Uk, la presidente della commissione diritti umani rischia il posto per il suo appoggio alla Corte Suprema che distingue tra donne e persone trans
Da sempre gender critical, Baroness Falkner of Magravine rischia di non essere riconfermata nel suo ruolo in scadenza. Travolto dalle lacerazioni nel suo partito -e nonostante lui stesso abbia accolto favorevolmente il pronunciamento della corte-il premier Starmer non si impegna per una sua nuova nomina

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Secondo alcuni rumours Baroness Falkner of Magravine (nella foto sopra), esponente indipendente della Camera dei Lord britannica oggi a capo della Equality and Human Rights Commission, potrebbe non essere confermata nel suo ruolo in imminente scadenza.

Falkner ha avuto un ruolo di primo piano nella battaglia per la riaffermazione dei diritti delle donne contro l’apertura dei loro spazi riservati e si è espressa favorevolmente sulla sentenza che ha ristabilito la differenza tra le donne e le persone trans. Per le sue posizioni gender critical è da sempre nell’occhio del ciclone.

Lo stesso Starmer, dal canto suo, aveva approvato la sentenza ma ora deve fare fronte a malumori del suo partito. Fra le molte proteste quella di Lord Cashman, che in parlamento ha affermato che “oggi le persone trans in UK vivono nella paura e temono per la loro sicurezza e per il loro futuro. So di alcuni amici che stanno valutando di chiedere asilo in paesi dove non vivrebbero nella paura ma anzi sarebbero i benvenuti”. Non ha tuttavia offerto prove a sostegno delle sue dichiarazioni. Un altro importante parlamentare del Labour, Steve Race, ha definito “spaventoso” il commento del ministro della cultura Bryant a sostegno della sentenza. E così via.

A chi –la leader Tory Kemi Badenoch, da sempre fermamente gender critical- gli ha chiesto se aveva intenzione di riconfermare Falkner  nel suo ruolo, il premier Starmer si è limitato a rispondere: “Ho sempre detto, fin dall’inizio, che il dibattito su questi temi va condotto in modo corretto. L’ho detto molte e molte volte”. Ma su Falkner non si è voluto esporre. Possibile candidata a sostituirla nell’incarico Harriet Harman, decisamente più moderata su questi temi.

Ben prima del pronunciamento della Corte Suprema, nell’aprile 2023 Falkner aveva spinto per una legge che proteggesse le donne nei loro spazi riservati. Due anni dopo la sentenza le ha dato ragione, affermando che quando l’Equality Act nomina le donne si riferisce unicamente alle donne biologiche, escludendo perciò gli uomini che si autopercepiscono donne dagli sport femminili, dai bagni e dagli spogliatoi riservati, dai gruppi per sole donne e dalle quote lavorative e politiche.

Il malcontento nel Labour -insieme alle violente proteste transattiviste- dimostra che la sentenza della Corte Suprema non chiude affatto il dibattito. Vi sarebbe addirittura l’intenzione da parte di alcuni di impugnare la sentenza di fronte alla Corte Europea dei Diritti Umani -per quanto l’UK non faccia più parte dell’Europa-.

articolo di The Times qui

ELENA BANDIERA

 

 


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