Per la “medicina di genere”, eufemismo per medicalizzazioni e chirurgie barbare che demoliscono i corpi, è arrivato il redde rationem.
A New York una detransitioner, l’attrice Fox Varian, ha vinto la causa contro lo psicologo e il chirurgo plastico che la portarono a amputarsi il seno a soli 16 anni. Il tribunale di New York le ha accordato un risarcimento di due milioni di dollari, anche troppo pochi per il danno fisico e psicologico, ma è la prima volta che accade in America e il suo caso sta scrivendo la Storia.
Gli atti del processo non sono ancora pubblici ma il tribunale ha ritenuto colpevoli di negligenza lo psicologo Kenneth Einhorn e il chirurgo plastico Simon Chin: hanno affrettato la valutazione e in pratica ricattato i genitori a dare il consenso alla mastectomia sbandierando la minaccia di suicidio: “volete un figlio vivo o una figlia morta?”. Un consenso dato quindi sotto coercizione psicologica, per paura di perdere una figlia. La madre, Claire Deacon, era infatti contraria all’intervento.
Prima dell’operazione Varian aveva confidato allo staff dell’Albany Pride Center di sentirsi “sotto pressione per decidere tra identità maschile e femminile” da parte di amici, familiari e cultura. Alla lettura del verdetto Varian, che oggi ha 22 anni, è scoppiata a piangere abbracciando la madre.

Secondo il giornalista Benjamin Ryan, che ha seguito il giudizio, ci sarebbero almeno altri 28 cause di detransitioner, tra cui quello di Chloe Cole e quello di Prisha Mosley. Molti ragazzi però non denunciano per spese legali alte, decorrenza termini (il pentimento in genere emerge dopo anni) o per clausole killer che obbligano a risolvere le dispute in arbitrato privato.
È probabile – ed auspicabile – che il caso di Varian abbia un effetto domino. E che molti ragazzi, illusi di poter “cambiare sesso” e sfigurati da chirurgie barbariche, si facciano finalmente avanti. Anni fa è successo a Keira Bell in UK che vinse in primo grado, ma poi la sentenza venne ribaltata in appello. La “medicina di genere” parla il linguaggio dei soldi: dietro c’è un giro d’affari da capogiro.
Forse sarà proprio il timore di perdere soldi e reputazione a fermare l’orrore delle mutilazioni.
Nel frattempo tra i ragazzi americani cala il numero di chi si identifica come trans e queer. Il sondaggio annuale di FIRE, Foundation for Individual Rights and Expression, su 60mila studenti dei campus universitari suggerisce che solo il 3,6% dei soggetti si identifica come altro rispetto a maschio e femmina. Nel 2024 era il 5,2% e nel 2022 e 2023 il 6,8%. Un numero dimezzato in soli due anni. Eric Kaufmann, professore di Politica all’Università di Buckingham, ha dato una sua spiegazione. «Studenti meno ansiosi e soprattutto meno depressi sono legati a una quota minore che si identifica come trans, queer o bisessuale». Un problema di salute mentale quindi. Ma il declino potrebbe anche essere dovuto all’esaurimento di una moda o al rifiuto di appiccicarsi addosso un’etichetta di diversità. Anche in Europa il giornale svizzero NZZ ha anche riportato un drastico calo di ragazzi riferito a cliniche di genere, da un picco di 134 nel 2021 a 60 nel 2024.
Martha Wolf
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