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Il Dipartimento della Salute americano ha redatto il nuovo rapporto sulla cura della disforia di genere che, se messo in pratica, segnerà il tramonto del modello interventista e affermativo di WPATH, la controversa organizzazione internazionale dedicata alla salute delle persone transgender . In più di 400 pagine, il rapporto – Treatment for Pediatric Gender Dysphoria: Review of Evidence and Best Practice – adotta un approccio basato sulle prove e solleva preoccupazioni sulla sicurezza e l’efficacia di trattamenti come i bloccanti della pubertà, gli ormoni cross sex e le chirurgie. Evidenziando l’incertezza scientifica e i rischi significativi della transizione medica pediatrica, il rapporto mette in discussione due dogmi del trattamento dei minori: che il sesso di un bambino è quello autopercepito e che la mancata transizione porta al suicidio. Il documento infatti propone un approccio più cauto in un linguaggio non ideologico e privilegia interventi psicosociali e valutazioni psicologiche approfondite, nel rispetto del benessere dei minori. Infatti cita spesso il rapporto Cass, l’indagine indipendente commissionata dal Servizio Sanitario inglese e guidata dalla pediatra Hilary Cass che ha avuto un impatto significativo sulle politiche sanitarie del Regno Unito e sul dibattito internazionale.
Gli autori del rapporto non sono nominati pubblicamente per mantenere l’integrità del processo peer review.
Ne pubblichiamo i punti principali.
Negli ultimi dieci anni, è aumentato significativamente il numero di bambini e adolescenti che si identificano come transgender o non binari, spesso diagnosticati con disforia di genere. Questo rapporto, commissionato dall’Ordine Esecutivo 14187 del 28 gennaio 2025, analizza le evidenze scientifiche e le pratiche cliniche relative al trattamento della disforia di genere nei minori, con particolare attenzione all’approccio di “cura affermativa di genere”. Quest’ultimo include interventi sociali, farmacologici (bloccanti della pubertà, ormoni cross-sex) e chirurgici (come mastectomie), considerati da alcuni “salvavita”, ma oggetto di crescenti controversie. La revisione non fornisce linee guida cliniche o raccomandazioni politiche, ma offre informazioni accurate per policymaker, clinici, terapisti, organizzazioni mediche, pazienti e famiglie, affrontando evidenze, pratiche cliniche, rischi, benefici ed etica.
Prima parte: Il contesto
La disforia di genere è caratterizzata da distress legato al proprio corpo sessuato o alle aspettative sociali associate al sesso. Negli Stati Uniti e in altri paesi, il numero di minori diagnosticati è in aumento. Il concetto di “disforia di genere a insorgenza rapida” (ROGD) è stato proposto per descrivere una nuova presentazione clinica, ma la sua validità è dibattuta. Negli USA, il trattamento segue il modello di “cura affermativa di genere” della World Professional Association for Transgender Health (WPATH), che promuove bloccanti della pubertà, ormoni cross-sex e interventi chirurgici, spesso svalutando approcci psicoterapeutici. Tuttavia, a livello internazionale, paesi come il Regno Unito hanno limitato l’uso di bloccanti della pubertà, preferendo interventi psicosociali come trattamento primario, a causa dell’incertezza sui benefici e dei rischi significativi. Non esiste un consenso globale sulle migliori pratiche per i minori con disforia di genere. Inoltre, il linguaggio usato in questo campo è spesso influenzato dal desiderio di evitare disagio, ma può mancare di rigore scientifico, rischiando di confondere pazienti e famiglie.
Seconda parte: Revisione delle evidenze
La medicina basata sull’evidenza è fondamentale per garantire cure di alta qualità. Questo rapporto ha condotto una revisione ombrello di revisioni sistematiche per valutare i benefici e i danni dei trattamenti per la disforia di genere nei minori. Le evidenze disponibili, incluse quelle che hanno guidato le restrizioni in Europa, sono di qualità molto bassa, indicando che i benefici riportati (ad esempio, miglioramenti psicologici o nella qualità della vita) potrebbero differire significativamente dagli effetti reali. Anche le evidenze sui danni sono limitate, ma ciò potrebbe riflettere la recente adozione di questi trattamenti, la mancanza di monitoraggio sistematico dei danni e bias di pubblicazione. Tuttavia, i rischi noti includono infertilità, disfunzioni sessuali, compromissione della densità ossea, impatti cognitivi negativi, malattie cardiovascolari, disturbi metabolici, complicanze chirurgiche e rimpianto. La diagnosi di disforia di genere si basa esclusivamente su autovalutazioni soggettive e osservazioni comportamentali, senza marcatori fisici oggettivi, e la sua storia naturale è poco compresa. Studi suggeriscono che, nella maggior parte dei casi, la disforia di genere nei minori si risolve spontaneamente senza interventi medici, ma non è possibile prevedere quali pazienti persisteranno nel disagio.
