Mai più violenza ostetrica. In Portogallo è entrata in vigore una legge pioniera che tutela le donne durante il parto. Le donne portoghesi subiscono infatti più episiotomie, manovre di Kristeller e uso di forcipe durante il parto rispetto alle altre donne europee. Studi recenti stimano che il 40% delle donne in travaglio sia sottoposto a tagli nel perineo (episiotomia) per allargare il canale del parto, nonostante non vi siano prove scientifiche di un beneficio per la madre o per il bambino e l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) non la raccomandi per i parti vaginali spontanei. L’approvazione della legge contro la violenza ostetrica prevede pene e sanzioni contro gli ospedali e i professionisti che si impegnano in pratiche ingiustificate durante il decorso del parto. Le strutture potranno incorrere in sanzioni e finanziamenti “ogni volta che violano le raccomandazioni dell’OMS”, mentre i professionisti coinvolti potranno subire procedimenti disciplinari.
La legge è stata applaudita dai gruppi che chiedevano una nuova cultura del parto negli ospedali, che rispetti i diritti delle donne e dei neonati, mentre ha suscitato grandi polemiche tra gli operatori sanitari. «Questa legge risponde a ciò che chiedevamo e completa le questioni che non erano state risolte dalla legge del 2019, che era già abbastanza avanzata», spiega Sara do Vale, fondatrice e membro del consiglio direttivo dell’Associazione portoghese per i diritti delle donne in gravidanza e al parto.
La legge, tuttavia, ha fatto insorgere l’Ordine dei medici (l’associazione professionale), irritato sia per l’espressione scelta per darle il nome, “violenza ostetrica”, sia per l’esclusione dei professionisti della salute dalla sua stesura. “La terminologia non è stata adottata dall’OMS e non è in linea con gli standard attualmente seguiti nei Paesi dell’Unione Europea. Il suo utilizzo diffonde un clima di allarme e sfiducia tra le donne in gravidanza e le famiglie”, hanno criticato in un comunicato.
L’associazione professionale ha chiesto un incontro “urgente” con il Ministero della Salute per esprimere la propria opinione. «Gli ostetrici hanno molto potere e stanno interpretando questa situazione come uno scontro tra utenti e professionisti, quando invece si tratta di un avanzamento dei diritti delle donne. Se hanno buone pratiche, non dovrebbero avere paura di nulla», afferma Sara do Vale.
In Italia il fenomeno non è molto studiato tuttavia secondo un’indagine dello scorso anno dell’Università di Urbino su un campione di 1327 donne il 76,2 ha subito una qualche forma di violenza ostetrica, dall’episiotomia alla pressione sull’addome per facilitare il parto, dalle posizioni forzate alla negazione di informazioni richieste. In una risoluzione del 2021 il Parlamento europeo ha esortato gli Stati a combattere “la violenza ginecologica e ostetrica rafforzando le procedure per garantire il rispetto del consenso libero, preventivo e informato e la protezione da trattamenti inumani e degradanti nelle strutture sanitarie”.
Sara do Vale sostiene che il concetto è ampio e comprende anche gli abusi verbali sulle donne in gravidanza. Secondo le sue stime, la violenza ostetrica riguarda un terzo delle nascite in Portogallo. Sebbene la sua associazione sia soddisfatta del testo, entrato in vigore il 1° aprile, è anche cauta sulla sua applicazione. «Il Portogallo ha molte leggi progressiste che non vengono messe in pratica», avverte.
La crisi politica che ha portato a elezioni anticipate ritarderà lo sviluppo di un regolamento della legge; e lo stanziamento di bilancio, che dovrebbe finanziare campagne di sensibilizzazione e la formazione degli operatori sanitari, è previsto solo per il 2026.
Per l’Osservatorio portoghese sulla violenza ostetrica, la nuova legislazione è un passo avanti ma insufficiente, poiché non definisce la “violenza di genere” e si concentra sull’episiotomia “omettendo altri atti come la manovra di Kristeller, la somministrazione farmacologica senza consenso (ossitocina) e altre perdite di mobilità e autonomia”, sostengono in un comunicato.
Il progetto di legge è un’iniziativa che sintetizza i testi presentati da due formazioni minoritarie nell’Assemblea della Repubblica, il Bloco de Esquerda e Pessoas-Animais-Natureza (PAN), che hanno ricevuto l’appoggio di tutte le forze di sinistra. Sebbene il governo di centro-destra si sia opposto al provvedimento, gli 80 voti della coalizione di governo sono stati insufficienti di fronte ai 92 voti dell’ala progressista e grazie all’astensione dell’ultradestra (Chega) e di Iniciativa Liberal. La legge è stata approvata in Parlamento il 14 marzo.
Tuttavia, l’Ordine dei Medici ha già annunciato che si batterà per modificarla al più presto e che promuoverà una serie di sessioni di discussione con società scientifiche, ospedali e specialisti per riflettere sul cambiamento. «La legge, così com’è, è tecnicamente mal concepita e non si basa su prove scientifiche. Stigmatizza il lavoro dei medici, non rispetta la loro autonomia tecnica e incoraggia una pratica difensiva che potrebbe compromettere il processo decisionale clinico a beneficio della salute della donna e del bambino», affermano.
Anche l’Ordine degli Infermieri ha espresso le sue obiezioni al nuovo regolamento. In una nota, il presidente del collegio, Luís Filipe Barreira, assicura che si tratta di una legge nata con la «nobile intenzione di garantire un’assistenza sicura e umanizzata alle donne», ma si rammarica che le buone intenzioni abbiano ignorato il parere degli specialisti. «L’Ordine degli Infermieri non è stato ascoltato», ha detto. Barreira ha inoltre sottolineato che l’ambiguità” giuridica, la “mancanza di criteri tecnici” e il quadro sanzionatorio potrebbero portare a “insicurezza, alienazione e pratiche difensive”.
Di Tereixa Constenla
Traduzione: Efferre
Articolo originale qui
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