Schedare chi critica le-i trans è violazione dei diritti umani
Un'importante sentenza della Corte d'Appello inglese: chi critica il transattivismo o le persone trans non potrà più essere schedato per "atti di odio non illegali", categoria inventata di sana pianta dalla polizia che secondo la Corte viola la Convenzione Europea sui Diritti dell'Uomo. A cominciare dalla libertà di parola

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da un post di Giovanni Dall’Orto

La Corte d’Appello inglese ha stabilito questa mattina che la prassi di schedare come “atti d’odio non illegali” (non-crime hate incidents) le critiche al transattivismo o alle persone trans, infrange la Convenzione Europea sui diritti dell’uomo (vedere qui)

Il caso è nato dopo che un’attivista trans ha denunciato alla polizia diversi tweet (fra cui un limerick -una filastrocca- sboccato) che lei giudicava “transfobici”.

La categoria dei “reati non illegali” era stata inventata dalla polizia per schedare questi casi, e comportava la schedatura delle persone accusate, senza un processo formale o la possibilità di difendersi, e in alcuni casi di sapere di cosa e da chi si fosse stati accusati.

Una delle persone denunciate e schedate, un ex-poliziotto, ha inaugurato una campagna durata due anni per porre fine a questo abuso, non previsto e nemmeno autorizzato da nessuna legge.

Data la caratteristica del sistema inglese di Common Law, in cui le sentenze di tribunale hanno parziale valore di legge, da oggi queste pratiche sono formalmente proibite.


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