Elezioni di midterm negli USA: dopo la sentenza sull'aborto le donne saranno decisive?

Che cosa faranno ora le donne americane? Vincerà la solidarietà tra loro, come ha sempre vinto in Italia riguardo all'aborto? O si accomoderanno negli schieramenti contrapposti in una quasi-guerra civile? Il voto di novembre sarà il primo banco di prova. Le donne potrebbero costituire il nucleo forte di quel fronte moderato che negli USA non riesce a trovare espressione politica
Condividi questo articolo

Che cosa faranno ora le donne americane? Vincerà la solidarietà tra loro, come ha sempre vinto in Italia riguardo all'aborto, tenendo insieme le cattoliche e le agnostiche, le donne di sinistra e quelle di destra in difesa della legge 194/78? O si accomoderanno negli schieramenti contrapposti, per descrivere con un eufemismo la quasi-guerra civile in corso negli Stati Uniti? Le elezioni di midterm a novembre, che vedevano favoriti i repubblicani, saranno il primo banco di prova: quante elettrici, sia pure scontente o molto scontente della gestione Biden ossessionata dai diritti trans e dalle gender politics, decideranno comunque di sostenere i democratici dopo la sentenza di ieri? Quante repubblicane rinunceranno ad appoggiare il loro partito per protestare contro la decisione della Corte Suprema? Le donne potrebbero costituire il nucleo forte di quel fronte moderato che negli USA non riesce a trovare espressione politica.


Se è vero che i conservatori americani avevano il midterm di novembre quasi in tasca- segnale allarmante per i democratici aver perso la Virginia nel novembre scorso- la sentenza della Corte Suprema che annulla la Roe vs.Wade, rendendo di fatto l’aborto illegale in almeno metà degli stati USA, potrebbe rimettere tutto in discussione.

Le cittadine americane hanno molti motivi per essere scontente dell’amministrazione Biden-Harris a cominciare -per restare in tema di diritti- dall’ossessione presidenziale per i trans e l’identità di genere. Ma quando dici “aborto” tocchi una questione sensibilissima che stringe le donne -i corpi di donna, che ricompaiono in scena- in una solidarietà primaria e istintiva, richiamando la memoria dolorosa e quasi genealogica delle tante che nei secoli dei secoli hanno rischiato la pelle o ce l’hanno lasciata perché un figlio non lo volevano, o non potevano, o erano state lasciate sole come è successo a tante.

Quante elettrici repubblicane americane -e probabilmente anche elettori- rivedranno le loro intenzioni di voto dopo lo schiaffo della Corte Suprema?

Come ha scritto una volta Madeleine Albright, ex-segretaria di Stato USA, “c’è un posto speciale all’inferno per le donne che non aiutano le altre donne”: ed è proprio così, è esattamente questa la chiave per comprendere come mai nel nostro Paese moltissime donne cattoliche pur dicendo “io non lo farei mai” hanno tenacemente sostenuto una legge, la 194/78, che non istituiva il “diritto di aborto” ma garantiva la vita e la salute di una loro simile che decideva di interrompere una gravidanza.

Varrà anche per gli Stati Uniti, dopo la sentenza shock? La vicinanza tra donne produrrà spostamenti politici?

Da questo punto di vista l’Italia è molto diversa dall’America. Qui non abbiamo mai visto assalti alle cliniche che praticano aborti o manifestazioni truculente come quelle che non hanno smesso di susseguirsi nei quasi 50 anni di Roe vs. Wade. Anche i pro-life italiani -che pure ultimamente, sospinti dal vento americano, si sono fatti più oltranzisti, agguerriti e determinati a ottenere l’abolizione della legge 194- nel tempo si sono sempre mossi con relativa moderazione.

Negli USA la questione dell’aborto non ha mai smesso di essere una ferita aperta anche per la semplice ma ottima ragione che i pro-life americani hanno trovato un interlocutore politico nel Partito Repubblicano, in particolare dalla presidenza Trump in avanti quando la contrapposizione tra schieramenti identitari su questo e quasi tutti i temi si è fatta frontale, al limite della guerra civile, e senza possibilità di mediazione.

