Corpi che non contano: Judith Butler torna alla carica

In un’affollata conferenza alla London School of Economic la filosofa californiana pioniera delle gender theory ribadisce i capisaldi del suo pensiero: la materialità del sesso non esiste, le donne non hanno l’esclusiva di essere donne e devono aprirsi ad altri soggetti a cominciare dai Queer e dai pro-Palestine, il transfemminismo è anticapitalista e antifa per una lotta comune contro le “passioni fasciste”. E attacca il femminismo gender critical “alleato delle destre”
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A un certo punto sembrava che Judith Butler avesse cambiato strada.

La filosofa californiana, tra le più influenti dell’ultimo trentennio, teorica della performatività di genere, approdata lungo un percorso costruttivista radicale alla negazione della consistenza materiale dei corpi sessuati fino a problematizzare e/o smantellare lo stesso soggetto “donna” , aveva riconosciuto: «la mia definizione diede adito a due interpretazioni contrastanti: per la prima, ciascuno si sceglie il proprio genere; per la seconda, siamo tutti completamente determinati dalle norme di genere (…) Qualcosa non era stato abbastanza ben spiegato e compreso». (L’alleanza dei corpi, 2017).

Ma già fin dalla seconda edizione del suo Gender Trouble (1990). testo fondativo delle gender theory, sembrava che Judy volesse mettere il piede sul freno: «La vita del testo è andata oltre le mie intenzioni» scrive nella prefazione del 1999. Parlando di “vita del testo” Butler sembra intendere che il suo pensiero ha preso un’esistenza propria, viaggiando a una velocità straordinaria e raggiungendo un pubblico ben più vasto di quello a cui pareva destinato. Certamente, non c’è dubbio, la pensatrice californiana non avrebbe allora potuto immaginare la portata politica del suo jeu de langage e della sua brillante mossa filosofica, né tanto meno il fatto che il queer, dopo un lungo percorso, sarebbe diventato un comunissimo e propagandatissimo prodotto in vendita sugli scaffali del mercato neoliberista, fino a diventare mainstream.

Gender Trouble tiene insieme il giorno e la notte, la filosofia e i drag bar. Spiega la stessa Butler che il suo testo «non è stato prodotto nel solo ambito accademico, ma anche all’interno dei diversi momenti sociali convergenti di cui ho fatto parte, e nel contesto della comunità gay e lesbica della East Coast degli Stati Uniti (…) in una sorta di attraversamento incrociato (crossing over) mentre, seduta sulla spiaggia di Rehoboth, mi chiedevo come avrei potuto collegare i diversi aspetti della mia vita». E ancora: «Durante la mia giovinezza, negli Stati Uniti, l’autodescrizione più efficace che di me riuscissi a dare era “lesbica da bar” (bar dyke), una ragazza lesbica che trascorreva le sue giornate leggendo Hegel e le sue serate al bar gay, che occasionalmente diventava un bar drag (…) mi resi conto in fretta che alcuni di quegli “uomini” potevano fare le donne molto meglio di quanto sarei riuscita a fare io, e anche di quanto abbia mai desiderato e desideri tuttora». (Fare e disfare il genere)

Soprattutto dopo il trauma dell’11 settembre 2001 Butler sembra volere mitigare le proprie posizioni “somatofobiche” riconoscendo l’esistenza dei corpi proprio a partire dalla rivelazione dei loro attributi di fragilità e interdipendenza. Ma la “seconda” Butler non ha certamente goduto della stessa straordinaria audience di Gender Trouble, testo che continua a orientare non soltanto la politica Lgbtq, ma anche tendenze sociali generali sempre più macroscopiche. Nemmeno Butler avrebbe potuto immaginare la portata della sua mossa filosofica e il fatto che il queer sarebbe diventato un comunissimo prodotto in vendita sul mercato neoliberista. Nate da uno slancio libertario e dal tentativo di liberare tutte e tutti dalla costrizione degli stereotipi di genere, le queer theory hanno paradossalmente prodotto una moltiplicazione degli stereotipi, deflagrando in una vera e propria tassonomia “diagnostica” delle identità e in un’ideologia che oggi si presenta con i tratti di un vero e proprio culto.

