Il 1° agosto entrerà in vigore in Germania la cosiddetta Legge sull’autodeterminazione di genere: chiunque potrà cambiare il proprio sesso e il nome dato dai genitori con una semplice autodichiarazione. Un paragrafo della legge prevede anche che la “divulgazione deliberata del precedente sesso di una persona trans” sarà soggetta a una multa. I giuristi tedeschi prevedono un boom di cause legali relative al “misgendering”: sbagliare pronomi potrà costare fino a 10 mila euro.
Secondo Die Welt «è controversa la misura in cui il misgendering di una persona – cioè il rivelare linguisticamente il suo sesso non desiderato – possa portare in futuro a una multa».
Il giornalista chiede: «La semplice dichiarazione errata viola già il divieto di divulgazione? Ci sono già conseguenze legali se si usano pronomi indesiderati, ad esempio riferendosi a una persona che ora è una donna come ‘lui’?”. Il Ministero federale per gli Affari Familiari cerca di dissipare le preoccupazioni: “La legge sull’autodeterminazione non prevede un divieto generale del cosiddetto ‘misgendering’ o ‘deadnaming’”. Solo se “una persona viene intenzionalmente danneggiata dalla divulgazione” sarà comminata una multa. Anche il Ministero della Giustizia risponde a Die Welt: “La legge sull’autodeterminazione non contiene un divieto di misgendering”.
Tuttavia nella scena dell’attivismo queer è già evidente l’intenzione di interpretare la nuova legge in modo aggressivo a proprio favore. Il sito web Siegessäule, ad esempio, ha riportato: “Il ‘divieto di rivelazione’ contenuto nella legge rende per la prima volta il deadnaming, l’outing forzato e il misgendering un reato amministrativo. Per le infrazioni possono essere comminate sanzioni fino a 10.000 euro”. Il sito non fa menzione del fatto che debba essere manifesta l’intenzione di danneggiare deliberatamente la persona trans.
L’interpretazione terrà presumibilmente impegnati per anni gli avvocati specializzati.
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Traduzione di Maria Celeste
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