Terza parte: Realtà clinica
Negli Stati Uniti, le linee guida più influenti sono quelle di WPATH e della Endocrine Society, ma una recente revisione internazionale ne ha criticato la scarsa trasparenza e rigore, sconsigliandone l’uso clinico. La versione 8 delle Standards of Care di WPATH (SOC-8) ha suscitato preoccupazioni per la soppressione di revisioni sistematiche che avrebbero potuto contraddire l’approccio preferito, per violazioni nella gestione dei conflitti di interesse e per la rimozione di limiti di età minimi per interventi medici e chirurgici, sotto pressioni politiche. Inoltre, molte cliniche di genere negli USA non rispettano nemmeno i criteri più permissivi di SOC-8, adottando un modello “guidato dal bambino” in cui valutazioni psicologiche approfondite sono spesso omesse. In alcune cliniche di riferimento, le valutazioni si limitano a una singola sessione di due ore, con decisioni basate principalmente sugli “obiettivi di incarnazione” del paziente. Le testimonianze di whistleblower e detransitioner, che evidenziano rischi e danni, sono state spesso ignorate o sminuite. Le associazioni mediche statunitensi hanno contribuito a creare una percezione di consenso a favore della transizione medica pediatrica, ma questo consenso sembra guidato da comitati ristretti influenzati da WPATH, e non è chiaro se rifletta l’opinione della comunità medica più ampia. Alcune associazioni hanno persino represso il dissenso interno su questo tema.
Quarta parte: Considerazioni etiche
Il principio di autonomia garantisce ai pazienti competenti il diritto di rifiutare trattamenti, ma non di ricevere interventi non benefici. Data l’incertezza sui benefici della transizione medica pediatrica e i rischi significativi, i medici hanno l’obbligo etico di proteggere la salute dei pazienti, anche rifiutando interventi richiesti se ritenuti sproporzionatamente dannosi. Consentire tali interventi senza evidenze solide rischia di causare danni iatrogeni e di ridurre la medicina a un servizio consumistico, minando la fiducia nell’autorità medica. Il tasso di rimpianto post-transizione è sconosciuto, ma la sua esistenza è rilevante. Tuttavia, né il rimpianto né la soddisfazione sono indicatori sufficienti per giustificare un intervento medico. La mancanza di evidenze credibili spinge a richiedere più ricerca, ma condurre studi clinici randomizzati su questi trattamenti potrebbe violare standard etici per la ricerca su soggetti umani, data la natura irreversibile degli interventi.
Quinta parte: Psicoterapia
L’aumento della disforia di genere nei giovani si inserisce in una più ampia crisi di salute mentale adolescenziale. Le idee e i comportamenti suicidari, comuni tra i minori con disforia di genere, sono associati a comorbilità psichiatriche, non alla disforia in sé, e possono essere gestiti con strategie psicoterapeutiche consolidate. Non ci sono evidenze che la transizione medica riduca il rischio di suicidio, che rimane basso. La ricerca sugli approcci psicoterapeutici per la disforia di genere è scarsa, in parte perché tali approcci sono stati erroneamente etichettati come “terapia di conversione”. Tuttavia, la psicoterapia è un’alternativa non invasiva agli interventi medici e chirurgici, con evidenze che non presenta effetti avversi in questo contesto. È necessario sviluppare un corpus di ricerca più robusto per valutare il suo ruolo.
Molto positivo il commento di Genspect, l’organizzazione internazionale che propone un modello di cura alternativo a quello di WPATH.
“Il rapporto odierno dell’HHS fornisce ciò per cui abbiamo lottato a lungo: un chiaro riconoscimento della qualità “molto bassa” delle prove e dei “danni significativi” causati dagli interventi di genere in età pediatrica.
Questo rapporto supera per chiarezza persino la Cass Review: “Possiamo essere certi nel senso ordinario di ‘certi’ che questi interventi causano danni, anche se non abbiamo prove di ‘alta certezza’ in senso tecnico”.
I danni sono evidenti, basati su “conoscenze consolidate sulla fisiologia umana e sugli effetti e i meccanismi degli agenti farmacologici utilizzati”.
È improbabile che nuove “revisioni sistematiche… producano nuove conoscenze” e anche se “una ricerca di alta qualità… fosse fattibile”, sarebbe probabilmente “in conflitto con gli standard etici consolidati per la ricerca su soggetti umani”.
Prevedibilmente, gli attivisti cercheranno di respingere i risultati perché sono stati rilasciati sotto l’amministrazione Trump, proprio come hanno respinto la Cass Review perché è stata rilasciata sotto il precedente governo conservatore del Regno Unito.
Le prove sono inconfutabili: stiamo assistendo a un esperimento medico fallito condotto su bambini, con conseguenze che non possono essere annullate”.
A cura di Nina Wess
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