Il presidente Joe Biden sembra avere deciso di uscire di scena in modo alquanto inglorioso.
Dopo la grazia globale concessa al figlio Hunter, iniziativa che non è piaciuta a nessuno, il presidente uscente tenta un ultimo colpo a favore del transattivismo di cui è sempre stato un fervido portavoce sulle orme del trans-president Barack Obama: primissimo atto del suo mandato era stato consentire alle persone trans di accedere agli sport femminili; senza alcun dibattito pubblico Biden ha cercato di sostituire la parola sesso con identità di genere in tutti gli atti amministrativi a cominciare dal titolo IX dell’Education Act; le iniziative pro trans sono state davvero innumerevoli, vedere anche qui, qui, e qui, con particolare riferimento alle “terapie affermative” per bambine/i gender non conforming.
Ma anche l’ultimissimo atto del suo mandato a quanto pare è dedicato alla questione trans: in extremis, a pochissimi giorni dalla scadenza del suo mandato, Biden ci riprova un’ultima volta e fa ricorso insieme all’ACLU (American Civil Liberties Union, storica associazione in difesa dei diritti civili) contro la legge del Tennessee che in difesa della salute dei minori vieta procedure irreversibili di transizione (puberty blocker e ormoni).
Ma secondo i commenti rilasciati dai giudici durante le arringhe di mercoledì scorso, la Corte Suprema sembra orientata a respingere il ricorso. Quindi Biden sarebbe sconfitto in partenza, fatto che non costituisce certo una sorpresa: perché lo fa? quale debito deve onorare?
La legge del Tennessee impedisce ai medici di somministrare bloccanti della pubertà e ormoni ai bambini, “terapie” che comportano una serie di rischi per la salute a lungo termine. Il Procuratore generale degli Stati Uniti Elizabeth Prelogar e ACLU hanno sostenuto che la legge del Tennessee viola il XIV emendamento. Ma i giudici conservatori Clarence Thomas e Samuel Alito hanno criticato con forza le argomentazioni dei ricorrenti, in particolare quella secondo cui le procedure transgender sono necessarie per impedire ai bambini di suicidarsi. Tra l’altro nel corso dell’udienza gli stessi sostenitori delle procedure trans sui bambini hanno fatto tre sorprendenti ammissioni: che gli ormoni possono causare infertilità, che ci si può pentire delle procedure e che la “terapia affermativa” non si associa a tassi di suicidio più bassi, quindi che non può essere ritenuta un salvavita.
L’avvocato dell’ACLU Chase Strangio, donna che si identifica come uomo, ha ammesso che i dati sul suicidio e sulle procedure transgender non erano così chiari come gli attivisti pro-transgender avevano precedentemente affermato. Ricerche recenti hanno anzi dimostrato che, contrariamente a quanto costantemente affermato dal transattivismo globale, le procedure trans possono in realtà aumentare la probabilità che i minori tentino il suicidio.
Anche il giudice Brett Kavanaugh e il presidente della Corte Suprema John Roberts sono sembrati esitanti a esprimersi contro il Tennessee. Sia Kavanaugh che Roberts hanno affermato che la soluzione migliore sarebbe lasciare la questione agli Stati e al processo democratico.
E’ quindi molto probabile che la Corte Suprema rigetti il ricorso dell’amministrazione Biden. Una tristissima uscita di scena.
MARINA TERRAGNI
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