Gli spazi per sole donne non devono esistere più: incredibile sentenza australiana
Roxanne Tickle, trans, aveva citato in giudizio Sall Grover, fondatrice del network separatista Giggle for Women, per non avere accettato la sua richiesta di iscrizione. La Corte Federale le ha dato ragione: è l'identità di genere a contare e non il sesso. Giudizio che preoccupa anche Reem Alsalem, consulente ONU contro la violenza su donne e bambine. Grover intende ricorrere in appello

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Sall Grover ha perso la causa contro Roxanne Tickle, la donna trans che nel 2022 l’ha citata in giudizio per discriminazione.

Grover, australiana, fondatrice di Giggle for Women, un network female only basato sul sesso, aveva giustamente bloccato l’ammissione di Tickle dopo aver visto la sua foto. Purtroppo la corte federale le ha dato torto. L’esclusione dall’app “per non sembrare sufficientemente donna” è stata considerata motivo di discriminazione indiretta. 

Il caso è molto importante perché la sentenza ha esplicitamente buttato a mare il concetto di sesso a favore dell’identità di genere.

Per il giudice il sesso si può cambiare e se un uomo, in questo caso operato, ha una identità di genere speciale non può essere discriminato. Alle donne, anche quelle che non credono nell’identità di genere, non resta che piegarsi. Grover è stata condannata a un risarcimento di 10mila dollari più le spese processuali a Tickle, che ne aveva chiesti ben 200.

L’Australia nel 2013 ha approvato un emendamento al Sex Discrimination Act, il Sex Discrimination Amendment, che copre tutte le forme di discriminazione comprese quelle basate sulla identità di genere oltre a sesso e condizioni intersessuali. All’epoca nessuno prestò attenzione, ma identità di genere è stata il cavallo di Troia. 
L’emendamento a sua volta si ispira a una convenzione ONU che molti paesi del mondo hanno firmato, Italia compresa: la Convention on the Elimination of All Forms of Discrimination against Women.
Il giudizio ha derubato l’app della sua stessa ragione d’essere, uno spazio d’incontro sicuro per sole donne. Per aggiungere al danno la beffa, Tickle ha pure preteso la membership al network. 
Sall Grover, CEO di Giggle
Grande delusione per la sentenza anche per Reem Alsalem, special rapporteur dell’Un contro la violenza su donne e bambine, che ha commentato di « essere seriamente preoccupata dalla sentenza distopica che distorce concetti fondamentali come sesso e discriminazione e allo stesso tempo elude obblighi in materia di diritti umani internazionali nei confronti delle donne. Questa decisione se non viene contestata costituirà un precedente pericoloso».
Recentemente Alsalem ha fatto sapere di essere intenzionata a chiedere all’ONU la reintroduzione di sex test a salvaguardia degli sport femminili. 
Reeem Alsalem, special rapporteur ONU contro la violenza su donne e ragazze
Grover, che è stata tra le prime a firmare la nostra petizione per reintrodurre il sex test nello sport, ha commentato « Il sole sorgerà domani e gli uomini non saranno ancora donne». È decisa a fare appello e ha bisogno di aiuto: chi volesse donare è invitata a farlo sulla pagina gigglecrowdfund.com 
Ci auguriamo che chi ancora crede che l’identità di genere sia un concetto innocuo rifletta seriamente su quello che comporta in termini di erosione degli spazi delle donne. Quegli spazi, che siano un social network, la cella di una prigione o un centro antiviolenza, non sono più sicuri.
Siamo solo agli inizi.
MARA ACCETTURA

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