L’orrore dell’utero in affitto, anche quando è legale: il caso dei 21 neonati in California
L'America rimette in discussione le sue leggi sulla surrogata dopo il caso di Arcadia, California: una coppia cinese teneva 21 neonati in una villa da 3 milioni di dollari, bambini tutti registrati come loro figli. I piccoli, che vivevano costantemente maltrattati, sono ora sotto custodia dello stato. Ma la coppia dopo essere stata rilasciata ne ha fatti mettere al mondo altri 6. Tutto secondo la legge nonostante gli abusi. Infuria il dibattito: "Bambini come merce"

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Un anno fa, ad Arcadia (California), un’indagine su lesioni alla testa di un neonato di due mesi, Walter, ha portato alla scoperta di 21 bambini sotto i tre anni custoditi in una villa da tre milioni di dollari gestita da Silvia Zhang e Guojun Xuan, titolari dell’agenzia di maternità surrogata Mark Surrogacy.

Tutti i piccoli erano registrati come loro figli, ma la scena – con telecamere di sorveglianza, camerette affollate e bambini rasati a zero in aule improvvisate – ha rivelato una situazione di maltrattamenti e di “messa in pericolo di minori”, scatenando accuse nei confronti della coppia e di una delle loro bambinaie.

Un anno dopo i piccoli rimangono sotto la custodia dello Stato, nonostante i genitori -che dopo essere stati rilasciati hanno fatto nascere da madri surrogate altri 6 bambini- abbiano chiesto la loro restituzione.

Nonostante l’utero in affitto sia legale in California, il caso ha acceso un dibattito nazionale sull’industria, evidenziando come leggi permissive permettano di trattare i bambini come “prodotti su misura” senza controlli su ciò che succede dopo la nascita ai bambini che vengono al mondo in questo modo.

Riportiamo di seguito uno stralcio da un recente articolo sul New Yorker che riassume i dubbi degli americani sull’utero in affitto, dimostrando che non è vero che la legalizzazione eviterebbe gli abusi della pratica, come ripetono i suoi sostenitori.

Dopo che la notizia dell’arresto di Silvia e Guojun è scoppiata la scorsa estate, molte delle loro surrogate si sono chieste come lo schema di creazione familiare della coppia avesse potuto svolgersi per anni senza che nessuno lo fermasse.

La coppia aveva aperto la propria agenzia, Mark Surrogacy, per reclutare portatrici gestazionali; dozzine di donne erano state indotte a credere che stessero aiutando la coppia ad avere il loro secondo o terzo figlio. Le donne si sono sentite tradite scoprendo che non era così, e sono rimaste inorridite quando hanno saputo che i bambini che avevano portato erano finiti in una casa affollata di neonati, uno dei quali era stato gravemente ferito.

Eppure, a parte i presunti abusi sui minori, ciò che la coppia aveva fatto era perfettamente legale.

“Leggi incredibilmente permissive rendono facile creare bambini tramite surrogacy senza riguardo al loro benessere“, mi ha detto Emma Waters, analista senior di politiche alla Heritage Foundation. La maggior parte delle surrogate sono estensivamente vagliate dalle agenzie con cui si iscrivono, mentre la maggior parte dei cosiddetti “genitori intenzionali” – cioè i clienti che pagano per i loro servizi – non si sottopongono a nessun controllo. Una madre surrogata può costare oltre cento quaranta mila dollari, e le surrogate si basano sull’assunzione di buona fede che una famiglia non investa tanto denaro a meno che non voglia davvero prendersi cura di un bambino. Trattando “i bambini come merce invece che come amati membri della famiglia”, come ha osservato un’assistente sociale negli atti del tribunale, Silvia e Guojun avevano ridotto la surrogacy alla sua caricatura meno accettabile: una transazione fredda e di sfruttamento.

Non sorprende che, dopo questo scandalo, siano aumentate le voci che chiedono un divieto totale della pratica. “Questa non è maternità surrogata andata storta“, mi ha detto Katy Faust, fondatrice di Them Before Us, organizzazione conservatrice per l’advocacy dei bambini. “Questa E’ la maternità surrogata: il punto è consegnare un prodotto su misura in un mercato per adulti. Ovviamente otterremo scenari distopici come questo”.

Membri prominenti dell’industria della surrogacy hanno espresso allo stesso modo il loro shock e sgomento per la situazione. Ma questo torcersi le mani ha portato a poche riforme tangibili. Al momento, nulla nel codice familiare della California richiede ai genitori di divulgare quanti bambini abbiano già in casa, o se la stessa coppia abbia commissionato contemporaneamente più di una gravidanza surrogata.

Quest’anno, l’Academy of California Adoption Lawyers (ACAL) ha redatto una proposta per spingere a una maggiore trasparenza ma -mi hanno detto membri ACAL- non un singolo legislatore che hanno avvicinato era interessato a sponsorizzarla. La Florida ha avuto più fortuna, almeno per quanto riguarda il far considerare la legislazione ai politici: un disegno di legge introdotto quest’anno avrebbe richiesto valutazioni di salute mentale e controlli di background per tutti i partecipanti a un contratto di surrogacy, inclusi i cosiddetti “genitori intenzionali”.

Articolo integrale qui.

Traduzione e adattamento di Maria Celeste


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