La pubertà forse andrebbe bloccata a TUTTI: deriva transumana dell’Organizzazione Mondiale della Sanità

Pochi giorni prima di Natale l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha annunciato che svilupperà nuove linee guida sulla “salute delle persone trans e di genere diverso”, con particolare attenzione all’accesso agli ormoni e agli interventi chirurgici (quelle che definisce “cure inclusive di genere”). ”) e al riconoscimento giuridico dell’autoidentificazione di genere (self id).

L’OMS ha inoltre annunciato di aver formato un gruppo per sviluppare le linee guida. Di questo gruppo di esperti fanno parte molti apparatchik della World Professional Association of Transgender Health (WPATH), tra cui due ex presidentiattivisti trans impiegati dalla rete Global Action for Trans Equality, o GATE; il genitore di un bambino che si identifica come trans; e almeno un membro con forti legami con l’industria farmaceutica. Su 21 membri più di tre quarti sono transattivisti.

Alcuni dei partecipanti al panel hanno profili pubblici particolarmente pittoreschi, nessuno più di Florence Ashley (nella foto in apertura) “giurista e bioeticista transfemminile” i cui pronomi preferiti sono “Loro/Loro/Quella stronza ”. Ashley ritiene che “i bloccanti della pubertà dovrebbero essere trattati come l’opzione predefinita” per TUTTI i giovani, invece di “lasciare che la pubertà faccia il suo corso”. L’attivista sostiene che lasciare che questa fase dello sviluppo umano progredisca senza interruzioni “favorisce fortemente l’incarnazione cis, aumentando il costo psicologico e medico della transizione”

“I bloccanti della pubertà collocano strutturalmente il futuro ormonale transgender e cisgender in una simmetria approssimativa. I giovani che assumono bloccanti della pubertà hanno le loro opzioni molto aperte, i loro corpi non vengono alterati né dal testosterone né dagli estrogeni. Anche se molto rimane sconosciuto sugli effetti a lungo termine dei bloccanti della pubertà, le limitate prove empiriche e l’esperienza clinica ci rendono più che giustificati nel ritenere che, qualunque sia il rischio che i bloccanti della pubertà comportano, non precludono percorsi di vita futuri tanto quanto avviene con la pubertà”.

Insomma: la pubertà naturale è molto più pericolosa dello “sviluppo artificiale” prodotto con l’uso di blocker seguito da ormoni cross sex e chirurgia, perché solo questa seconda strada garantisce la libertà. E oggi libertà è anzitutto libertà di decidere di che sesso sei: ormai da anni le/gli adolescenti vengono bombardati con questa transpropaganda (ndr)

Oltre ad essere assurda la proposta non tiene conto dei possibili effetti dei bloccanti della pubertà sullo sviluppo del cervello degli adolescenti. Non sappiamo ancora come la soppressione degli ormoni sessuali che stimolano lo sviluppo cognitivo durante la pubertà influisca su fattori come il controllo degli impulsi, la regolazione emotiva, il pensiero critico e il processo decisionale. Inoltre, prove suggeriscono che bloccare la pubertà potrebbe “bloccare” i bambini in un’identità trans invece che guadagnare tempo e spazio per pensare.

Secondo alcuni studi pionieristici i puberty blocker, oltre ai vari effetti collaterali già accertati, dalla demineralizzazione ossea alla compromissione della fertilità, interromperebbero anche la maturazione del cervello, fermando lo sviluppo delle connessioni neurali e compromettendo la mielinizzazione: nella tabella a seguire gli effetti del Lupron, bloccante della pubertà, su un bambino brasiliano di 3 anni, ndr.

Ashley dapprima nega poi ammette il possibile ruolo dell’influenza sociale sulle/sui minori: “Se l’aumento delle identità transgender evidenzia un contagio sociale – affermazione che ho dimostrato essere infondata – potrebbe tuttavia trattarsi di un contagio sano”. 

Un altro relatore, Teddy Cook, ha descritto gli “effettivi effetti collaterali delle cure mediche che affermano il genere” come “una qualità della vita significativamente migliore, risultati significativamente migliori in termini di salute e benessere, una drastica diminuzione dell’angoscia, della depressione e dell’ansia e un sostanziale aumento delle differenze di genere” concludendo che “non corriamo il rischio di subire danni affermando il nostro genere”. 

I membri del panel hanno supervisionato la controversa inclusione degli eunuchi, così come l‘esclusione di una bozza di capitolo sull’etica medica dai più recenti standard di cura di WPATH . In breve, molti di loro hanno significativi conflitti di interessi personali, intellettuali e professionali che possono interferire con la loro capacità di valutare le prove quando queste portano a situazioni scomode. 

I conflitti di interessi sono inevitabili, ma l’equilibrio conta. Nel panel dell’OMS non ci sono voci critiche, medici preoccupati, esperti di sviluppo infantile e adolescenziale, specialisti in neurosviluppo, desister e detransitioner

L’organizzazione ha anche aperto una breve finestra per i commenti del pubblico durante le vacanze di Natale, finestra che si chiuderà appena due giorni dopo l’Epifania. Se il venerdì pomeriggio è il momento migliore della settimana per diffondere cattive notizie, il periodo di Natale e Capodanno è il momento ideale per sollecitare il commento del pubblico se si vuole che meno persone possibile intervengano, ovviamente. 

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha la responsabilità di facilitare – e non di anticipare – un dialogo aperto, trasparente e scientifico sui rischi, i benefici e le incognite che circondano i trattamenti più efficaci ed etici per i pazienti con disforia di genere. 

A questo punto, il processo richiederebbe di ripartire da zero.

La vicenda è raccontata qui, qui e qui.

Qui invece una petizione internazionale contro l’iniziativa dell’OMS.

traduzione e adattamento di Marina Terragni

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