Nelle norme contro la violenza sulle donne si parli di sesso e non di “identità di genere”: lettera aperta al Parlamento Europeo
La violenza contro le donne non si potrà contrastare se i testi di leggi e trattati non faranno chiaramente riferimento al sesso e non al “genere”. Ci uniamo a gruppi femministi e gender critical in un appello ai parlamentari europei che si esprimeranno sulla proposta antiviolenza della Commissione: scrivete chiaramente nel testo che le donne e le ragazze sono le persone di sesso femminile e non lasciate alcuno spiraglio alla gender ideology

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Anche noi abbiamo sottoscritto la lettera alla Commissione europea sulla lotta alla violenza contro le donne e agli abusi domestici redatta da WORIADS, coalizione di cittadine-i gender critical che ha l’obbiettivo di informare e sensibilizzare le istituzioni europee sui pericoli dell’identità di genere.

La lettera chiede che le norme europee sulla violenza contro le donne riconoscano chiaramente la categoria del sesso biologico. Riportiamo a seguire il testo completo che sarà inviato ai membri del Parlamento Europeo che si esprimeranno sulla proposta alla fine di questo mese, tra i quali c’è l’italiana Pina Picierno (PD, gruppo Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici).

Il problema è che la Convenzione di Istanbul -che è il trattato europeo di riferimento sulla violenza contro le donne- riporta le espressioni “identità di genere” e “genere”, riferendosi però «alla libertà delle donne dagli stereotipi di genere, ovvero al non-obbligo a conformare i propri comportamenti ai ruoli assegnati alla femminilità tradizionale», ha spiegato Marina Terragni in un recente articolo (qui).

La successiva risignificazione della parola “genere” ha di fatto trasformato la Convenzione in uno strumento dei gruppi di pressione Lgbtq nonostante in origine sia stata pensata unicamente ed esclusivamente per le donne. Benché il testo della Convenzione non sia emendabile, è necessario costruire presidi normativi contro questa misinterpretazione e cannibalizzazione.

Frances Fitzgerald (PPE, Irlanda), Evin Incir (S&D Svezia), Nathalie Colin-Oesterlé (PPE, Francia), Pina Picierno (S&D, Italia), Maria Soraya Rodriguez Ramos (Renew, Spagna), Lucia Duris Nicholsonova (Renew, Slovacchia), Diana Riba i Giner (Spagna, EFA), Sylwia Spurek (Polonia, EFA), Christine Anderson (Germania, ID), Nicolaus Fest (Germania, ID), Margarita de la Pisa Carrion (Spagna, ECR), Assita Kanko (Belgio, ECR), Malin Bjork (Svezia, Sinistra) e Eugenia Rodriguez Palop (Spagna, Sinistra),

Vi scriviamo in merito alla proposta della Commissione europea sulla lotta alla violenza contro le donne e agli abusi domestici e agli emendamenti a tale proposta che sono attualmente all’esame delle Commissioni per le libertà civili e i diritti delle donne del Parlamento europeo. WORIADS è una coalizione apartitica di cittadine-i, attiviste-i e professioniste-i di tutta Europa che insistono sul fatto che il sesso biologico è reale, importante e immutabile e che non dovrebbe essere confuso con il genere.

Riteniamo che la proposta potrebbe essere notevolmente migliorata riconoscendo che il sesso biologico è ora spesso confuso con l’identità di genere e che ciò ha gravi conseguenze per i diritti delle donne basati sul sesso. I deputati Lukas Mandl e Nathalie Colin-Oesterlé hanno presentato emendamenti che riconoscono che le donne sono una classe di sesso biologico con esigenze ed esperienze specifiche e vi chiediamo di sostenerli. Questi emendamenti:

Riconoscono che il sesso biologico è 1) reale, importante e un fattore chiave alla base della violenza contro le donne e 2) forniscono chiarezza nella terminologia, nella raccolta dei dati, nei programmi di istruzione e formazione definendo le donne (e le ragazze) come persone “di sesso femminile” (AM 745 Mandl)

