Pediatri americani contro i bloccanti della pubertà. E intanto al Careggi…
L’American College of Pediatricians chiede l’immediato stop della “terapia affermativa” per i minori con disforia di genere e invita i colleghi a basarsi sulle evidenze scientifiche sempre più numerose e non sull’ideologia. In attesa di una svolta anche in Italia, un’analisi del modulo per il consenso informato che l’ospedale fiorentino sottopone alle/ai giovanissime/i pazienti

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L’American College of Pediatricians ha appena rilasciato una dichiarazione in cui richiama tutte le principali associazioni mediche per aver spinto la mania della transizione di genere sui bambini.

Si chiede a queste società di “fermare IMMEDIATAMENTE la promozione dell’affermazione sociale, i bloccanti della pubertà, gli ormoni sessuali incrociati e gli interventi chirurgici per bambini e adolescenti che sperimentano angoscia riguardo al loro sesso biologico”. 

“Alla luce delle recenti ricerche e delle rivelazioni dell’approccio dannoso sostenuto dal WPATH e dai suoi seguaci negli Stati Uniti, noi sottoscritti invitiamo le organizzazioni professionali mediche degli Stati Uniti, tra cui l’American Academy of Pediatrics, l’Endocrine Society, la Pediatric Endocrine Society, l’American Medical Association, l’American Psychological Association e l’American Academy of Child and Adolescent Psychiatry di seguire la scienza e i loro colleghi professionisti europei e di fermare immediatamente la promozione dell’affermazione sociale, dei bloccanti della pubertà e degli ormoni sessuali incrociati e interventi chirurgici per bambini e adolescenti che sperimentano disagio per il loro sesso biologico. Queste organizzazioni dovrebbero piuttosto raccomandare valutazioni e terapie complete volte a identificare e affrontare le comorbilità psicologiche e la neurodiversità sottostanti che spesso predispongono e accompagnano la disforia di genere, i membri di queste organizzazioni professionali dovrebbero contattare la loro leadership e esortarli ad aderire alla ricerca basata sull’evidenza ora disponibile”.

La dichiarazione completa può essere letta e sottoscritta qui

Intanto in Italia si attende il nuovo parere del Comitato Nazionale di Bioetica sull’uso dei puberty blocker ed è al lavoro un tavolo interministeriale -Salute e Famiglia- sull’utilizzo dei farmaci ormonali bloccanti della pubertà nel trattamento della disforia di genere dei minori. Il tavolo è stato istituito dopo le notizie sul centro per i minori con disforia dell’ospedale Careggi di Firenze, dove le/i giovanissime pazienti venivano avviate al trattamento, come si è appreso, senza un’adeguata valutazione neuropsichiatrica preliminare.

Quello che pubblichiamo a seguire è il modulo informativo che il Careggi propone ai minori con disforia di genere.

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Car*, Cari genitori,

Sei stat* pres* in carico presso questo centro per Incongruenza/Disforia di Genere.

Recentemente, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito l’Incongruenza di Genere come una marcata e persistente incongruenza tra il genere esperito e il genere assegnato alla nascita. L’incongruenza di genere può presentarsi con una intensa e persistente sofferenza (detta Disforia di Genere).

La causa dell’Incongruenza/ Disforia di Genere non è nota, ma si crede sia dovuta parzialmente agli ormoni prenatali (prima della nascita) che interferiscono con lo sviluppo precoce del cervello.

Abbiamo condiviso che, sebbene ti senta un maschio, sei geneticamente, biologicamente e fisicamente una femmina. L’incongruenza tra la tua identità di genere (maschile) e il corpo femminile è una condizione che ti ha creato e che tuttora è fonte di profonda sofferenza. Ciò sta compromettendo la qualità di vita e il tuo funzionamento psicologico in ambito scolastico, ma anche nelle relazioni amicali e affettive.

