Martedì scorso gli Stati Uniti hanno approvato il Protection of Women and Sports Act a protezione degli sport femminili.
La legge, che banna donne e ragazze trans dalla categoria femminile, è passata di stretta misura: 218 voti contro 206 con soli due democratici a favore, Henry Cuellar e Vicente Gonzalez. Tutti gli altri hanno votato contro.
Il Protection of Women and Sports Act riscriverebbe le regole del Title IX per definire il sesso come “biologia riproduttiva e genetica alla nascita” vietando agli atleti transgender di gareggiare in squadre che corrispondono alla loro “identità di genere” nelle scuole che ricevono finanziamenti federali.
Women’s Declaration International USA ha rilasciato un comunicato dicendo che supporta la legge dal 2023. La ex presidente Kara Dansky in una lettera (https://womensdeclarationusa.com/wdi-usa-statement-regarding-the-protection-of-women-and-girls-in-sports-act-of-2023/) aveva anche chiamato a raccolta i democratici per votarla. Purtroppo non è andata così.
“Durante il dibattito un democratico dopo l’altro si è alzato e l’ha chiamata ‘legge repubblicana per l’emancipazione dei predatori dei bambini’. Hanno mentito dicendo che la legge richiederebbe ispezioni genitali e ha affermato che danneggerebbe le donne e le ragazze che non si conformano agli stereotipi sessuali di femminilità. Niente potrebbe essere più lontano dalla verità e WDI USA sostiene fermamente le donne che rifiutano i vincoli della femminilità, come abbiamo sostenuto più volte. Lauren Levey, coordinatrice del Caucus lesbico di WDI USA osserva che «la femminilità è sottomissione, l’opposto di ciò che è necessario per avere successo nelle competizioni sportive. L’affermazione di un legislatore democratico secondo cui la legge sulla protezione delle donne e delle ragazze nello sport impedirebbe a donne e ragazze non femminili di competere è ingannevole e cinica. I fautori dell’ideologia dell’identità di genere – sostenuti dal partito democratico – hanno sempre escluso le donne non femminili, e in particolare le lesbiche, perché definiscono tale categoria in riferimento agli stereotipi femminili piuttosto che alla biologia riproduttiva (che tra l’altro può essere determinata in modo non invasivo con tampone salivare). Ora improvvisamente i democratici esprimono protezione nei confronti delle atlete lesbiche. Ricordo quando il partito democratico difendeva la parità di diritti per tutte le donne e le ragazze, comprese le lesbiche. Pari a chi? Agli uomini e ai ragazzi. Tutti sanno che cosa è una donna e chi dice che gli uomini possono essere donne sta semplicemente mentendo. Il partito democratico ha perso i suoi valori etici e il suo buon senso e il mondo se ne accorge».
Il comunicato chiude con un ringraziamento a Cuellar e Gonzalez che in controtendenza hanno fatto la cosa giusta per proteggere i diritti sessuali di donne e ragazze.
Anche Mara Yamauchi, ex campionessa, maratoneta e mezzofondista britannica, membro di SexMatterts.Org ha commentato su X dicendo che «Quello che è bizzarro rispetto a chi grida all’ispezione genitale è che le ispezioni sarebbero comunque inaffidabili per stabilire il sesso. I maschi e le femmine che hanno modificato chirurgicamente i genitali sono ancora maschi e femmine. L’ispezione quindi non stabilisce il sesso. Non è mai venuto in mente a quelli che gridano perché non ci hanno pensato affatto. Nessuno che difenda le categorie basate sul sesso nello sport ha mai chiesto ispezioni genitali di massa».
Nina Wess
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