Salvateci dai talebani. Ma anche da Judith Butler

Splendida replica della pakistana Bina Shah alla filosofa californiana che in un discusso articolo sul Guardian ha affermato che "la categoria donna va ridefinita" per includervi chi "si percepisce" tale. Ma le afghane, dice Shah, sono oppresse proprio a causa del loro corpo femminile reale. Una dura invettiva contro il neo-colonialismo occidentale, quello del gendere e del transattivismo, che si profila all'orizzonte
Condividi questo articolo

In un suo discussissimo articolo pubblicato dal Guardian, Judith Butler ha affermato che "la categoria donne va ripensata", oltre a sostenere che il femminismo gender critical è alleato del fascismo. Ed ecco la replica della pakistana Bina Shah.


Ieri ho scritto un tweet arrabbiato. 

Afghan woman: Save me from the Taliban

Judith Butler: We’ll redefine womanhood, you’ll be fine

È andata così:

Ho solo bisogno di sapere come si applica la definizione di donna di Judith Butler alle donne afghane che vengono picchiate per strada dai talebani. Hai mai considerato che la tua accademia non si adatta davvero alla vita delle donne nel Sud del mondo?".

Ho pubblicato il tweet di cui sopra dopo aver letto dell'ormai famigerata intervista al Guardian in cui Butler ha affermato che le TERF (femministe radicali trans escludenti) si alleano con l'ala destra e con i fascisti. Non mi identifico come TERF, o molto altro (cis? anche questo mi sembra un'imposizione) perché questo dibattito sui diritti trans e sull'identità di genere sembra così lontano dalla realtà che viviamo io e milioni di donne nella regione dell'Asia meridionale e dell'Asia centrale. Certamente non mi allineo con gli uomini di destra e con i fascisti nel mio pensiero, che è diverso e molto più indipendente dal pensiero a cui devono adattarsi persone che in ambito accademico per adattarsi alle nuove regole e leggi sul genere.

Ma l'affermazione di Judith Butler che "dobbiamo ripensare alla categoria delle donne" mi ha dato una spinta. Il mio pensiero nasce da molte riflessioni che ho fatto sulla teoria dell'identità di genere adottata nei paesi occidentali. Questo capita nello stesso momento in cui ho visto donne afghane picchiate dai talebani mentre protestavano per i loro diritti, per la sicurezza e per l'inclusione nel governo, e per la libertà di lavorare e studiare.

Mi è stato chiesto di chiarire la mia affermazione, perché sembrava vaga o forse non chiara alle persone per le quali la teoria dell'identità di genere è molto più familiare e gradevole. È bello essere sfidati perché ti costringe a pensare più intensamente a ciò in cui credi veramente.

In Afghanistan (esempio estremo) ma anche in Pakistan, dove vivo, in India, in Nepal, Bangladesh, paesi del Medio Oriente, Nord Africa, le donne (o le persone con corpi femminili) vengono maltrattate, vessate, aggredite e uccise non solo perché hanno corpi femminili, ma perché si rifiutano di consegnare quei corpi agli uomini per farne ciò che loro vogliono.

Poiché questo dominio dei corpi femminili è assolutamente legato alla biologia femminile e alla produzione di bambini e conforto sessuale per quegli uomini, separare il sesso dal genere nega completamente questa forma di oppressione che è enormemente offensiva per tutte noi che stiamo ancora lottando per porre fine alla discriminazione basata sul sesso nei nostri Paesi. 

Allo stesso tempo, una cosa particolarmente potente per le donne è il fatto che i loro corpi sono in grado di produrre vita. Questo è qualcosa di così innato nell'identità e nel senso di sé delle donne nei paesi musulmani/del Sud del mondo/non bianchi che insistere che è qualcosa che non appartiene a loro è in realtà una forma di violenza mentale ed emotiva, un doppio trauma prodotto su di loro da quelle femministe occidentali che desiderano imporre le loro idee sul genere e sesso a noi che abbiamo un'idea e un'esperienza molto diversa su questi temi. 

