«Siamo obbligate a diffidare delle persone con il pene in quanto donne». Per avere usato questa espressione e aver definito Marie Cau, ex primo sindaco trans della francia, “un uomo”, “un uomo trans femminile” in tv, l’attivista femminista francese Dora Moutot, sta passando i guai. La giornalista, coautrice con Marguerite Stern di Transmania, un saggio critico nei confronti dell’ideologia dell’identità di genere, è stata condannata a una multa di 4500 euro. Nella sentenza il tribunale ha stabilito che la sua dichiarazione costituisce “ingiuria pubblica nei confronti di persone in ragione del sesso, orientamento sessuale e identità di genere”.

Nella trasmissione del 2022 si contestava la presenza degli uomini trans identificati nelle prigioni femminili, una posizione assolutamente lecita. Nel febbraio 2023 associazioni LGBT+ hanno denunciato la giornalista blogger per ingiurie e incitamento all’odio e
Sebbene accusata di ingiuria pubblica Moutot è da anni minacciata a una campagna violenta di molestie in cui gli attivisti le hanno persino augurato di morire. Nel 2024 all’università di Assas, dove stava presentando il suo libro, un gruppo di attivisti facinorosi gridava “Una terf, un proiettile, giustizia sociale”. Le minacce sono state tutte documentate.


Il doppio standard è evidente. Moutot infatti ha sporto denuncia ma la denuncia è stata archiviata dal tribunale. Moutot e Stern sostengono di “non avere nulla contro i transessuali. È tutta l’organizzazione militante – rende invisibile la causa femminista, mette in pericolo le donne e manipola i bambini – che ci rivolta”.
Martha Wolf
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