diretta, nella sceneggiata napoletana, in cui il pubblico prende parte alla vicenda rappresentata e vi interferisce catarticamente: ecco, sì, la catarsi delle ragazze. E anche un po' di fotoromanzo, genere che Ferrante non sprezza affatto.

Le ragazze si impegnano insieme a Lila e Lenù a frugare nella "frantumaglia irredenta" della loro infanzia, dei loro giochi perduti di bambine, della loro differenza sacrificata. Differenza che per una volta ritrovano e che forse non smetteranno di cercare nelle loro vite, passo dopo passo.

Di Ferrante si può scrivere e parlare e twittare all'infinito e da molti punti di vista -per la mia vecchia madre, per esempio, leggerla è "come stare in famiglia"- ma di lei non viene mai detta una cosa che invece è bene che le ragazze sappiano: è lei, ormai, la più famosa femminista della differenza nel mondo.

Marina Terragni (con la collaborazione di Veronica Tamborini)

Buona parte delle notizie pubblicate da Feminist Post non le leggerai altrove. Per questo è importante sostenerci, anche con un piccolo contributo: Feminist Post è prodotto unicamente grazie a lavoro volontario di molte e non gode di alcun finanziamento.
Se pensi che il nostro lavoro possa essere utile per la tua vita, saremo grate anche del più piccolo contributo.

Puoi darci il tuo contributo cliccando qui: Patreon - Feminist Post
   — oppure —
Puoi inviare a: ASSOCIAZIONE CULTURALE BLU BRAMANTE
Causale obbligatoria: FEMINIST POST
IBAN: IT80C0200812914000104838541


Buona parte delle notizie pubblicate da Feminist Post non le leggerai altrove. Per questo è importante sostenerci, anche con un piccolo contributo: Feminist Post è prodotto unicamente grazie a lavoro volontario di molte e non gode di alcun finanziamento.
Se pensi che il nostro lavoro possa essere utile per la tua vita, saremo grate anche del più piccolo contributo.

