La sharia in Europa e il bavaglio su chi critica l’Islam politico
UK: Aumentano i tribunali in cui donne e bambini non hanno diritti. Ma il premier Starmer nega, e attacca chi denuncia come Julie Bindel. Intanto in Germania chiude l’unico centro che studiava criticamente l’islam.

Condividi questo articolo

UK: aumentano i tribunali della Sharia. Lì le donne valgono la metà, i bambini non valgono niente. Parlano di giustizia “alternativa”, di “mediazione culturale”, ma il risultato è sempre lo stesso: l’erosione dei diritti più elementari. Julie Bindel ha documentato il fenomeno: divorzi negati alle donne, violenza domestica ridotta a faccenda privata, eredità dimezzate perché sei nata femmina, “matrimoni di piacere” della durata di 30 minuti per consentire agli uomini di andare a prostitute senza peccare. E intanto, nel Regno Unito, i dati raccontano oltre duemilasettecento reati “d’onore” in un solo anno, mutilazioni genitali femminili, matrimoni forzati. Ma il primo ministro britannico Keir Starmer nega: «Non esistono due sistemi di giustizia», dice. E accusa la femminista Bindel di seminare odio.

Estremisti islamici in una manifestazione a Londra.

Nel frattempo, in Germania viene chiuso il Centro di Ricerca sull’Islam Globale di Francoforte (Frankfurter Forschungszentrum Globaler Islam), unico centro che studiava l’islam in tutte le sue forme, compreso l’islamismo politico. La direttrice Susanne Schröter racconta: «Chi non è disposto ad adattarsi ideologicamente, non va avanti». E ancora: «La ricerca critica sull’islam è diventata un tabù». E punta il dito sulla critical theory e sulle teorie postcoloniali. È la resa dell’accademia: invece di indagare, si autocensura; invece di proteggere la libertà di parola, accetta le accuse pretestuose di islamofobia. Così il discorso pubblico si svuota, e a guadagnarci sono sempre gli stessi: i patriarchi religiosi.

I due episodi – tribunali paralleli in UK e silenzio imposto in Germania – si rispecchiano. Non è un caso, è un disegno. Da una parte si concedono zone franche in cui la legge dello Stato non entra; dall’altra si impedisce di studiare e denunciare. Il risultato è che l’islam radicale avanza indisturbato, e con lui un’idea di donna subordinata, di bambino proprietà del padre. Non riguarda solo le comunità musulmane: riguarda tutte e tutti noi. Se i diritti delle donne possono essere sospesi “per cultura”, allora non sono più diritti, ma concessioni revocabili. E quando il multiculturalismo diventa più importante dell’uguaglianza, la democrazia è già persa.

Maria Celeste


Questo articolo è prodotto grazie a lavoro volontario.
Gran parte delle notizie che leggi qui non le troverai su nessun altro media.
Se pensi che nostro lavoro sia utile, grazie se potrai sostenerci.
Anche il più piccolo contributo è prezioso!

Puoi fare un bonifico a:
Associazione RadFem Italia
IBAN: IT59W0306909606100000402734

Condividi questo articolo
Torna in alto