Salvateci dai talebani. Ma anche da Judith Butler
Nadia Ghulam Dastgir, donna afghana che ha passato 10 anni fingendosi suo fratello morto per sfuggire all'oppressione dei talebani

Immagina una donna musulmana nel Regno Unito che deve sfuggire a un matrimonio violento e alla minaccia del delitto d'onore. Va in un rifugio dove si sente al sicuro perché è uno spazio per sole donne. Non solo perché è lontana dal regno della violenza maschile, ma perché come donna musulmana non si sentirebbe a suo agio nel condividere gli spazi intimi con una persona dal corpo maschile. Questo le permette di conciliare la sua terribile situazione e il suo bisogno di sentire che sta agendo in congruenza con la sua identità e i principi di modestia di donna musulmana.

Ma se una donna trans con un pene si trova nello stesso spazio, allora la donna musulmana sarà in un terribile conflitto riguardo al fatto di lasciare la sua casa. All'improvviso non sarà in grado di togliersi l'hijab o di spogliarsi perché non può fare quelle cose di fronte a una persona con un corpo maschile che non è un membro della famiglia. Non è un'ipotesi, ci sono donne musulmane, sikh e indù che oggi sono escluse dagli spazi riservati al sesso femminile perché la definizione di donna è cambiata allo scopo di includere le donne con il pene. Chiamare TERF quella donna musulmana perché esprime disagio è l'ennesimo abuso su di lei. 

Tutto questo per dire che dobbiamo ancora negoziare sicurezza e libertà per le donne con corpi femminili e non possiamo ignorare o scavalcare le donne delle minoranze in Occidente o le donne della mia parte del mondo che sono fuori da questi negoziati. Le ragazze e le donne afghane hanno dovuto travestirsi da ragazzi e uomini per poter uscire di casa, guadagnarsi da vivere o svolgere lavori vitali sotto il dominio dei talebani. Questo sarebbe "fare il genere" come lo chiama Judith Butler, o una strategia di sopravvivenza che le donne afghane hanno adottato per poter vivere?

Temo che gli attivisti per i diritti trans si stiano comportando come nuovi colonizzatori occidentali e imperialisti, imponendoci le loro idee di genere e sessualità nello stesso modo in cui il loro impero ci è stato imposto per buona parte del ventesimo secolo. Non voglio davvero il colonialismo del genere nel 21° secolo

Grazie per essere venute al mio TERF Talk.

Bina Shah

articolo originale qui, traduzione di Marina Terragni


Buona parte delle notizie pubblicate da Feminist Post non le leggerai altrove. Per questo è importante sostenerci, anche con un piccolo contributo: Feminist Post è prodotto unicamente grazie a lavoro volontario di molte e non gode di alcun finanziamento.
Se pensi che il nostro lavoro possa essere utile per la tua vita, saremo grate anche del più piccolo contributo.

