Dopo la messa al bando dei bloccanti della pubertà nel Regno Unito è la volta degli ormoni cross sex, che vengono somministrati qualche tempo dopo i blocker in modo che la persona in transizione assuma un aspetto più simile al sesso d’elezione.
I rappresentanti legali di tre persone tra cui la famosa detransitioner Keira Bell (qui la sua storia) hanno mandato una lettera al ministro della salute Wes Streeting minacciandolo di fare causa se non estende il divieto alla prescrizione di ormoni sotto i 18 anni. In particolare Bell, che fece causa alla clinica Tavistock nel 2020, ha dichiarato che la sua vita è stata sconvolta dagli effetti irreversibili di queste medicine. «Sono arrivata alla Tavistock a 16 anni e dopo quattro appuntamenti mi sono stati prescritti i bloccanti, un anno dopo mi hanno dato il testosterone e a 20 anni ho anche fatto una doppia mastectomia. A 22 anni sono maturata e ho realizzato che avevano trascurato molte cose nella diagnosi. Ho smesso gli ormoni.Ho fatto causa alla Tavistock perché credo che un minore non possa dare il suo consenso a queste cure. Ora c’è una barriera per i bloccanti ma bisogna metterla anche per gli ormoni». E poi, in un post su X: «Il testosterone a questi livelli fa marcire il cervello di una donna! Problemi di salute, peggioramento della salute mentale, ossessione, il mio rapporto con le donne mi faceva sentire “etero” e disconnessa. Un vero casino».
Lo scorso anno il rapporto Cass ha evidenziato che bloccanti e ormoni mettono i bambini su un percorso che potrebbe “cambiare la traiettoria dello sviluppo psicosessuale e della identità di genere” e che le prove a sostegno del loro uso nella disforia di genere sono “notevolmente deboli”. A dicembre il Ministro della salute ha annunciato la messa al bando indefinita per i bloccanti ma, stranamente, non per gli ormoni. Qual è la logica? In una lettera dello studio Sinclairs Law Streeting è stato informato che se non farà la stessa cosa per gli ormoni cross sex lo studio legale chiederà una revisione giudiziale. Gli avvocati sostengono che le cliniche private li prescrivono ai minori nonostante presentino dei rischi almeno pari se non più alti a quelli dei bloccanti per la salute del cervello, delle ossa e del sistema riproduttivo dei bambini in sviluppo.
NINA WESS
Questo articolo è prodotto grazie a lavoro volontario.
Gran parte delle notizie che leggi qui non le troverai su nessun altro media.
Se pensi che nostro lavoro sia utile, grazie se potrai sostenerci.
Anche il più piccolo contributo è prezioso!

