Una nazione europea ha riconosciuto lo status di rifugiata a Isabella Cêpa, un’attivista femminista brasiliana “colpevole” di aver chiamato il politico transgender Erika Hilton “un uomo”. È la prima volta che accade. Hilton, noto come Erika Santos Silva, è un politico e attivista LGBTQ+. Dopo aver perso le elezioni per il consiglio municipale di San Paolo del 2016 si era ripresentato nel 2020 questa volta come transgender, vincendo con una valanga di voti. La comunità transgender lo aveva celebrato come “la donna più votata del Brasile”. Cêpa aveva commentato su Instagram “Sono delusa di apprendere che la donna più votata di San Paolo è un uomo”. A sua insaputa il post è stato diffuso da Suyanne Ynaya, editor di Elle e amica di Erika Hilton. È partita una campagna diffamatoria che ha danneggiato Cêpa profondamente e poi la denuncia penale.
Nel gennaio del 2022 Cêpa è stata interrogata dalla Polizia e qualche mese più tardi ha scoperto, da un articolo su Folha de S. Paulo, che sulla sua testa pendevano cinque capi di accusa per razzismo sociale. Se confermati (il procedimento penale è coperto dal segreto) rischia fino a 25 anni di carcere, una pena più dura dell’assassinio (12-30 anni).
Nel luglio 2024 Cêpa è stata fermata per un’ispezione da otto agenti federali all’aeroporto di Salvador Bahia mentre cercava di imbarcarsi per la Spagna. È emerso che la sua situazione soddisfaceva i criteri di persecuzione politica. Cêpa ha lasciato il Brasile e ha vissuto da apolide fino al giugno di quest’anno quando ha presentato domanda per lo status di rifugiata, ottenuto grazie all’Agenzia dell’Unione Europea per l’Asilo (EUAA) e a una lettera di endorsement dell’organizzazione femminista Matria. È un precedente molto importante che riconosce a livello internazionale la persecuzione di chi ha opinioni gender critical. Per motivi di privacy non è possibile sapere in quale Paese si trovi in esilio la femminista.
La Costituzione del Brasile riconosce la libertà di parola tuttavia questa non è assoluta. Nel 2019 la Corte Suprema Federale ha allargato i confini della legge contro il razzismo del 1989 aggiungendo alle discriminazioni basate su razza, colore, etnia, religione e origini nazionali anche omofobia e transfobia, una forma di “razzismo sociale”. Questa reinterpretazione, avvenuta senza percorso legislativo, è stata criticata come un vero e proprio abuso di potere, per il suo impatto sulla libertà di parola. Di fatto la minaccia di razzismo tappa la bocca non solo a Cêpa ma a tutte le donne che riconoscono l’importanza del sesso e dei diritti basati sul sesso.

Il caso è stato inizialmente archiviato ma Hilton ha presentato un ricorso. Mentre scriviamo Cêpa ha annunciato che l’appello è stato respinto dal Procuratore generale. Ora «tocca alla Corte Suprema decidere se è un crimine rimanere fedeli alla biologia. Siamo molto vicine a definire il futuro della libertà di parola, espressione e pensiero per le donne brasiliane! (…) Ma questo è solo il primo passo. Anche se il caso venisse archiviato rimarrei imbavagliata, a rischio di vederlo riaperto ogni volta che apro bocca su questo tema».
La giornalista femminista Andreia Nobre, autrice di The Grumpy Guide to Radical Feminism, citata anche lei in giudizio per un articolo per 4W, in cui si era riferita a un uomo trans identificato come uomo è ottimista. «Il caso di Isabella, con cui ho parlato la scorsa settimana, può costituire un precedente che potrebbe aiutare ulteriori abusi nei confronti di persone che si riferiscono semplicemente al sesso di qualcuno che è una realtà materiale. Tutti sono o femmine o maschi, riferirsi a qualcuno nato maschio come tale non dovrebbe costituire una forma di bigottismo».
Mentre la vita di Cêpa è appesa a una sentenza Hilton ha fatto carriera: è stato eletto come deputato federale di San Paolo al Congresso Nazionale. Nel 2021 ha ricevuto un premio, il Generation Change Award, da MTV e poi è stato nominato dalla BBC tra le 100 donne del 2022 dalla BBC. Sulla sua vita si sta anche girando un documentario.
Sulla vicenda è intervenuta anche Reem Alsalem, Special Rapporteur sulla violenza contro donne e ragazze alle Nazioni Unite. In un post su X ha scritto che la decisione di riconoscere lo status di rifugiata a Cêpa è significativo per tre ragioni, è la prima volta che succede, è la prova che le minacce e le punizioni per le donne che esprimono le loro opinioni sul sesso e il genere sono reali e che la donna in questione non è scappata per evitare un crimine ordinario ma una vera e propria persecuzione.
Martha Wolf
Fonti: Reduxx
Questo articolo è prodotto grazie a lavoro volontario.
Gran parte delle notizie che leggi qui non le troverai su nessun altro media.
Se pensi che nostro lavoro sia utile, grazie se potrai sostenerci.
Anche il più piccolo contributo è prezioso!

