La Svezia elimina la parola «islamofobia» dalle comunicazioni ufficiali: è usata come bavaglio per chi critica l’Islam
Si adotteranno termini come "razzismo anti-musulmano" o "odio anti-musulmano. Una misura per combattere la discriminazione preservando la laicità dello Stato e la libertà di parola. Intanto uno studio in Germania evidenzia l'alto livello di radicalizzazione dei giovani musulmani tedeschi e la crescita dell'antisemitismo

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Il governo svedese ha annunciato che non utilizzerà più il termine «islamofobia» nelle comunicazioni ufficiali. La ministra degli Esteri Maria Malmer Stenergard (nella foto) ha dichiarato in Parlamento che il termine è problematico perché si concentra sull’idea di una paura irrazionale a livello individuale e non su un preconcetto discriminante.

Stoccolma adotterà invece i termini “razzismo anti-musulmano” o “odio anti-musulmano” e intende promuovere lo stesso cambiamento presso l’Unione Europea e le Nazioni Unite.

L’annuncio ha fatto seguito a un’interrogazione parlamentare del deputato dei Democratici Svedesi Richard Jomshof, il quale ha sostenuto che politici e giornalisti parlassero acriticamente di «islamofobia», un termine ideologicamente carico che spesso viene utilizzato per mettere a tacere i musulmani liberali che sostengono i diritti delle donne e le riforme democratiche.

Ha accolto con favore la decisione Faw Azzat, ambasciatrice del GAPF (Glöm Aldrig Pela och Fadime / “Non dimenticare mai Pela e Fadime”), organizzazione nata per combattere la “violenza d’onore” (honour violence) in Svezia e che aiuta le donne a fuggire da matrimoni forzati e altre forme di oppressione. Azzat ha dichiarato che «islamofobia» è «una parola creata dagli stessi islamisti per equiparare la critica a una religione al razzismo contro le persone. Un espediente semantico mascherato da “antirazzismo”».

La decisione del governo svedese sottolinea l’importanza del linguaggio, un tema dibattuto e piuttosto caro soprattutto alla fazione woke, che ha fatto della lingua uno dei suoi campi di battaglia. Ricordiamo per esempio le crociate per introdurre nella scuola e nella legge il linguaggio neutro, una battaglia vinta anni fa in Svezia con la creazione del pronome neutro het, che la lingua svedese non possedeva.

Eppure oggi i media mainstream rimangono silenziosi su questa decisione del governo riguardo all’abbandono della parola «islamofobia». Trai pochi a parlarne in lingua inglese sono proprio i media religiosi, a cominciare dai media musulmani, che cercano di distorcere la notizia in senso vittimistico e allarmistico (per esempio così su MuslimTV: La Svezia elimina la parola «islamofobia», ma la discriminazione che questa parola descrive è in aumento in tutta Europa).

Hanno commentato la notizia anche siti cristiani come ECLJ (European Centre for Law and Justice): «Abbandonando ufficialmente la parola ‘islamofobia’, il governo svedese ha rilanciato un dibattito delicato: come si può combattere la discriminazione nei confronti dei musulmani senza limitare la libertà di criticare una religione? Ma dietro questo dibattito terminologico si cela un’evoluzione più profonda. Mentre le istituzioni europee e internazionali moltiplicano i meccanismi dedicati alla lotta contro il «razzismo anti-musulmano» o l’«odio anti-musulmano», non esiste attualmente alcuno strumento analogo per combattere l’odio anti-cristiano.» (Qui l’articolo completo di ECLJ).

Intanto in Germania uno studio corposo (600 pagine) dello scorso marzo, finanziato dal Ministero degli Interni e della Famiglia e pubblicato dalla Polizia Federale Criminale (BKA) ha evidenziato come la radicalizzazione islamista, soprattutto degli under 40, abbia raggiunto livelli molto alti soprattutto grazie ai social e piattaforme come Discord, Instagram, X. Il 45,1% dei musulmani tedeschi sotto i 40 anni manifesta atteggiamenti islamisti evidenti, il 44,3% ritiene che solo l’Islam possa risolvere i problemi attuali, il 23,8% considera la teocrazia islamica la migliore forma di governo, il 27, 7% pensa che la Cristianità non possa garantire la moralità, il 25,1% pensa che il Coprano debba prevalere sulle leggi e il 44,8% giudica la morale sessuale occidentale corrotta. L’islamismo è correlato a livelli anche pericolosi di antisemitismo. Nel 2025 il 27,2% degli islamisti tedeschi dichiarato opinioni apertamente antisemite, nel 2021 erano meno della metà, un incremento visibile soprattutto tra i giovani.

Maria Celeste


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