In Italia invece non esiste un solo partito che si intesterebbe la battaglia contro la legge 194: Matteo Salvini è sempre stato netto, “la 194 non si tocca”, e anche Giorgia Meloni ha sempre garantito il suo sostegno alla legge in vigore.

La minoranza fondamentalista pro-life italiana un interlocutore politico non ce l’ha: un’importante differenza tra noi e loro che rende inimmaginabile una ricaduta a breve in Italia della clamorosa novità USA.

Resta il fatto che anche se il “diritto” di abortire decadrà in mezza America gli aborti continueranno a esistere e resteranno una questione da gestire: con il turismo abortivo, per quelle che potranno permetterselo (poche) e costringendo tutte le altre ad arrangiarsi, in particolare le ispaniche e le afroamericane, eventualmente con il ricorso alla pillola abortiva che tuttavia -non dimentichiamolo- in una certa percentuale di casi richiede un successivo ricovero ospedaliero (sempre per chi abbia un’assicurazione sanitaria).

Il tasso di abortività non diminuisce in base alla legge. E la ferita aperta sanguinerà ancora di più: bel risultato.

Marina Terragni (pubblicato sul Quotidiano Nazionale il 25 giugno 2022)


Buona parte delle notizie pubblicate da Feminist Post non le leggerai altrove. Per questo è importante sostenerci, anche con un piccolo contributo: Feminist Post è prodotto unicamente grazie a lavoro volontario di molte e non gode di alcun finanziamento.
Se pensi che il nostro lavoro possa essere utile per la tua vita, saremo grate anche del più piccolo contributo.

