Anche la Nuova Zelanda frena sui bloccanti della pubertà: “Mancano prove della loro efficacia”
Il governo pronto a varare ulteriori misure a salvaguardia della salute dei minori con "disforia di genere": "Serve un approccio olistico" che determini "i bisogni del ragazzo/a sia dal punto di vista della salute mentale che della vita sociale"

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Anche la Nuova Zelanda, roccaforte della cosiddetta terapia affermativa per i minori “gender non conforming”, frena bruscamente sui bloccanti della pubertà e chiede ai medici di usare grande cautela nel prescriverli dopo che l’atteso rapporto del ministero della sanità ha constatato  la mancanza di solide prove della loro efficacia e sicurezza.

“Lo studio ha rilevato che le prove a sostegno dell’efficacia e della sicurezza sono limitate e di scarsa qualità”, ha affermato il Ministero della Sanità in una nota.

Ora il governo potrebbe fare un passo in più e varare ulteriori misure a salvaguardia  dei minori con “disforia di genere” o decidere di agire come la Gran Bretagna che ha sospeso la somministrazione della triptorelina agli adolescenti dopo che il rapporto finale della pediatra Hilary Cass aveva concluso che “offrire la terapia affermativa era stato un fallimento”.

Secondo il Ministero il punto di partenza per trattare i giovani disforici è “un approccio olistico” che determini “i bisogni del ragazzo/a sia dal punto di vista della salute mentale che della vita sociale”. Esattamente quello che aveva suggerito anche la dottoressa Cass.

Il nuovo approccio precauzionale segnala la necessità che i medici esercitino cautela nella prescrizione, incluso il fatto che la terapia dovrebbe essere avviata solo da medici esperti nel campo e che facciano parte di un team interprofessionale che offra una gamma completa di supporto ai giovani con problemi di identità di genere. In parole povere: serve anche uno psichiatra/psicologo che indaghi a fondo la natura del malessere. Nel caso di pazienti con sintomatologia di disforia di genere è stata riscontrata un’alta comorbidità con autismo, ADHD e/o patologie psichiatriche quali ad esempio la depressione e l’ansia sociale.

In Nuova Zelanda, nel 2010, circa 25 giovani di età compresa tra 11 e 17 anni avevano iniziato ad assumere la triptorelina, nel 2021 erano diventati 140 ma negli ultimi due anni si era scesi a 113 casi.

Ora il Ministero della Sanità ha annunciato che consulterà tutte le organizzazioni e ha invitato i cittadini a rispondere a un sondaggio sulla sua pagina web. La consultazione, aperta fino a fine gennaio 2025, chiederà se sono necessarie ulteriori precauzioni.

Il Ministero della Salute commissionerà anche una ricerca per determinare gli impatti clinici e di salute mentale e benessere a lungo termine dei bloccanti della pubertà.

ELENA BANDIERA


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