Per questo, come professionisti che si occupano della presa in carico della Disforia di Genere in età evolutiva, siamo giunti alla conclusione, insieme a te e alla tua famiglia, che tu possa trarre beneficio da un trattamento medico che ti aiuti a fermare le modificazioni della pubertà in senso femminile (così come sostenuto da raccomandazioni internazionali e nazionali). In tal modo, sarà possibile rendere meno incongruente il tuo corpo con la tua identità di genere, ovvero come ti senti. Soprattutto, ti permetterà di sentirti meglio perché non dovrai continuamente confrontarti con tutti quei cambiamenti fisici indesiderati e irreversibili del corpo che sono fonte di intensa sofferenza.

Con il consenso informato dei tuoi genitori/tutori, potrai quindi

iniziare la terapia con la Triptorelina, un farmaco chiamato anche analogo dell’ormone rilasciante le gonadotropine (GnRH analogo), che impedirà al tuo corpo di andare incontro a ulteriori cambiamenti della pubertà in senso femminile. Le gonadotropine sono ormoni che hanno un effetto stimolante sulle gonadi; la Triptorelina, in un primo momento stimola il rilascio delle gonadotropine dalla ghiandola che li produce, ma successivamente, come una chiave che rimane nella serratura della porta, blocca l’attività della ghiandola. Questi farmaci producono l’effetto di sospendere temporaneamente i cambiamenti del corpo che si verificano con lo sviluppo puberale.

Contemporaneamente alla terapia con Triptorelina, dovrai effettuare dei colloqui psicoterapeutici che ti aiuteranno a esplorare ulteriormente la tua identità di genere, il tuo ruolo di genere e i vissuti emotivi. I colloqui psicoterapeutici saranno anche mirati a riflettere sulle conseguenze positive e negative di qualsiasi scelta potrai prendere in futuro, anche rispetto a un’eventuale transizione da femmina a maschio. Ciò al fine di avere una visione più chiara del futuro.

Sei stata informat* che, sebbene la Triptorelina ridurrà i livelli degli ormoni femminili e preverrà ulteriori cambiamenti corporei in senso femminile, non renderà il tuo corpo più maschile. Inoltre, questo trattamento non cambierà il tuo sesso genetico (cromosomi), né i genitali esterni (vagina).

Ti abbiamo spiegato che, sebbene la Triptorelina sia comunemente utilizzata per i bambini con pubertà precoce, è stata prescritta solo recentemente nei giovani adolescenti con Disforia di Genere e che gli effetti a lungo termine non sono a oggi completamente conosciuti. Come professionisti che si occupano di Disforia di Genere in adolescenza riteniamo che il trattamento con la Triptorelina possa esserti utile per guadagnare tempo per riflettere sulla tua identità sessuale, per esplorare il tuo genere e le altre caratteristiche dello sviluppo, ma soprattutto per alleviare la sofferenza secondaria al contatto con un corpo che sta sviluppando in una direzione non desiderata. Ciò ti potrà facilitare se deciderai per una successiva transizione fisica, prevenendo lo sviluppo di ulteriori caratteristiche sessuali femminili. Sei stat* mess* a conoscenza che se invece deciderai di voler intraprendere una transizione, sarà possibile interrompere in qualsiasi momento la terapia con Triptorelina.

Abbiamo infine condiviso i seguenti aspetti legati alla terapia con Triptorelina, quando usata in femmine biologiche:

