Il “latte” degli uomini è un esempio perfetto di quello che chiamiamo transumano. Il latte delle donne invece è umano, troppo umano, è il modello perfetto dell’umano che resiste e perciò l’allattamento naturale va degradato, sbeffeggiato, stigmatizzato come qualcosa di cui vergognarsi e da tenere nascosto. Anzi, è un atto perfino inutile e poco etico. Viceversa promuovere e magnificare l'”allattamento” maschile indica plasticamente la strada da percorrere.
Secondo la prestigiosa rivista Pediatrics, organo dell’American Academy of Pediatrics, è «rischioso» definire l’allattamento al seno come benefico e «naturale», ovviamente quando si tratta del latte delle donne. «Una grande quantità di lavori recenti» è scritto «mette in dubbio l’entità di questi benefici, e stanno anche aumentando le critiche da un punto di vista etico sulla promozione dell’allattamento al seno (…) Promuovere l’allattamento al seno come modalità “naturale” può generare problemi etici (…) Abbinare la natura con la maternità può inavvertitamente supportare argomentazioni biologicamente deterministiche sul ruolo degli uomini e delle donne (…) Definire “naturale” l’allattamento quando lo si promuove, inoltre, può avallare un insieme controverso di valori riguardo la vita familiare e i ruoli di genere, che risulta eticamente inappropriata (…) Dovremmo pensarci molto bene prima di riferirci all’allattamento come a qualcosa di “naturale”».
Il latte degli uomini merita invece ben altra considerazione. “Inclusivamente” in linea con l’American Academy of Pediatrics l’NHS, il servizio sanitario britannico, ha recentemente assicurato che il latte prodotto da corpi maschili è buono per il bambino tanto quanto il latte prodotto naturalmente da sua madre. La notizia è riportata da The Telegraph e si tratta di una grande notizia per i transattivisti (non una parola invece sulla madre che quel bambino lo ha partorito, che avrebbe potuto allattarlo e a cui invece quel bambino è stato tolto).
Ma la notizia non riguarda solo i transattivisti. Qualunque uomo quindi potrebbe farsi confezionare un bambino via utero in affitto, portarselo a casa e allattarlo personalmente.
L’allattamento maschile è una pratica già piuttosto diffusa nel mondo occidentale, in particolare negli Stati Uniti, atto politico-performativo e/o feticismo autoginefilo, senza troppe differenze. Per indurre le mammelle maschili a produrre latte si ricorre a una terapia a base di estradiolo in combinazione con dosi adeguate di farmaci come il domperidone, gastroprotettore di uso comune. La “terapia” funziona anche per le donne che abbiano difficoltà ad allattare al seno (protocollo Newman-Goldfarb). La galattorrea (produzione di latte dalle ghiandole mammarie) è un effetto collaterale del domperidone. Questo effetto si spiega con la sua azione antagonista della dopamina, neurotrasmettitore che inibisce a livello ipofisario la secrezione di prolattina, ormone che avvia la lattazione.
Ma il domperidone non è autorizzato per questo uso che non è riconosciuto da nessuna autorità sanitaria, né in Europa né negli Stati Uniti. Anzi le indicazioni per il consumo precisano che domperidone non deve essere usato durante l’allattamento. Tra i possibili effetti avversi del domperidone vi sono rischi cardiaci, comprese aritmie ventricolari e morte improvvisa. In gravidanza e nelle donne che allattano quindi il medicinale va assunto solo in casi di assoluta necessità e sotto diretto controllo medico. Il domperidone può causare effetti indesiderati anche sul cuore del neonato allattato al seno. Per non parlare dell’estradiolo.
Ma vale la pena di correre questi rischi e di farli correre al bambino quando si gioca la partita del transumano, visto che i rischi sono ampiamente compensati dai benefici ideologici e simbolici: fare sparire le donne anche dalla scena dell’allattamento almeno fintanto che non le si farà sparire da quella della gravidanza e del parto, la sfida invidiosa di sempre.
Anzi, l’NHS si spinge ad assicurare che produrre la lattazione negli uomini è sicuro visto che “non sono stati riscontrati effetti avversi in un numero limitato di casi pubblicati di neonati allattati al seno le cui madri stavano assumendo domperidone”.
Marina Terragni
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