Scozia: detenuta stuprata da una “trans” nel carcere femminile. JK Rowling offre assistenza legale
Il caso riaccende il dibattito su sicurezza, politiche penitenziarie e spazi riservati alle donne dopo la sentenza della Corte Suprema dello scorso anno che ha dato ragione alle attiviste di For Women Scotland. Pronunciamento che in molti casi resta inapplicato

Condividi questo articolo

J.K. Rowling offre assistenza legale a una detenuta che denuncia di essere stata aggredita sessualmente nel carcere femminile di Greenock -Inverclyde, Scozia- dalla transgender Alexandra Stewart, precedentemente nota come Alan Baker, che era stata trasferita nella sezione femminile dopo essersi dichiarata donna durante la detenzione nel 2016. La notizia è stata confermata dalla polizia. La struttura, situata nella Scozia centro-occidentale e con una capacità di circa 220 detenuti, ospita uomini e donne condannati a pene sia brevi che lunghe.

L’autrice di Harry Potter, nota per le sue battaglie in difesa del femminismo della differenza, ha offerto assistenza alla vittima tramite un fondo di assistenza legale da lei gestito per sostenere “le donne che lottano per tutelare i propri diritti basati sul sesso”.

“Il governo scozzese è responsabile di questa aggressione sessuale. La Corte Suprema ha confermato il diritto delle donne a spazi riservati a un solo sesso, una sentenza che lo Scottish National Party continua a ignorare. Se la vittima desidera intentare una causa, The J.K. Rowling Women’s Fund può fornire assistenza per tutte le spese” ha scritto su X.

Rowling ha accusato giustamente il governo scozzese di non aver mosso un dito per proteggere le sue cittadine. Nel Regno Unito la Corte Suprema ha già stabilito, con una sentenza storica che gli spazi femminili  -sport, reparti ospedalieri e carcerari, spogliatoi, bagni e anche quote lavorative e politiche – devono essere riservati a chi è nata donna. Eppure questo principio continua a essere aggirato.

Le carceri sono il luogo dove lo Stato ha il massimo controllo. Se anche lì la sicurezza delle donne diventa opzionale, non è un errore. È una scelta.

Gli spazi femminili non sono un’opinione. Sono una protezione. E trattarli come negoziabili significa dire, di fatto, che anche la sicurezza delle donne lo è.

Non è la prima volta che una detenuta viene aggredita da una trans nelle carceri scozzesi. Nel 2018 ha avuto molta eco il caso di Karen White, detenuta transgender, che aggredì due donne nel carcere femminile di New Hall dopo essere stata trasferita. Nel 2023 Isla Bryson — condannata per stupro — provocò uno scandalo nazionale quando fu inizialmente destinata a un carcere femminile, costringendo il governo scozzese a fare marcia indietro.  Ci si immaginava, però, che dopo la sentenza della Corte Suprema britannica, emessa un anno fa, che il governo guidato da John Swinney avrebbe adeguato le linee guida. Invece le assegnazioni restano discrezionali, caso per caso. E le conseguenze sono pagate dalle donne che non possono sottrarsi. Perché le detenute non possono scegliere chi hanno accanto. Non possono andarsene. Non possono difendersi.

Stewart ha cambiato sesso dopo essere stata condannato all’ergastolo nel 2013 per aver accoltellato a morte John Weir, padre di due figli, per 16 volte nella sua casa di Bonhill, nel West Dunbartonshire, dopo che i due si erano conosciuti online. Il trasferimento nel reparto femminile di Greenock è avvenuto nel 2016, e, secondo una fonte, è stata “un’esperienza disgustosa per la maggior parte delle detenute”.

Si spera che il caso spinga i giudici ad esaminare il ricorso presentato dall’associazione femminista For Women Scotland contro le linee guida del Servizio penitenziario scozzese (Scottish Prison Service) relative alla sistemazione dei detenuti transgender.

“Spero che i responsabili dei penitenziari e il governo si sveglino e pongano fine al loro esperimento pericoloso e stupido che consente la detenzione mista – ha detto la presidente di FWS Susan Smith -, oggi le detenute corrono un rischio chiaro e costante di violenza sessuale sancita dallo Stato”.

 

 


Questo articolo è prodotto grazie a lavoro volontario.
Gran parte delle notizie che leggi qui non le troverai su nessun altro media.
Se pensi che nostro lavoro sia utile, grazie se potrai sostenerci.
Anche il più piccolo contributo è prezioso!

Puoi fare un bonifico a:
Associazione RadFem Italia
IBAN: IT59W0306909606100000402734

Condividi questo articolo
Torna in alto