UK: l’orrore dell’aborto selettivo -dei feti femmine- in nome del multiculturalismo
Il BPAS -British Pregnancy Advisory Service- sostiene che la legge tace sulla questione e dunque la pratica, diffusa tra le famiglie di origine indiana, non si può ritenere illegale. Immediata reazione del Governo secondo il quale invece la discriminazione è reato penale

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È finito al centro di una controversia nazionale il BPAS, British Pregnancy Advisory Service, organizzazione britannica specializzata in salute riproduttiva e maggiore fornitore di servizi di interruzione volontaria di gravidanza, per una dichiarazione che suggerisce che  l’aborto selettivo in base al sesso non è illegale.

All’inizio di dicembre infatti ha dichiarato sul suo sito web “la legge tace sulla questione. Il motivo del sesso del feto non è un criterio specificato per l’aborto ai sensi dell’Abortion Act, ma non è nemmeno specificamente proibito”. La charity, responsabile di più di 100mila interruzioni di gravidanza all’anno,  aggiunge anche che, sebbene il sesso da solo non possa giustificare l’interruzione, i medici possono approvare aborti ‘in buona fede’ se sono soddisfatti altri criteri legali, per esempio il rischio sulla salute mentale della donna anche se il sesso è un fattore – come nei rari casi di salute legate al sesso.

La posizione del BPAS è in contrasto netto con la presa di posizione del governo. Il Ministero della salute (DHSC) infatti ha dichiarato che “il sesso non è una motivazione legale per l’interruzione di gravidanza ed è un reato penale per qualsiasi professionista praticare un aborto solo per quel motivo”.

La polemica è stata alimentata da un rapporto del DHSC che ha rivelato uno squilibrio statisticamente significativo nei rapporti di natalità tra le famiglie britannico-indiane (fino a 113 maschi ogni 100 femmine per i terzi figli) stimando che circa 400 feti femminili possano essere stati abortiti selettivamente tra il 2017 e il 2021. In India milioni di bambine mancano all’appello a causa della pratia dell’aborto selettivo. 

I critici, che leggono nell’atteggiamento tollerante del BPAS anche uno dei fallimenti del multiculturalismo, accusano l’organizzazione di normalizzare la pratica rischiando di favorire la coercizione in comunità che non solo costringono a matrimoni forzati ma preferiscono figli maschi rendendo più difficile per le donne resistere e chiedono un divieto legale esplicito.

 


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