Born to a rented mother
Olivia Maurel, 32, was born to a surrogate mother and today fights on the front line against the practice which she defines as "atrocious" and "monstrous". He always knew something was wrong in his family. He suffers from depression, has had alcoholism problems and has attempted suicide several times. Only recently did he discover the truth about his origins and that he had suffered the trauma of abandonment. “What happened to me should happen to no child again,” he says.

Share this article

Commerciale o “altruistica” la surrogata va abolita. Sono le parole di Olivia Maurel, nata nel dicembre 1991 in Kentucky da surrogata tradizionale (ovvero in cui anche l’ovocita appartiene alla “madre in affitto”, ndr) che in una conferenza al parlamento della Repubblica ceca ha raccontato la sua esperienza. Oggi, sposata con due figli a Cannes, “fiera di esser femminista” come si legge sulla sua pagina X, si batte contro la surrogata. La sua testimonianza, molto preziosa in quanto sono ancora pochissimi i figli nati con questo metodo disposti a raccontarsi pubblicamente, è in nome di chi non ha una voce: «Troppo spesso dimentichiamo le persone che sono state colpite dalla surrogata. Persone che non hanno mai dato il loro consenso. Sono i bambini nati da surrogata, strappati dalle madri alla nascita per essere venduti a sconosciuti, come macchine da ordinare in fabbrica. Bambini considerati oggetti volgari e prodotti. Come me: creata, venduta, comprata»

I genitori, data l’età avanzata della madre adottiva, contattarono la madre biologica tramite un’agenzia. «Mia madre surrogata è legata a me anche biologicamente ma questo non fa alcuna differenza perché per me madre è chi porta il bambino per nove mesi e poi lo partorisce». A differenza di quello che si racconta sull’indipendenza economica delle madri surrogate, la sua aveva bisogno di soldi. Ed era molto fragile. «Si dice che le agenzie facciano dei test molto accurati e che si assicurino che le donne non abbiano debiti da pagare. Ma sappiamo che non è vero. Nel 2022 il mercato ha raggiunto i 14 miliardi di dollari. Pensate che davvero si esaminino da vicino le donne, nel caso mentano durante i colloqui? Il mio è un esempio perfetto, mia madre non era stabile psicologicamente, aveva una lunga storia di depressione e in più, prima di avere me, aveva perso un figlio di due anni e mezzo. Era totalmente devastata, indebitata ma doveva fare buon viso a cattivo gioco per la famiglia. L’agenzia ha visto quello che voleva vedere, i soldi che poteva generare. Hanno abusato di una donna che aveva bisogno di soldi per sfamare i suoi bambini e pagare le bollette».

La nascita di Olivia è stata traumatica: «Nel momento in cui sono nata non sono stata messa in braccio a mia madre, quella che mi ha nutrito, che mi ha parlato, di cui ho percepito le emozioni per nove mesi. La sola persona che conoscevo. No, sono saltata dal suo grembo in un mondo freddo e austero di luci ospedaliere. Dovevo essere venduta per concludere la transazione tra le braccia dei miei genitori adottivi sconosciuti. E sfortunatamente quello è stato il primo trauma della mia vita. Il trauma dell’abbandono». Per tutta la vita Olivia Maurel è stata segnata dall’abbandono e dal rifiuto. «I miei genitori non potevano lasciarmi. Avevo crisi isteriche. Non riuscivo a farmi degli amici. Ero una bambina complicata». Crescendo ha avuto problemi di alcolismo e ha tentato il suicidio varie volte. Da adulta le è stata diagnosticata una sindrome bipolare che crede ereditata dalla madre biologica, anche se non ne ha le prove perché non ha mai avuto accesso ai documenti materni. «Quando ero incinta della mia prima figlia ero terrorizzata perché non sapevo che cosa potessi trasmetterle: cancro, una malattia genetica o mentale». 

Olivia Maurel ha scoperto la sua storia un anno fa usando MyHeritage, un test del dna, ma in realtà dice che ha sempre sentito di non appartenere alla sua famiglia: «Non riuscivo a connettermi con mia madre. Un po’ di più con mio padre. Sapevo che c’era qualcosa di sbagliato». Ma non ha avuto parole astiose nei confronti dei genitori adottivi che comunque le hanno garantito una buona educazione. «Hanno preso una serie di decisioni, piccole e grandi, e io sono venuta al mondo. Spero che presto sarò io a contribuire ad abolire l’atrocità della maternità surrogata. Ma non voglio incolparli, hanno usato un’opzione che gli è stata offerta su un piatto d’argento e non hanno avuto la forza di resistere. Non li odio, li amo. Piuttosto do la colpa al sistema che sta cercando di legalizzare progressivamente la surrogata, prima per ragioni mediche come l’infertilità, poi per ragioni sociali e qualsiasi altro motivo fino a quando non accetteremo del tutto il traffico dei bambini». Maurel ha concluso: «Non sono un medico, sono solo una figlia e le ragioni più importanti per abolire questa mostruosità sono il benessere del bambino, i suoi diritti, il suo equilibrio psichico. A tutti quelli che pensano che la matenità surrogata debba essere regolata rispondo che se anche un solo bambino si troverà ad affrontare i problemi che ho affrontato io dovrebbe bastare a convincervi che non c’è nulla di buono in questo processo che in nessun modo potrà essere reso etico».

The video della testimonianza di Olivia Maurel here

Traduzione di Mara Accettura


Share this article
Scroll to Top