La differenza sessuale conta anche per le/i minori “trans”
La futura baronessa Hilary Cass, autrice del review che ha abolito di fatto la terapia affermativa in Gran Bretagna, mette in guardia sui rischi del testosterone: per le bambine trattate con ormoni mascolinizzanti è molto più difficile tornare indietro rispetto ai maschi trattati con estrogeni. E le differenze non si fermano qui

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Hilary Cass, autrice del definitivo review sui puberty blocker e gli ormoni cross-sex per i minori, colossale studio che ha convinto il governo britannico a sospendere del tutto la terapia affermativa per bambine-i con disforia di genere (Cass sarà presto nominata baronessa e siederà nella Camera dei Lord in posizione trasversale, non appartenendo ad alcun partito politico) mette in guardia sui maggiori rischi del testosterone (somministrato alle femmine) rispetto agli estrogeni (prescritti ai maschi).

“Spiace dirlo” ha affermato “perché la cosa causerà dei contraccolpi. Ma il testosterone è molto più efficace e agisce molto più rapidamente degli estrogeni. E’ molto più facile mascolinizzare una femmina che femminilizzare un maschio”. E gli effetti del testosterone -barba e timbro grave della voce- sono molto meno reversibili perfino di una doppia mastectomia nel caso si volesse tornare indietro (detransition).

L’uso di testosterone comporta anche seri rischi per la salute: atrofia vaginale, dolore pelvico, riduzione della fertilità, effetti teratogeni sul feto nel caso si intraprendesse una gravidanza, problemi alle ossa, rischi cardiovascolari, policitemia (aumento dell’emoglobina nel sangue) mentre il rischio di tumori al seno, all’utero e alle ovaie non è ancora stato sufficientemente valutato.

Le affermazioni di Cass confermano che la questione della disforia du genere nei minori non può essere affrontata in una logica paritaria e chiede di tenere in grande conto la differenza sessuale, per molte ragioni. Prima delle quali, oggi i giovani “trans” sono in grande prevalenza ragazze (8 casi su 10); se quasi sempre nei maschi la disforia insorge precocemente, nella stragrande maggioranza delle bambine l’esordio è improvviso e alle soglie dell’adolescenza (ROGD). Ancora: nel caso dei maschi la disforia va spesso ricondotta a una parafilia, mentre per le femmine le ragioni sono prevalentemente psico-sociali e comportano un intervento più “politico”. La terapia affermativa, inventata in Olanda una ventina di anni fa,  non può a maggior ragione funzionare per le ragazze in quanto allora la platea di riferimento era quasi integralmente maschile. Lo statuto della questione trans oggi è dunque radicalmente cambiato, il che vale anche per i principi di Yogyakarta che da decenni informano le politiche trans in tutto il mondo: anche in questo caso si è fatto riferimento a una popolazione quasi totalmente maschile.

Sulla disforia delle/dei minori c’è ancora molto da pensare e da lavorare.

Marina Terragni

qui la registrazione del webinar del 2 luglio scorso con l’intervento di Hilary Cass

 

 


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