Le atrocità commesse da Hamas il 7 ottobre e quelle piazze transfemministe che negano gli stupri
Pubblicato il rapporto parlamentare multipartitico del Regno-Israele per documentare e salvaguardare la verità degli eventi da negazionismo, distorsione e revisionismo storico.

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Questo mese è stato pubblicato il primo The 7 October Parliamentary Commission Report del gruppo
parlamentare multipartitico per Regno Unito-Israele, presieduto da Lord Roberts di Belgravia.
Questo rapporto completo fornisce un resoconto delle atrocità commesse da Hamas il 7 ottobre 2023, con
lo scopo di documentare e salvaguardare la verità degli eventi da negazionismo, distorsione e revisionismo
storico.
Non è una lettura per deboli di stomaco: oltre alle torture e alle uccisioni dei civili, il rapporto riporta gli
agghiaccianti ritrovamenti dei corpi di donne, ragazze, e anche uomini, che erano stati sottoposti a
violenza sessuale, mutilazioni genitali e torture di natura sessuale.
Nel corso degli scorsi mesi, le donne che erano state ostaggio di Hamas hanno riportato testimonianze
riguardo alle aggressioni subite.
Mia Schem ha dichiarato di aver perso i sensi per le ferite, e di essersi risvegliata dopo un periodo di
incoscienza con altri vestiti e il rapitore che le ricordava di aver visto il suo corpo nudo:

Quando sono arrivata allo Sheba Medical Center, ho soltanto detto: “Per favore, assicurati che non sia incinta. Dio non
voglia, controlla solo che non sia incinta. Oltre a questo, non voglio sapere altro. Alcune cose è meglio non
saperle mai”.

Agam Goldstein-Almog ha testimoniato di aver visto una ragazza costretta a toccare e farsi toccare dal suo
rapitore; Aviva Siegel di aver visto ragazze piangenti uscire da un bagno con uno o più uomini di Hamas.
Anche il marito Keith Siegel, recentemente liberato, ha dichiarato di essere stato costretto a guardare i
terroristi che torturavano una giovane donna: “Intendo torturata letteralmente — non in senso figurato“,
spiegando che “ho visto aggressioni sessuali verso le donne ostaggio.”
Amit Soussana ha raccontato di essere stata aggredita sessualmente dal suo rapitore mentre era tenuta in
ostaggio, e di essere riuscita a evitare altre aggressioni solo grazie al ciclo.
Ilana Gritzewsky ha ricordato di essersi svegliata il 7 ottobre a Gaza con il seno scoperto e i pantaloni
abbassati, circondata da sette terroristi.
Che il 7 ottobre (e nei mesi successivi, per quanto riguarda gli ostaggi) siano state commesse violenze
sessuali sulle donne israeliane (e alcuni uomini) è un fatto corroborato da una mole di evidenze
schiacciante, eppure l’argomento non sembra essere particolarmente rilevante né per le organizzazioni
“transfemministe”, né per gli organismi internazionali che dovrebbero tutelare i diritti delle donne.
In questi ambienti, anzi, si propone una narrazione apertamente anti-israeliana, arrivando a considerare
“fake news” tutte le notizie relative alle aggressioni perpetrate dai militanti di Hamas.
Eppure le evidenze sono inconfutabili.
Il New York Times ha pubblicato un’indagine dettagliata sulle prove di violenza sessuale durante l’attacco
del 07/10. La violenza contro le donne è stata definita “di massa e sistematica”;.
Questo articolo è stato criticato dai media vicini alla causa palestinese, in particolare da un servizio di
presunto debunking da parte di The Intercept. Questa testata online ha tentato di smontare la storia
del  New York Times concentrandosi su presunte incoerenze nei racconti dei testimoni e criticando la
credibilità delle fonti citate, con un approccio simile a quello usato nei tribunali per far sembrare
inaffidabili i resoconti delle vittime (metodo considerato vittimizzazione secondaria), ma senza di fatto
andare a confrontarsi con alcune delle fonti primarie dell’indagine.
I successivi resoconti indipendenti hanno tuttavia confermato quanto emerso dall’indagine del New York
Times.
In particolare, l’Associazione dei Centri di Crisi per lo Stupro in Israele (ARCCI) ha stilato un rapporto che combina informazioni ricevute da testimoni oculari e primi soccorritori con reportage dei media in Israele e nel mondo. Il rapporto conclude che l’attacco di Hamas del 7 ottobre ha incluso aggressioni sessuali brutali eseguite sistematicamente e deliberatamente contro i civili israeliani.
Il rapporto dell’ARCCI descrive in dettaglio vari aspetti delle violenze sessuali, con sezioni intitolate:
· Uso sistematico della violenza brutale per commettere stupri
· Molteplici aggressori/stupri di gruppo"
· Stupro in presenza di familiari/membri della comunità
· Offese sessuali verso i maschi
· Esecuzione durante o dopo lo stupro
· Legatura
· Mutilazione e distruzione degli organi genitali
· Inserimento di armi in aree intime
· Distruzione e mutilazione del corpo.
Il rapporto dell’ARCCI riporta testimonianze oculari di sopravvissuti che hanno descritto il festival musicale
Nova come un’apocalisse di corpi, ragazze senza vestiti”, indica che “diversi sopravvissuti al massacro
hanno fornito testimonianze oculari di stupri di gruppo”;. I primi soccorritori riportano di aver trovato corpi
nudi e sanguinanti pesantemente dall’area pelvica, e mutilazioni genitali.
Un altro ente indipendente ha confermato quanto sopra: il rapporto di Physicians for Human
Rights–Israel è stato pubblicato nel novembre 2023 e ha concluso che il 7 ottobre si sono verificati  “crimini
sessuali e di genere diffusI”.
In seguito, il rapporto delle Nazioni Unite (organizzazione notoriamente poco favorevole a Israele) ha
raggiunto conclusioni simili, evidenziando “ragionevoli motivi per credere” che la violenza sessuale legata
al conflitto sia avvenuta durante gli attacchi del 7 ottobre, ha trovato prove che la violenza sessuale, inclusi
stupri di gruppo e abusi sessuali su cadaveri femminili, è avvenuta al festival musicale Nova, che le vittime
femminili erano state spogliate, legate e uccise al Kibbutz Kfar Aza e al Kibbutz Be’eri, e che la violenza
sessuale è avvenuta lungo la strada 232, una via di fuga chiave dal festival musicale, e che gli ostaggi
rilasciati dalla prigionia di Hamas erano stati sottoposti a “violenza sessuale, inclusi stupri, torture
sessualizzate e trattamenti crudeli, inumani e degradanti”.
Pramila Patten, rappresentante speciale del Segretario generale per la violenza sessuale nei conflitti, ha
commentato:

“Quello che ho visto in Israele sono scene di violenza inenarrabile perpetrata con scioccante
brutalità”.

A questi rapporti si aggiungono le confessioni dei terroristi catturati: ad esempio Jamal Hussein Ahmad
Radi, di 47 anni, e il figlio Abdallah, 18, hanno ammesso di aver commesso stupri, oltre che uccisioni e
rapimenti dei civili.

“Lei urlava, piangeva, ho fatto quello che ho fatto, l’ho violentata. L’ho minacciata con la pistola per farle
togliere i vestiti – ricordo che indossava dei pantaloncini di jeans – e questo è quanto. Non so cosa le sia
successo, sono stato lì per circa quindici minuti e poi me ne sono andato”, conclude Jamal.

Secondo il figlio Abdallah, invece, il padre ha ucciso la donna:

“Mio padre l’ha violentata, poi l’ho fatto io e quindi mio cugino, e poi ce ne siamo andati. Ma mio padre l’ha uccisa dopo che avevamo finito. Oltre
questa donna abbiamo violentato anche un’altra ragazza.”

Manar Mahmoud Muhammad Qasem ha confessato: “Il diavolo si è impadronito di me e l’ho violentata.”

È stato quindi piuttosto paradossale vedere le piazze delle manifestazioni femministe, ammantate nella
bandiera palestinese, ripetere gli slogan di Hamas, gli stessi terroristi che si sono macchiati dei più turpi
crimini verso le donne, senza neanche un pensiero, se non di odio, per le donne israeliane.
Si tratta delle stesse piazze che, fino a pochi anni fa, ripetevano “Sorella, io ti credo”. Che fine ha fatto
quella fiducia nei confronti delle vittime?
La dissonanza cognitiva è ancora più forte quando si pensa all’oppressione esercitata dal gruppo
terroristico sulle donne palestinesi, a cui viene imposta la Sharia e un’educazione che glorifica il martirio e
la generazione di figli a questo scopo, nonché il continuo traffico di donne yazide e cristiane come schiave.
Nell’affermare la necessità di una lotta femminista universale, indipendente da confini nazionali e interessi
politici, è essenziale ricordare che un vero movimento femminista si batte per i diritti di tutte le donne, in
ogni angolo del globo e di ogni popolo e credo religioso.
Nessuna causa politica può mai giustificare l’utilizzo della violenza sessuale, né gli stupri possono essere
negati o minimizzati sotto la romantica definizione di resistenza armata contro la violenza di Stato.
Quando il femminismo diventa uno strumento per fini politici specifici, si allontana dalla sua essenza e si
trasforma in qualcos’altro, minando la sua stessa ragion d’essere: non più un movimento per i diritti delle
donne ma un’iniziativa politica che sfrutta la causa femminista per portare avanti i propri scopi.

Anna Zanotti


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