Puoi darci il tuo contributo cliccando qui: Patreon - Feminist Post
Potrebbe interessarti anche
30 Novembre 2023
Nata da madre in affitto
Olivia Maurel, 32 anni, è nata da una madre surrogata e oggi si batte in prima linea contro la pratica che definisce “atroce” e “mostruosa”. Ha sempre saputo che qualcosa non andava nella sua famiglia. Soffre di depressione, ha avuto problemi di alcolismo e ha tentato più volte il suicidio. Solo recentemente ha scoperto la verità sulle sue origini e di aver subito il trauma dell’abbandono. “A nessun bambino” dice “deve più capitare quello che è successo a me”
Commerciale o "altruistica" la surrogata va abolita. Sono le parole di Olivia Maurel, nata nel dicembre 1991 in Kentucky da surrogata tradizionale (ovvero in cui anche l'ovocita appartiene alla "madre in affitto", ndr) che in una conferenza al parlamento della Repubblica ceca ha raccontato la sua esperienza. Oggi, sposata con due figli a Cannes, "fiera di esser femminista" come si legge sulla sua pagina X, si batte contro la surrogata. La sua testimonianza, molto preziosa in quanto sono ancora pochissimi […]
Leggi ora
8 Novembre 2023
Canada: infermiera gender critical rischia il posto
Amy Hamm lavora in un reparto di psichiatria ed è sotto inchiesta per avere promosso in rete i diritti delle donne basati sul sesso e la tutela dei minori. Il BCCNM, ente che regolamenta la professione infermieristica, intende sospenderla a meno che non partecipi a un programma di rieducazione ma Amy si oppone: l’udienza è in corso. La giornalista USA Megyn Kelly l’ha intervistata
L'infermiera canadese Amy Hamm - una delle fondatrici della coalizione no-profit Canadian Women Sex Based Rights (caWsbar) - lavora in un reparto di psichiatria acuta specializzato in salute mentale e consumo di sostanze. Amy rischia di perdere la propria licenza infermieristica e il lavoro poiché avrebbe promosso in rete i diritti delle donne basati sul sesso e la tutela dei minori. Negli ultimi anni, Amy è stata oggetto di un'indagine da parte del British Columbia College of Nurses & Midwives […]
Leggi ora
11 Settembre 2023
Uteri femminili in corpi maschili
Il sogno invidioso di sempre -poter fare figli senza le donne, cancellare le madri, insomma il Graal- è sempre più vicino a realizzarsi: nel giro di 5-10 anni anche le persone trans MtF, biologicamente uomini, potranno ricevere un trapianto di utero e condurre una gestazione. Desiderio-diritto “inclusivo” che migliorerebbe la qualità della loro vita e attenuerebbe i sintomi della disforia. Mentre la vita e la salute di bambine e bambini nati da queste pratiche non preoccupano i bioetici
Euronews dà conto dei rapidi progressi della ricerca sul fronte del trapianto di utero, con particolare riferimento alla richiesta delle persone trans MtF il cui corpo resta biologicamente maschile, mentre le persone FtM, se conservano il loro apparto genitale femminile, possono intraprendere una gravidanza come qualunque altra donna: i "padri incinti" di cui la stampa mainstream ama dare notizia non sono altro che donne che si autoidentificano come uomini. Nell'articolo, che qui traduciamo, le donne vengono definite donne cis-, suffisso […]
Leggi ora
4 Agosto 2023
Maternità lesbica: lettera aperta a Kathleen Stock
La filosofa gender critical si dice preoccupata per i diritti delle madri lesbiche negati “dal governo Meloni”. Ma a decidere che solo le madri biologiche possono comparire negli atti di nascita è stata la magistratura e non il governo. Perché il diritto possa riconoscere la differenza sessuale nella procreazione è necessario che le donne omosessuali rompano il fronte con i ricchi maschi gay che ricorrono a utero in affitto: l’omogenitorialità è solo ideologia
Abbiamo seguito con attenzione e sorellanza la vicenda di Kathleen Stock, filosofa gender critical, autrice tra l'altro di Material Girls: Why Reality Matters for Feminism (Little, Brown Book Group, 2021) ed ex-docente all'università del Sussex perseguitata dai transattivisti: la sua storia l'abbiamo raccontata qui. Insieme a Martina Navratilova e a Julie Bindel Stock ha recentemente fondato The Lesbian Project allo scopo di riaffermare la specificità dell'identità lesbica. Finalità del progetto è "fermare la scomparsa delle lesbiche nella zuppa arcobaleno e dare […]
Leggi ora
3 Agosto 2023
Il "diritto" ad avere una schiava: Agar e l'utero in affitto
Da giorni i sostenitori della Gpa rilanciano festanti la “notizia”: perfino Dio ammette che una donna faccia un figlio per altri come dimostra la narrazione biblica di Sara -moglie di Abramo incapace di concepire- e della sua serva Agar che le prestò il grembo. Si rivendicano quindi anche oggi temporary slave a disposizione: un vero cortocircuito etico e politico. E un autogoal. Anche perché il racconto di Genesi andrebbe letto tutto
Da giorni sui social i sostenitori dell'utero in affitto, in particolare molti attivisti Lgbtq+ e loro sostenitori, rilanciano la storia della schiava Agar e di suo figlio Ismaele (Genesi 16 e 21) per supportare la liceità e la bontà della propria causa. Il senso sarebbe: perfino Dio ammette che una donna faccia un figlio per altri. Dunque: niente di male nella nostra rivendicazione. Di fatto, anche noi abbiamo diritto ad avere schiave. Un cortocircuito logico, politico ed etico. Non sanno […]
Leggi ora
2 Agosto 2023
Sfuggire alla follia trans
“Voglio che si sappia che c’è una speranza. I giovani con ‘disforia di genere’ e le loro famiglie possono essere aiutati con un percorso psicologico” scrive nel suo ultimo libro la psichiatra americana Miriam Grossman. Spiegando nei particolari ed empaticamente la sua proposta terapeutica. E indicando nella propaganda martellante del transcult l’ostacolo più insidioso
Miriam Grossman è una psichiatra statunitense. Quello che segue è un estratto modificato pubblicato da Gender Clinic News del suo nuovo saggio Lost in Trans Nation: A Child Psychiatrist's Guide Out of the Madness. Una lettura molto interessante ed "empatica" soprattutto per quelle famiglie che si trovino ad affrontare il problema di una figlia/o adolescente con "disagio di genere". James sfoggia una barba trasandata. Sarah indossa gonne e non si preoccupa dei pronomi. Taylor vuole parlare del college, non del […]
Leggi ora