Puoi darci il tuo contributo cliccando qui: Patreon - Feminist Post
   — oppure —
Puoi inviare a: ASSOCIAZIONE CULTURALE BLU BRAMANTE
Causale obbligatoria: FEMINIST POST
IBAN: IT80C0200812914000104838541
Potrebbe interessarti anche
5 Luglio 2022
Donne attaccate da destra e da sinistra: la cenere sul capo del New York Times
Organo dei liberal e della cultura woke, da alcuni mesi il grande quotidiano USA ha intrapreso un vigoroso cambio di rotta, ammettendo i propri eccessi e la misoginia del nuovo corso progressista impegnato a cancellare le donne. Nell'attesa che il vento autocritico arrivi anche in Europa
di Pamela Paul Forse ha senso che le donne - creature dall'apparenza compiacente e gradevole, altruiste e tanto carine - siano state quelle che hanno finalmente riunito il nostro paese polarizzato. Perché l'estrema destra e l'estrema sinistra hanno trovato l'unica cosa su cui possono essere d'accordo: le donne non contano. La posizione della destra è la più nota, il movimento si è dedicato in modo aggressivo per decenni a privare le donne dei diritti fondamentali. Grazie anche a due giudici […]
Leggi ora
27 Giugno 2022
New England Journal of Medicine: il divieto di aborto è una catastrofe sanitaria
La prestigiosa rivista lancia l'allarme: saranno soprattutto le donne povere e di colore a pagare il prezzo della sentenza della Corte Suprema, ricacciate ad abortire nella clandestinità con gravi rischi per la loro salute. Anche la pillola del giorno dopo e perfino la spirale potrebbero essere vietati e perseguiti come mezzi abortivi
La decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti in Dobbs v. Jackson Women's Health Organization rappresenta uno straordinario capovolgimento (...) Eppure non era inaspettato. Nel lungo e doloroso preludio alla decisione, molti stati hanno gravemente limitato l'accesso all'assistenza sanitaria riproduttiva. La foglia di fico che copriva queste restrizioni era che l'aborto indotto era una procedura pericolosa che richiedeva una regolamentazione più severa per proteggere la salute delle donne che cercavano tale assistenza. I fatti smentiscono questa falsa retorica.  Gli ultimi dati disponibili negli Stati Uniti […]
Leggi ora
27 Giugno 2022
Come hanno fatto a vincere la guerra contro Roe
Non avere trasformato la Roe v. Wade in legge è stato l'errore capitale della sinistra americana, a cominciare da Barack Obama. L'aborto era una questione del tutto secondaria per i liberal assorbiti dalle trans-politics, che hanno passato gli anni a cancellare la parola "donna" rinominandola come "mestruatore" e "portatore di utero", anziché occuparsi dei diritti delle donne
Come hanno fatto i pro-life americani a vincere la guerra contro la sentenza Roe v. Wade? Nell’articolo di cui vi presentiamo ampli stralci la giornalista Sarah Ditum spiega come l’incuria e l’arroganza dei democratici hanno involontariamente aiutato a riportare indietro di 50 anni i diritti delle donne in America. "Quando è diventato certo che il diritto all'aborto delle donne americane sarebbe stato revocato? La sentenza della Corte Suprema secondo la quale "Roe era terribilmente sbagliata fin dall'inizio" è trapelata quasi due mesi fa, […]
Leggi ora
25 Giugno 2022
Elezioni di midterm negli USA: dopo la sentenza sull'aborto le donne saranno decisive?
Che cosa faranno ora le donne americane? Vincerà la solidarietà tra loro, come ha sempre vinto in Italia riguardo all'aborto? O si accomoderanno negli schieramenti contrapposti in una quasi-guerra civile? Il voto di novembre sarà il primo banco di prova. Le donne potrebbero costituire il nucleo forte di quel fronte moderato che negli USA non riesce a trovare espressione politica
Che cosa faranno ora le donne americane? Vincerà la solidarietà tra loro, come ha sempre vinto in Italia riguardo all'aborto, tenendo insieme le cattoliche e le agnostiche, le donne di sinistra e quelle di destra in difesa della legge 194/78? O si accomoderanno negli schieramenti contrapposti, per descrivere con un eufemismo la quasi-guerra civile in corso negli Stati Uniti? Le elezioni di midterm a novembre, che vedevano favoriti i repubblicani, saranno il primo banco di prova: quante elettrici, sia pure […]
Leggi ora
23 Giugno 2022
Questione trans: cambio di vento tra i progressisti
Il "la" lo danno i democratici americani, ma anche nel resto d'Occidente la trans-filia dei progressisti comincia a dare segni di cedimento. Opportunismo elettoralistico, certo. Ma il cambiamento va registrato. Tenendo gli occhi bene aperti
Michele Serra è un amico e apprezzo molto che si sia assunto la responsabilità di rompere il silenzio da sinistra -finalmente-sull'insopportabile ingiustizia dei corpi maschili negli sport femminili (L'Amaca su La Repubblica ieri, 22 giugno), ingiustizia contro la quale lottiamo da molto tempo (qui troverete un'infinità di testi su questo tema). Un appunto, se possibile: avrei evitato di usare la definizione woke cisgender, imposta dal transattivismo, e nella quale la stragrande maggioranza delle donne del mondo, atlete e non atlete, […]
Leggi ora
20 Giugno 2022
Ma le donne esistono ancora
Il titolo non ci piace troppo, in particolare quel laconico "ancora", ma grazie a La Repubblica per avere ospitato il nostro intervento nel dibattito che si è aperto a partire dal testo di Michela Marzano intitolato "Se non è il sesso a fare la donna". Lo ripubblichiamo qui perché non lo trovate sull'online
Pubblicato su La Repubblica il nostro testo nel dibattito aperto da Michela Marzano con il suo intervento sulle "donne con il pene" e altre meraviglie. Manteniamo il titolo originale che è stato dato al nostro intervento per non fare confusione, anche se non ci piace granché. Ecco il testo integrale a seguire. Che cos’è una donna? È quella che ci ha messi al mondo, tutte e tutti. Su questo non può esserci alcun dubbio. Il che non significa affatto che […]
Leggi ora