  1. Il trattamento con Triptorelina viene iniziato in giovani con Disforia di Genere non prima che abbiano sperimentato i primi segni della pubertà (chiamato stadio di Tanner 2- 3). Nelle femmine biologiche ciò significa lo sviluppo del seno, dei peli pubici, ascellari e del viso, il menarca e i cicli mestruali. Tali cambiamenti devono aver provocato un aumento della Disforia di Genere.
  2. La Triptorelina agisce rapidamente, riducendo i livelli di estrogeni, inducendo una parziale regressione dei caratteri sessuali femminili (ad esempio il seno potrà ridursi in dimensioni e i cicli mestruali sparire).
  3. Qualsiasi coesistente problematica psicologica, medica o sociale che possa interferire con il trattamento deve essere gestita prima di iniziare.
  4. La Triptorelina è prescritta sotto forma d’iniezioni intramuscolari profonde da somministrare ogni 28 giorni per i primi sei mesi; successivamente potrà essere prescritta una formulazione a lento rilascio da somministrare ogni 3 mesi. Queste possono essere somministrate dal medico di base o da un componente della famiglia di origine. Le iniezioni possono causare un pò di dolore o arrossamento nella sede d’iniezione. Inoltre, in alcuni casi potrebbero provocare delle allergie. Sei stata informata che te ne puoi accorgere se si dovessero manifestare ascessi rossi e dolenti nel posto dove fai l’iniezione. Nel caso che dovesse capitare, sai che dovrai parlarne con i genitori e/o con il tuo medico e che forse i farmaci analoghi del GnRH dovranno essere interrotti. Potrebbero non esserci disponibili farmaci alternativi;
  5. Quando il soggetto assume la Triptorelina, deve effettuare regolari controlli del sangue (generalmente ogni 3 mesi) affinché sia assicurato che la dose del farmaco sia corretta.
  6. In generale, la terapia con Triptorelina viene effettuata per un periodo non superiore a 4 anni, dopo il quale viene o stoppata oppure associata a una terapia a base di testosterone.
  7. Se la Triptorelina non è presa in maniera regolare, lo sviluppo puberale può rapidamente riprendere nella direzione del sesso biologico (in questo caso in direzione femminile).
  8. Quando la terapia con Triptorelina viene interrotta, è noto che la pubertà riparte entro circa 3-6 mesi. Per quanto è noto a oggi, non ci sono effetti permanenti sulla fertilità, ovvero sulla possibilità di diventare genitori da grande, se la Triptorelina è assunta per un periodo e quindi interrotta.
  1. Non sono ancora completamente noti gli effetti della soppressione della pubertà sullo sviluppo del cervello;
  2. La Triptorelina può limitare l’incremento della densità ossea che normalmente si verifica con la pubertà. Ciò potrebbe causare una maggior fragilità delle tue ossa da adulto. Per questo motivo, è importante che le persone che assumono Triptorelina proteggano le proprie ossa facendo attività fisica e assumendo una corretta quantità di calcio con l’alimentazione. Non è noto se usando Triptorelina aumenta il rischio di osteoporosi in età adulta.
  3. Ci possono essere altri effetti collaterali lungo termine della Triptorelina che non sono ancora conosciuti.

Abbiamo condiviso l’importanza di comunicarci se non sei felice del trattamento con Triptorelina o se riscontri qualche problema o difficoltà.

Ti abbiamo spiegato che: (i) le visite e gli esami del sangue secondo certe scadenze sono necessari per verificare gli effetti della terapia; (ii) la Triptorelina può interferire con altri farmaci, integratori alimentari, erbe, alcool e droghe; (iii) essere onesto con il medico che ti segue ti permetterà di evitare complicazioni mediche che possono essere anche gravi, e (iv) nonostante numerosi professionisti che si occupano di Disforia di Genere abbiano descritto i benefici legati alla terapia con Triptorelina nella Disforia di Genere, mancano a oggi studi controllati che permettano di stabilire chiaramente una maggiore efficacia della terapia con Triptorelina rispetto al solo supporto psicologico.

Ti abbiamo informata che potrai decidere di interrompere la terapia con Triptorelina in qualsiasi momento e che se lo farai con l’aiuto del medico che mi segue non avrai reazioni negative nell’interromperlo. Inoltre, potremo suggerirti di interrompere la terapia con Triptorelina se si dovessero verificare effetti collaterali importanti o se i rischi per la salute non sono controllati.

Sei stat* informat* che devi continuare a fare gli incontri con lo psicologo o lo psichiatra con una cadenza concordata.

