“Prodotta” e abbandonata: tragico caso di utero in affitto
Bambina di 6 anni nata da maternità surrogata è stata rifiutata dai committenti, che sono spariti. Non si sa nemmeno a chi appartengano i gameti. Ora è contesa tra la donna che l'ha tenuta con sé a pagamento fino ai 3 anni e la famiglia affidataria che l'ha accolta in seguito. E in tribunale il caso è in stallo: la denuncia di Jennifer Lahl, fondatrice di Stop Surrogacy Now, che chiede aiuto

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«Sto cercando di aiutare in un caso di maternità surrogata e sono allo stremo»: a dirlo l’americana Jennifer Lahl, fondatrice del Center for Bioethics and Culture Network, in un tweet su X. «C’è una bambina che è rimasta intrappolata nel sistema. Non posso fornire molti dettagli identificativi per ovvie ragioni». 
La storia è questa: c’è una bambina che ora ha sei anni i cui genitori intenzionali (o meglio committenti) sono spariti. Non si sa chi siano loro né di chi siano i gameti serviti a concepirla. Si sa solo che la madre – che ha portato avanti la gravidanza in uno stato in cui era illegale – è stata pagata 40mila dollari e che al tempo della gestazione era un’immigrata illegale. La bambina è da tre anni in affido temporaneo e i genitori affidatari vorrebbero adottarla legalmente ma ci sarebbe anche un’altra donna che la rivendica, quella che l’ha tenuta con sé dietro pagamento per i primi tre anni di vita. Il caso, finito in tribunale, è in stallo. «La polizia locale è stata coinvolta», continua Lahl, «ma non si capisce se abbia preso sul serio il problema. L’FBI non vuole saperne. Chi può aiutarmi?». 
La vicenda è tragica e chissà come andrà a finire. La bambina, concepita su ordinazione e poi abbandonata per motivi ignoti -l’illegalità della situazione o un cambio di programma dei committenti- a sei anni ha già vissuto due volte il trauma della separazione, la prima quando è stata staccata dalla madre e la seconda quando è stata tolta dai servizi sociali alla persona che se ne occupava. Nella sua storia c’è un grande buco: non potrà mai conoscere la verità sulle sue origini.
E’ difficile capire chi la bambina riconosca come sua madre, dice Lahl: probabilmente la donna che l’ha cresciuta, che continua a vedere. Certamente è molto confusa, e avrà verosimilmente necessità di una psicoterapia.
Nonostante si tratti di una situazione estrema, il caso evidenzia quanto ci sia di distorto in questa pratica. Un’ industria in pieno boom a livello globale, tutta basata sul supposto  diritto degli adulti di avere un figlio ad ogni costo, pagando una donna in stato di bisogno, e non sul diritto del bambino, la parte più vulnerabile dell’equazione, di avere una madre.
Lahl, autrice di “Surrogacy: A Human Rights Violation” e regista di “Transmission” e “The Lost Boys”, si batte da anni contro la maternità surrogata. Quando in Italia lo scorso ottobre è stata approvata la legge sulla perseguibilità del reato di gestazione per altri commesso all’estero si è complimentata sui social: “Brava Italia! Che gli altri seguano il tuo esempio!”.  
 
Nina Wess

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