Puoi darci il tuo contributo cliccando qui: Patreon - Feminist Post
   — oppure —
Puoi inviare a: ASSOCIAZIONE CULTURALE BLU BRAMANTE
Causale obbligatoria: FEMINIST POST
IBAN: IT80C0200812914000104838541
Potrebbe interessarti anche
6 Agosto 2022
California, transificio di bambine/i
Lo stato americano si propone come meta di turismo "sanitario" per le/i minori che non riescono ad accedere alla transizione nel luogo in cui vivono. Esautorando i genitori e sollevando gli operatori da ogni rischio di causa in caso di successivi "pentimenti". Intanto in UK, dopo la chiusura della Tavistock, occhi puntati su una clinica scozzese dove il modello sperimentale (bloccanti della pubertà e chirurgia) continua a essere applicato
Negli Stati Uniti è in corso una vera e propria guerra sull’ideologia dell’identità di genere e la sua promozione nelle scuole. Una “guerra culturale” che vede contrapposte le élite, che finanziano e promuovono la gender ideology, e la gente comune che vi si oppone (vedere qui il caso Disney). Mentre Biden fin dal primo giorno ha fatto molte concessioni legislative all’attivismo trans a livello federale, i repubblicani hanno intercettato lo scontento della cittadinanza con diverse contro-leggi a livello statale, come […]
Leggi ora
3 Agosto 2022
Operaia sì. Ministra no. Donna nemmeno
Se c’è una cosa su cui i politici italiani sono tutti d’accordo è la cancellazione delle donne, a partire dal linguaggio. Mentre la sinistra "progressista" ci cancella con asterischi e schwa -lingua finto-inclusiva che riporta tutto al maschile- la destra rifiuta di usare il femminile per le donne di autorità nelle istituzioni. Ma la parole sono importanti perché fanno realtà
Incredibilmente -e con voto segreto, scelleratamente concesso dalla presidente Casellati- qualche giorno fa il Senato ha respinto l'emendamento Maiorino che autorizzava a chiamare le donne delle istituzioni con il loro nome. Questione che ha una profonda rilevanza politica. Sono molti i poeti che nel corso dei secoli si sono avvalsi di licenze poetiche, ovvero intenzionali errori grammaticali, metrici e sintattici con l'intenzione di sottolineare un concetto o alterare la sonorità del componimento. Il 27 luglio 2022 a palazzo Madama è […]
Leggi ora
29 Luglio 2022
UK. Settimana nera per il trans-patriarcato glitterato: chiusa la Tavistock, gender clinic per bambini. E Allison Bailey vince in tribunale: fu discriminata per le sue opinioni gender critical
L'ideologia dell'identità di genere sotto attacco in UK: il servizio sanitario nazionale ordina la chiusura della clinica delle transizioni pediatriche e indica la strada delle terapie psicologiche. E Allison Bailey vince la causa al tribunale del lavoro con il sostegno di JK Rowling: il datore di lavoro condannato a risarcirla per averla messa "sotto inchiesta" a causa delle sue opinioni gender critical. Su suggerimento di Stonewall, che ne esce con la reputazione a pezzi
CHIUDE TAVISTOCK, CLINICA DELLE TRANSIZIONI PER MINORI: L’APPROCCIO "AFFERMATIVO" (FARMACI E CHIRURGIA) E' PERICOLOSO PER LE/I GIOVANI PAZIENTI La notizia è clamorosa: il servizio sanitario nazionale britannico (NHS) ha ordinato la chiusura della clinica di genere Tavistock & Portman per non aver saputo garantire la sicurezza dei piccoli pazienti, per la maggior parte ragazze (articolo integrale qui). La clinica è stata accusata da più parti di avere avviato frettolosamente molte minori, buona parte delle quali affette di disturbi dello spettro […]
Leggi ora
28 Luglio 2022
Argentina: stop al linguaggio neutro nelle scuole
E' stato il primo paese a introdurre l’auto-identificazione di genere. Dieci anni dopo è tra i primi a vietare il linguaggio neutro nelle scuole in quanto "nemmeno così inclusivo: crea una barriera per i bambini con difficoltà di apprendimento”
Nel 2012 l’Argentina è stato il primo paese al mondo a introdurre il self-id o auto-identificazione di genere nel suo ordinamento giuridico. Dieci anni dopo è uno dei primi paesi a vietare il linguaggio neutro nelle scuole. Come insegnano le madri del femminismo radicale e del pensiero della differenza, il neutro è uno specchietto per le allodole che di fatto riporta al centro il punto di vista maschile. Se l’illusione del neutro salta meno all’occhio nella lingua inglese, è subito […]
Leggi ora
25 Luglio 2022
Campo aperto, liste chiuse
L'occhio di tigre non vuole vedere che tu puoi riassemblare e ricombinare lo schieramento quanto vuoi, ma se le facce e i nomi restano gli stessi sei molto poco credibile. E se l'unico obiettivo riconoscibile dal più dell'elettorato è sbarrare la strada all'avversaria politica -per una volta una donna, il che rende tutto ancora più surreale- le probabilità di successo non sono molte
Lavori in corso per la costruzione del grande rassemblement o campo aperto (quello largo è stato dismesso). La discussione è solo tra uomini (con la parziale eccezione di Emma Bonino) e il cemento che tiene insieme il progetto di coalizione è "fermare Meloni": di programmi politici si discute poco, e che cosa possano avere in comune Calenda, Fratoianni e Di Maio è tutto da capire. Osservatori e sociologi della politica si sgolano a far notare che costruire un progetto "contro" […]
Leggi ora
6 Luglio 2022
Maya Forstater, licenziata per aver detto che il sesso non si può cambiare, vince in tribunale: fu discriminazione
Decisiva per il femminismo gender critical in tutto il mondo la vittoria di Maya, ricercatrice che perse il suo lavoro per un tweet in cui scriveva che il sesso biologico è immutabile e che le donne hanno diritti basati sul sesso. La Gran Bretagna ribadisce il diritto a criticare l'identità di genere: minacce e accuse di transfobia sono illegittime. "Un'ulteriore prova" dice Forstater "che il vento sta cambiando". La sentenza definitiva del tribunale del lavoro ha anche condannato a un risarcimento la società che non ha rinnovato il contratto alla ricercatrice, cofondatrice di Sex Matters. Un trionfo su tutta la linea
Un anno fa, giugno 2021, Feminist Post ha pubblicato un articolo sul caso di Maya Forstater, la ricercatrice britannica il cui contratto di lavoro non fu rinnovato dal suo datore di lavoro per aver espresso delle opinioni critiche sul concetto di identità di genere ed aver riaffermato l’importanza dei diritti delle donne fondati sul sesso. L’articolo si chiudeva ricordando ai lettori e alle lettrici che il caso di Maya non era ancora concluso e, anche se la sentenza d'appello del […]
Leggi ora