Per qualsiasi dubbio, informazioni e comunicazioni è possibile contattare I professionisti che ti seguono:

  •   Dr.ssa Jiska Ristori (psicologa psicoterapeuta)  
  •   Dr.ssa Alessandra D. Fisher (endocrinologa) 
  •   Prof.ssa Linda Vignozzi 

OSSERVAZIONI SU QUESTO MODULO

  1. ci si rivolge al-alla paziente e ai genitori, ma poi l’unico destinatario dell’informativa resta il-la minore
  2. Fin dalla prima riga si  utilizza l’asterisco -il neutro- al posto della declinazione femminile o maschile. Non risulta che in un documento pubblico sia possibile utilizzare asterischi. Inoltre l’uso dell’asterisco appare come una profezia che si autoavvera: il neutro riconosciuto in un documento pubblico appare come un‘autorizzazione/approvazione rivolta al minore, autorizzazione che analogamente alla carriera scolastica “alias” può produrre l’effetto di ipostatizzare-approvare una condizione, quella dell’incongruenza di genere, che nella stragrande maggioranza dei casi è assolutamente transitoria e si risolve spontaneamente nel tempo.  Ma più oltre nel modulo, non è chiaro perché, si alterna l’asterisco alla declinazione femminile (?)
  3. già alla quinta riga si parla di “genere assegnato alla nascita”. Ma alla nascita non viene “assegnato” alcun genere. Alla nascita il personale medico, l’ostetrica o la stessa partoriente si limitano a constatare il sesso del nascituro/a, che è perfettamente riconoscibile come maschile o femminile  salvo che nel caso di rarissime anomalie genetiche/cromosomiche (intersex) che rendono difficoltosa la definizione: solo nei -rarissimi-  casi di intersessualità può capitare di dover attribuire o assegnare l’uno o l’altro dei due sessi. o di dover sospendere detta assegnazione. Ma non vi è alcuna relazione tra intersessualità, che è una condizione fisica, e incongruenza/disforia di genere, che sono condizione eminentemente psicologiche: le due situazioni non vanno ideologicamente confuse e sovrapposte, tanto più in un documento medico. Inoltre il genere -ovvero quell’insieme di aspettative sociali che, in parte secondo stereotipi storicamente mutevoli, vìene associato a ciascun sesso- è cosa ben diversa dal sesso. L’interscambiabilità dei due termini -sesso e genere- produce confusione e come spesso si è visto la produce intenzionalmente. L’espressione “sesso assegnato alla nascita” in tutta la  sua inappropriatezza ormai è diventata di uso comune in molta parte della classe medica che la sta adottando acriticamente.
  4. Più avanti si sostiene che il trattamento con triptorelina “ti permetterà di sentirti meglio”: ma come ampiamente dimostrato dal Cass Review, dalle testimonianze di molte/i detransitioner e dalle dichiarazione di esperti come la veterana “pentita” della terapia affermativa, la finlandese Riittakerttu Kaltiala, non vi sono prove scientifiche a sostegno del fatto che la terapia farmacologica produca un effettivo aumento del benessere nella-nel minore.  “Ogni revisione sistematica delle prove fino ad oggi” dice Kaltiala “compreso uno studio pubblicato sul ‘Journal of the Endocrine Society’, ha offerto prove con una certezza bassa o molto bassa dei benefici per la salute mentale degli interventi ormonali per i minori. La transizione di genere ci è sfuggita di mano. Qualcosa è andato molto storto. Il miracolo promesso non si realizzava. Le giovani che stavamo curando non prosperavano. Al contrario, le loro vite deterioravano. Si ritiravano da tutte le attività sociali. Non facevano amicizie. Non andavano più a scuola”.  Non è pertanto corretto assicurare al minore che con la triptorelina “si sentirà meglio” in quanto non esistono evidenze scientifiche a supporto di questa affermazione.
