Detransizione: primo studio scientifico

Condotta dalla psichiatra Lisa Littman che ha intervistato 100 detransitioner, la ricerca mette in luce la complessità di queste esperienze. Sempre più fondati i dubbi sull'utilità e l'efficacia delle "terapie" farmacologiche e chirurgiche. Vediamo perché
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Dopo un’accurata valutazione scientifica durata un anno, sono stati pubblicati i risultati della prima ricerca sistematica sui detransitioner.

Lo studio della psichiatra americana Lisa Littman è intitolato “Soggetti trattati per disforia di genere con transizione medica e/o chirurgica che hanno in seguito fatto una detransizione: Sondaggio su 100 detransitioner” (testo integrale qui)

A differenza di studi precedenti, questa ricerca è condotta esclusivamente su persone che hanno subito una medicalizzazione per una diagnosi di disforia di genere, e in seguito hanno deciso di interromperla.

Lisa Littman ha condotto un sondaggio su 100 partecipanti, 67% nate donne e 31% nati uomini, proporzione che rispecchia la situazione attuale, in cui sono soprattutto le donne a cercare una “transizione” come per “fuggire da una casa in fiamme”, come abbiamo raccontato qui.

Il questionario, alla cui stesura hanno collaborato due detransitioner, comprende domande a scelta multipla e domande aperte. Le categorizzazioni dei risultati e le ipotesi derivano dunque interamente dalle risposte delle/dei detransitioner.

Dallo studio emergono alcune caratteristiche ricorrenti nelle esperienze di transizione e detransizione, tra cui le seguenti:

  • Non esistono dati clinici su quanto sia comune la scelta della detransizione; Littman stima che sia molto più comune di quanto le cliniche del genere affermano. Solo il 24% dei partecipanti allo ha informato della propria detransizione i medici o le cliniche della transizione che hanno diagnosticato la disforia di genere e iniziato la medicalizzazione.
  • Le risposte sui fattori psicologici e sociali (Tabella 2), nonché le multiple e complesse ragioni e autovalutazioni e l’insoddisfazione generale (69,7%) per la transizione riportate dai partecipanti suggeriscono secondo Littman che l’attuale approccio non tiene conto a sufficienza delle concause e del contesto in cui la disforia di genere emerge e che porta a diagnosi errate o inappropriate, che hanno come conseguenza la detransizione.
  • L’esperienza di transizione e detransizione e`diversa a seconda del sesso: è emerso che le nate donne erano più giovani quando hanno intrapreso transizione e detransizione, e che la transizione medicalizzata è durata meno che per gli uomini. Età media transizione per donne 20 anni, uomini 26; età media detransizione per donne 23,6 anni, uomini 32,7. Durata della transizione medica per donne 3,2 anni, uomini 5,4.
  • Lo studio fornisce ulteriori informazioni sulle complesse relazioni tra omofobia e misoginia interiorizzata, disforia di genere e desiderio di transizione. Quasi un quarto dei partecipanti (23.0%) dichiarano di avere transizionato anche per il disagio di essere attratti dallo stesso sesso, per il “desiderio di non essere omosessuali” o per difficoltà ad accettare di essere lesbica, gay o bisessuale.
  • Lo studio conferma che la disforia di genere, specialmente negli adolescenti, spesso è temporanea, come indicato da precedenti ricerche e che può essere causata da fattori psicologici in combinazione con influenza sociale (vedere qui).
  • Infine, molti dei partecipanti hanno valutato la propria esperienza con i professionisti che li hanno avuti in cura, e “credono di non aver ricevuto una valutazione adeguata prima della transizione”. Lisa Littman ipotizza che l’aumento delle e dei detransitioner possa essere dovuto all’approccio cosiddetto “affermativo” o “modello di cura del consenso informato”, che prevede di avviare alla transizione medica coloro che lo chiedono dopo una breve valutazione, promosso negli Stati Uniti dall’Accademia Americana di Pediatria e Planned Parenthood.

Maria Celeste



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