Il picco woke è alle spalle
Secondo The Economist la censura, il bavaglio, l'illiberalità e le guerre identitarie dei "risvegliati" sono in fase calante: lo dicono analisi e sondaggi. Anche perché la wokeness fa perdere le elezioni. La stessa Kamala se ne è resa conto e frena

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Una delle prime volte che il termine “woke” è stato usato è stato da parte di Lead Belly, che cantava dei ragazzi di Scottsboro, nove giovani afroamericani di Scottsboro, in Alabama, che furono ingiustamente accusati nel 1931 di aver violentato due donne bianche. Ebbero un processo iniquo; in seguito, tutti e nove hanno visto le loro condanne ribaltate o sono stati graziati. In una registrazione del 1938, Lead Belly avverte i neri americani che viaggiano attraverso l’Alabama di rimanere “svegli”, per non essere accusati di qualcosa di simile. Anche il guerriero anti-woke più impegnato ammetterebbe che aveva ragione.

Ma, negli ultimi dieci anni, nella sinistra illiberale, si è fatta strada una forma di wokeness caratterizzata da un estremo pessimismo sull’America e sulla sua capacità di fare dei progressi, specie riguardo alla razza. In questa prospettiva tutti i problemi del Paese sono sistemici o strutturali e le soluzioni sono illiberali, e includono la censura e la discriminazione razziale positiva. Una wokeness che definisce le persone in quanto membri di un gruppo, in una rigida gerarchia di vittime e oppressori. Come i Puritani del passato, gli aderenti si focalizzano non tanto su idee praticabili su come ridurre le discriminazioni, quanto sul rimestare pubblicamente per scoprire tendenze colpevoli in loro stessi e negli altri (specialmente negli altri).

The Economist ha analizzato quanto queste idee siano influenti oggi, considerando l’opinione pubblica, i media, le pubblicazioni, l’educazione superiore e il mondo aziendale. Usando una serie di misure, abbiamo riscontrato che il woke ha avuto un picco nel 2021-2022, e da allora sta calando. Per esempio, un’indagine Gallup trovò che la percentuale di persone molto preoccupate delle relazioni razziali si è impennata dal 17 per cento nel 2014 al 48 per cento nel 2021, ma da allora è scesa al 35 per cento. Analogamente il termine “privilegio bianco” veniva usato 2,5 volte per ogni minuto di parole scritte dal New York Times nel 2020. L’anno scorso, è stato usato 0,4 volte per minuto. Molti pensano che la wokeness abbia preso piede dopo l’uccisione di George Floyd nel 2020; in realtà, il punto di svolta fu nel 2015, quando Donald Trump correva per la Presidenza.

La vittoria di Trump ha avuto un profondo effetto sulla sinistra americana. Ha rafforzato coloro che pensano che l’America è razzista e sessista e ha indebolito coloro che dicono che il progresso è possibile e che persuadere è meglio che cancellare. Mentre chi era nel centro-sinistra tremava per la paura di venire cancellato anche lui, le idee woke si diffusero dai dipartimenti di sociologia al resto dell’università, e di lì ai Consigli di amministrazione aziendali. Nei campus si impedì che oratori controversi parlassero agli studenti. Nelle aziende i manager americani furono in parte ricompensati per le assunzioni che avessero come obiettivo quello di valorizzare la diversità, l’equità e l’inclusione.

Il gioco è stato condotto da attivisti di destra e da liberali centristi in disaccordo su molte altre cose. E il Partito Democratico si è accorto che le idee e le politiche woke sono sia impopolari tra i votanti, sia rischiose elettoralmente per un partito che conta su una coalizione multirazziale per vincere. Verso la fine del suo discorso di accettazione a Chicago, Kamala Harris ha parlato della “spaventosa responsabilità che si accompagna al più grande privilegio sulla Terra – il privilegio e l’orgoglio di essere Americani”. Sarebbe stata dura per un Democratico in prima linea dirlo tra il 2016 e il 2021.

La morale non è che la wokeness è finita, ancor meno che non abbia ottenuto nulla. Il ciclo di reazione spropositata e contro-reazione può portarla a progredire. Le aziende continuano a tenere in considerazione le diversità, le università continuano a rifiutare una retorica piena di odio. Ma dato che la sinistra e i suoi critici di destra si screditano a vicenda, la lotta sembra sempre più una pantomima artificiale, come il wrestling tra professionisti. La speranza è ora che razza e sesso tornino a essere oggetto di discussione in quanto questioni di politica pubblica, in cui il compromesso è possibile, invece che come questioni di identità dove non lo è.

traduzione a cura di Anna Gozzi


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