  5. Nel modulo si sostiene che “questi farmaci producono l’effetto di sospendere temporaneamente i cambiamenti del corpo che si verificano con lo sviluppo puberale”. Il “temporaneamente” dà l’idea al minore che lo sviluppo puberale interrotto possa riprendere nel momento dell’eventuale interruzione della terapia, modalità off-on. Ma a) in biologia l’off-on non esiste  b) più avanti si riconoscono alcuni possibili effetti permaanenti della triptorelina: “gli effetti a lungo termine non sono a oggi completamente conosciuti” c) ancora, si dice: “per quanto è noto a oggi, non ci sono effetti permanenti sulla fertilità, ovvero sulla possibilità di diventare genitori da grande, se la Triptorelina è assunta per un periodo e quindi interrotta”: si ammette quindi che a oggi non vi è certezza che non vi saranno effetti sulla fertilità, quindi la sospensione dello sviluppo, anche da questo punto di vista, non può essere definita “temporanea”  d) “non sono ancora completamente noti gli effetti della soppressione della pubertà sullo sviluppo del cervello”: altra ammissione del fatto che gli effetti della triptorelina non possono con certezza essere definiti temporanei  e) si ammette che “la Triptorelina può limitare l’incremento della densità ossea che normalmente si verifica con la pubertà. Ciò potrebbe causare una maggior fragilità delle tue ossa da adulto”: altro possibile effetto tutt’altro che temporaneo  f) si ammette che “ci possono essere altri effetti collaterali lungo termine della Triptorelina che non sono ancora conosciuti”: a ulteriore prova del fatto che gli effetti del farmaco non possono essere definiti temporanei. 
  6. Non si informa la-il minore del fatto che nella stragrandissima maggioranza dei casi (dal 90 al 98 per cento) chi inizia la terapia con triptorelina passa direttamente agli ormoni cross-sex, cioè intraprende la transizione.
  7. Ammesso e non concesso che una/un minore allo stadio Tanner 2 -tra i 9 e i 12 anni- sia davvero in grado di comprendere e valutare appropriatamente informazioni sulla fertilità e sulla densità ossea (perfino WPATH, la più grande associazione mondiale per la salute transgender, nella sua chat interna dichiara l’impossibilità del consenso: “In teoria è giusto parlare con un quattordicenne del fatto di preservare la sua fertilità, ma so che è come parlare al muro… La maggior parte dei ragazzi non ha nessuno spazio cerebrale per parlarne in modo serio”. “Tanti dicono: bleah: bambini, neonati, che schifo. Risposta media: Ok, nel caso adotterò”. Neanche le famiglie capiscono bene, “gente che magari non ha manco studiato biologia a scuola… certi genitori” dice un terapista “non riescono nemmeno a formulare le domande riguardo a un intervento medico per il quale hanno già sottoscritto il consenso”), sarebbe opportuno raccontare anche dell’esperienza delle/dei desister, quelle/i che dando tempo al tempo vedono risolversi spontaneamente l’incongruenza/disforia di genere, e delle-dei detransitioner, che dopo aver intrapreso il percorso bloccanti-ormoni cross sex -chirurgia con effetti irreversibili sul proprio corpo si pentono e decidono di interrompere i farmaci pur sapendo di non potere più tornare indietro.
  8. Il modulo si chiude con l’affermazione “Sei stat* informat* che devi continuare a fare gli incontri con lo psicologo o lo psichiatra con una cadenza concordata”. Ma la psicologa Jiska Ristori, tra le responsabili del servizio al Careggi, ha pubblicamente affermato che prima di somministrare il farmaco nel reparto non si faceva nessuna psicoterapia: “Come una persona si identifica con la propria identità di genere lo sa la persona, non siamo noi che possiamo dire ad una persona come si identifica. Esattamente come succede nelle persone cisgender alle quali non viene richiesta una psicoterapia per definire la propria identità di genere, questo vale anche per le persone trans”. Quindi non è chiaro che cosa si intenda per “continuare” un percorso  che, come si rivendica, non è mai stato nemmeno iniziato. 

MARINA TERRAGNI


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