Garantire che nessuna donna vittima di violenza si autoescluda o subisca una ritraumatizzazione perché costretta a condividere l’alloggio e i servizi igienici con persone di sesso maschile, prevedendo disposizioni specifiche per le case di accoglienza “esclusivamente per le vittime di sesso femminile”. Tali rifugi possono ovviamente esistere accanto a rifugi “neutri dal punto di vista del genere”. (AM 564 Colin-Oesterlé)

Garantire che le donne, i genitori, gli operatori sanitari e altri possano parlare liberamente delle questioni legate al sesso e al genere che li riguardano, rendendo un reato aggravato il fatto di commettere atti di violenza contro una persona in seguito a un atteggiamento ostile nei confronti della vittima a causa delle sue “convinzioni o opinioni politiche o di altro tipo” (AM 956 Colin-Oesterlé).

Desideriamo insistere sul fatto che le donne e le ragazze subiscono un livello sproporzionato di violenza maschile e di aggressioni sessuali sulla base del loro corpo sessuato, indipendentemente da qualsiasi senso interno di genere o “identità di genere”.  Per questo motivo, vi chiediamo di respingere i numerosi emendamenti che cercano di sostituire il termine “sesso” con “genere” e di estendere speciali protezioni alle minoranze sessuali, come gli omosessuali e i maschi che si auto-identificano come donne. Questi gruppi dovrebbero essere coperti da altri strumenti giuridici, come la direttiva UE sulle vittime.

Vi chiediamo inoltre di respingere gli emendamenti che aprono la strada a concetti controversi legati al genere nell’educazione sessuale dei bambini e quelli che suggeriscono che i bambini possono acconsentire a procedure ormonali e chirurgiche che alterano la loro vita per cambiare il loro sesso. In particolare, vi invitiamo a opporvi agli emendamenti 345 e 800 dei deputati Angel e altri e agli emendamenti 355 e 808 di Spurek e altri, che si riferiscono alla capacità dei bambini di dare il consenso informato alle cure per la conferma del sesso come se la questione fosse già ampiamente accettata e risolta. In realtà, Paesi come la Svezia, la Finlandia e il Regno Unito hanno già riconosciuto che ci sono pochissime prove o consenso scientifico sul fatto che l’uso di bloccanti della pubertà, ormoni del sesso opposto e interventi chirurgici, spesso con effetti irreversibili e medicalizzazione a vita di corpi sani, sia l’opzione migliore per questi bambini. Rifiutiamo anche l’idea di una “educazione sessuale completa” che, secondo le linee guida delle Nazioni Unite, consiglia di chiedere ai bambini di 5 anni di “riflettere su come si sentono riguardo al loro sesso biologico e al loro genere” e chiede ai bambini di 9 anni di riconoscere che ognuno ha una “identità di genere” e di “imparare a definire la propria”.

Inoltre, riteniamo che l’emendamento 390 dei deputati Angel e altri cerchi di mettere a tacere i professionisti del settore medico e i genitori che si esprimono contro il modello di assistenza basato sull'”affermazione” del genere, equiparando le loro preoccupazioni a un “discorso di odio” e spingendo la narrazione coercitiva e infondata secondo cui questi bambini si suicideranno se non vengono assecondati. Vi chiediamo di respingere l’emendamento 390.

Cordiali saluti,

WORIADS

Testo originale qui

Organizzazioni:

Genspect

Cry for Recognition (BE)

Observatoire des Fondamentalismes à Bruxelles (BE)

AMQG (CH)

Initiative “Lasst Frauen Sprechen!“ (DE)

LGB Alliance e.V. (DE)

WDI Finland (FI)

WDI France (FR)

Ypomoni (FR)

44 Vilaines Filles (FR)

Le Partage (FR)

Women’s Space Ireland (IE)

The Countess Advocacy (IE)

WDI Italy (IT)

RadFem Italia (IT)

Standing For Women Sweden (SE)

Women’s Rights Network (UK)


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