La Spagna ferma la Ley Trans. La Germania pure

Grande vittoria del femminismo spagnolo: il governo si spacca sulla Ley Trans -che introduceva l'autocertificazione di genere-e l'astensione del Psoe blocca l'iter. Una legge simile è stata bloccata al Bundestag. Dopo lo stop al self-id in UK, i transattivisti ancora all'angolo. Un boomerang anche per il ddl Zan
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Brutto colpo per i transumanisti: con 78 voti a favore, 143 contrari e 120 astensioni, l'iter della Ley Trans in Spagna (autodeterminazione di genere) si è fermato.

Non si tratta di una vittoria definitiva: Podemos, che ha proposto la legge, annuncia che non si fermerà. Ma il partito è uscito fortemente indebolito dal recente voto amministrativo, débâcle in seguito alla quale il leader Pablo Iglesias ha deciso di lasciare la politica. Podemos ha perso molta della sua forza contrattuale. Difficilmente riuscirà a riportare la proposta in discussione. Le 120 astensioni sono quasi tutte ascrivibili al Psoe, che pur essendo contrario alla Ley Trans (vedere qui) non ha voluto schiacciarsi su no delle destre (in questo fortemente criticato dal femminismo). La scelta di astenersi ha comunque spaccato la maggioranza di governo.

Oggi il femminismo spagnolo ha molte ragioni per festeggiare. Il paziente e rigoroso lavoro di informazione condotto dal cartello unitario ContraBorrado sui rischi della legge per donne, bambine e bambini ha dato i suoi frutti, si spera definitivi. Oltre alla libera determinazione del proprio genere per gli adulti senza alcuna perizia né sentenza -oggi in Spagna, come in Italia, il "cambio di genere" richiede un preciso iter medico, psicologico e legale- la Ley Trans intendeva allargare il "diritto" anche ai minori di 12 anni, e a prescindere dal consenso dei genitori (il testo di legge qui).

La transizione dei minori è ovunque la questione più sensibile: dopo anni di pratica presso selvaggia e sregolata e migliaia di transizioni (soprattutto di bambine, dal femminile al maschile) la Gran Bretagna ha introdotto la necessità di una sentenza tribunale per autorizzare la "terapia" con puberty blocker; la Svezia ha detto stop; l'Arkansas ha dichiarato l'illegalità di questi trattamenti farmacologici; la Finlandia ha rivisto le linee guida, incoraggiando i trattamenti psicologici per i minori "non-conformi". In Italia l'uso di bloccanti ormonali è autorizzato e praticato da qualche anno, ma non si conoscono i numeri delle-i minori trattate-i: è venuto il momento di conoscerli e di dare battaglia.

Dopo la Spagna, è toccato alla Germania. Il Bundestag ha fermato una proposta di legge sull'autodeterminazione del genere proposta dai Verdi e da Neue Linke (vedere qui).

Lo stop in Germania e in Spagna (dopo che anche la Gran Bretagna ha respinto il self-id) provoca un contraccolpo anche al ddl Zan in discussione in Italia. La proposta non parla esplicitamente di autodeterminazione di genere ma introduce il concetto di identità di genere, architrave della legge e apripista per vero obiettivo del self-id, come chiaramente esplicitato da Marilena Grassadonia alla manifestazione pro-Zan a Milano (vedere qui), confermato dalla piazza di Roma e dall'iconica cover del settimanale l'Espresso.

Marina Terragni

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