Generazione Porno

Una giovane donna racconta come il consumo di pornografia ha influenzato la sua sessualità e le sue relazioni, allontanandola dalla verità del suo corpo. Convinta a credere che "il porno sia sesso e il sesso sia porno", l'unico desiderio è quello di compiacere e mostrarsi cool, accettando come normale la violenza maschile
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Come nel femminismo di seconda ondata, il tema della sessualità è tornato prepotentemente all'attenzione della ragazze. Praticato intensamente negli anni Settanta, quel territorio è stato successivamente abbandonato per investire energie su altri temi, primo fra tutti quello del lavoro. Nel frattempo la pornografia è dilagata, soprattutto dalla nascita del web in avanti, fino a raggiungere inimmaginabili livelli di diffusione, influenzando pesantemente la libera ricerca del piacere di bambine-i e adolescenti. Se per i maschi i modelli mutuati dalla pornografia consumata compulsivamente fino dalla tenera età sono informati da violenza e sprezzo crescenti nei confronti dei corpi femminili, per le ragazze lo standard prevede sottomissione -o al contrario pratiche di dominio on demand-, disponibilità a compiacere a prescindere dai propri autentici desideri, che si smarriscono nel tentativo di mostrarsi cool, esibizionismi forzati e una desolata infelicità. Ce ne siamo già occupate qui , qui e qui. Stavolta a parlare è una giovane donna dalle colonne di The Guardian.


Partendo dalla sua esperienza personale una giovane donna inglese di 26 anni rivela ciò che tante di noi supponiamo ma non osiamo dire.

Circondate dal porno fin da giovani e per sempre non ci rendiamo conto di come abbia totalmente plasmato la nostra vita, dentro e fuori dalla camera da letto. Influenza il modo in cui noi e gli uomini, con cui abbiamo poi intrapreso delle relazioni, vedono il nostro corpo. Il porno implementa un codice di comportamento da cui attingere e da cui imparare.

Quando gli uomini sullo schermo fanno molte cose violente alle donne con cui fanno sesso, l’effetto è sempre lo stesso: le donne inarcano la schiena e gemono più forte.

“Non ci sembrava irrealistico o poco eccitante perché corrispondeva al mondo con cui stavamo già imparando a convivere. Come quando ridevamo dei ragazzi a scuola anche quando le loro battute non erano divertenti”.

E ancora: “Le persone si comportano come se il porno avesse creato un mondo in cui i desideri delle donne sono messi al servizio degli uomini, quando in realtà si tratta di un'espressione di quel mondo”.

Le pornostar diventano un prototipo fisico da copiare. Per essere glabre dalle sopracciglia in giù, noi donne pratichiamo la depilazione integrale del corpo, con tutti i vari disagi per i peli del pube.

Siamo nate in un tempo nel quale il femminismo mainstream sembrava associare quasi tutto ciò che è sessuale alla liberazione e qualsiasi critica al porno come puritana. Per essere “cool” bisogna riferirsi al porno in una conversazione e soprattutto in una conversazione con i ragazzi: “Ho pensato che se non ti piacevano le cose hardcore - strappare i capelli, sculacciare - era perché eri noiosa a letto. Quindi ho fatto finta che mi piacessero”.

Si, perché sono il modello maschile e il suo piacere a prevalere, e tutte noi abbiamo imparato troppo bene questa priorità che ci fa accettare qualunque situazione di disagio e non del tutto condivisa. Tutta la nostra personalità in effetti è costruita attorno a questo desiderio di compiacere, un desiderio che ci porta persino a fingere.

Da porno nasce porno e ci troviamo facilmente dipendenti, una vera scarica di dopamina che colpisce “come un calcio nei denti” e che può iniziare a fare eclissare la nostra vita sessuale.

“Il porno prende qualcosa che in precedenza era considerato di nicchia e lo mostra ancora e ancora in un contesto mainstream fino a quando non si normalizza”.

Nel 2019, un sondaggio della BBC ha rilevato che più di un terzo delle donne del Regno Unito sotto i 40 anni ha subito "schiaffi, soffocamento, conati di vomito o sputi indesiderati" durante il sesso consensuale. Molte persone attribuiscono la colpa al porno, incluso il Center for Women's Justice che ha affermato: "È probabile che ciò sia dovuto alla diffusa disponibilità, normalizzazione e uso della pornografia estrema".

Ma non è questo il punto vero. La violenza contro le donne ha piuttosto a che fare con una società che incoraggia gli uomini a porre i propri desideri al di sopra di quelli delle donne.

Nel 2019, una ricerca commissionata dal British Board of Film Classification ha osservato che più della metà dei ragazzi tra gli 11 e i 13 anni ha ammesso di guardare il porno, salendo al 66% dei ragazzi tra i 14 e i 15 anni. L'educazione sessuale non è cambiata molto e in un mondo che è diventato ancora più digitale gli adolescenti corrono il rischio reale di ricevere messaggi completamente sbagliati su porno e sesso. Sembrano sempre più propensi a pensare che il porno sia sesso e che il sesso sia porno, e questo viene confermato ogni volta che aprono il telefono e lo guardano senza che nessuno a scuola o a casa gli dica qualcosa di diverso.

Nel 2020 il governo britannico ha aggiornato le linee guida ufficiali sulle relazioni e l'educazione sessuale per la prima volta in 20 anni. Ormai obbligatoria dalla scuola primaria, l'educazione prevede di trattare temi come il consenso, l'aborto e gli abusi domestici. Ci sono anche le culture digitali del sesso e delle relazioni, inclusi sexting e porno. Deludente, anche se forse prevedibile: non si parla di piacere.

Bisogna comunicare che il porno non è reale, che tutti i corpi hanno un aspetto diverso, che molto spesso devi mostrare al tuo partner come toccarti, che ci sono molti tentativi ed errori in un rapporto e che non è poi così facile raggiungere l’orgasmo. Il porno non è un manuale di comportamento. E’ importante porsi tante domande anche parlandone con le nostre amiche. Già ne sorge una all’intervistata:

“Di recente, ho pensato di farmi crescere i peli pubici, non so nemmeno di che colore sono. E ho pensato a quanto sia strano essere così lontana dal mio corpo e non sapere nemmeno quale sia il suo stato naturale”.

Laura De Barbieri

articolo integrale qui


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