La cosiddetta identità di genere, collocata in corpi insignificanti dai quali liberarsi, si presenta con le caratteristiche di una nuova e indefinibile “anima”.  Il corpo sessuato, da cui il pensiero del femminismo di seconda ondata ha preso le mosse, diventa materiale da smembrare e riassemblare “liberamente” secondo una prevalente idea di libertà: quella dell’individuo irrelato che si decostruisce e si ricostruisce assecondando il proprio desiderio, che si tratti di un desiderio autentico o indotto. Nuove parole de-corporeizzate nominano il processo di liberazione e gli danno consistenza simbolica. 

L’identità transgender si pone come paradigma della libertà umana, fatto che trova riscontro nell’“epidemia” di transizioni soprattutto fra le minori. E che genera, correlativamente, il tragico fenomeno delle detransitioners o desisters, ragazze che provano a tornare ai loro corpi femminili dopo terapie ormonali e devastanti interventi chirurgici: vere e proprie martiri nel senso etimologico di testimoni (martyr).

Un butlerismo reale” che eccede e probabilmente snatura almeno in parte il pensiero di Butler: la mancanza, in quel pensiero, di una teoria sociale che integri e strutturi l’idea della performance soggettiva lascia campo aperto a un’ideologia in grande parte orientata dal mercato.     

Ma come detto, dopo una lunga fase in cui il tema della sessualità e l’idea del sesso come costruzione culturale ed eteronormativa non avevano più occupato il centro delle sue riflessioni, Butler sembra riposizionarsi con forza sulle proprie intuizioni giovanili tornando a chiedere alla “categoria donne” di aprirsi per includere altri soggetti e al femminismo di partecipare a una comune “lotta antifascista” per fondare un’”ontologia comunista”.

Fortemente influenzato da Butler e dal post-strutturalismo, il femminismo di Terza Ondata –che si nomina come transfemminismo- non crede più che vi sia un soggetto “donne” titolato a un’azione politica e lavora perché questo soggetto faccia “inclusivamente” spazio ad altri, portando alle estreme conseguenze l’idea di un féminisme pour tous. L'essere donna può e deve diventare «luogo di una molteplicità sovversiva» contro il fallogocentrismo e l’eteronormatività, mentre avere un corpo di donna non garantisce in sé di prendere parte a questa sovversione. Butler torna quindi sulla necessità di una critica del termine “donne”, «critica senza la quale il femminismo perde il suo potenziale democratico".

Corpi che non contano: Judith Butler torna alla carica

Il femminismo radicale e gender critical legge le pratiche transfemministe come la mossa terminale del patriarcato eterosessista, edificato sull’universalizzazione del maschile e sull’espulsione della differenza femminile. Dice Butler: «Il soggetto “donne” non è più inteso come qualcosa di stabile e costante” in quanto «la categoria (c.vo mio) delle “donne”, il soggetto del femminismo, viene prodotta e delimitata dalle stesse strutture di potere attraverso le quali si cerca l’emancipazione… donne, anche al plurale, è diventato un termine problematico, uno spazio conteso, un motivo di ansia (c.vo mio)».

Il pensiero di Butler può forse essere letto come l’acuto definitivo dell’emancipazione intesa come ricerca della propria libertà in chiave egualitario-paritaria cancellando il proprio essere donna, in contrapposizione al pensiero della differenza sessuale; ma anche come rappresentazione di una posizione “melanconica” rispetto al corpo materno. 

Chiedendo alle donne -nuovamente- di farsi indietro per fare spazio ad altri soggetti in chiave inclusiva, Butler finisce paradossalmente per produrre la permanenza in quell’universo fallogocentrico da cui ha sempre dichiarato di volere fuoruscire.

Riposizionandosi in prossimità del neutro maschile e conseguentemente del significante fallico -il neutro è sempre più maschile che femminile- e aspirando a diventare la mediazione sociale dominante, il movimento Lgbtq approda nuovamente all’esclusione di ciò che il fallogocentrismo ha da sempre escluso –l’essere donna- procedendo nei modi della sostituzione delle donne e della loro cancellazione simbolica. Come osserva Marcel Gauchet (La fine del dominio maschile) «La neutralità diviene il vero marchio distintivo della mascolinità». E Adriana Cavarero: Il neutro a cui si pensa non è che una riproposizione della stessa «mostruosità che fa convivere nell’universale uomo un neutro e un maschio». (Per una teoria della differenza sessuale, in Diotima, Il pensiero della differenza sessuale).

Per Butler invece donna, queer, trans, antifa, pro-Palestine , migrante vanno intesi come sinonimi, soggetti alleati in una lotta di resistenza globale contro le rinascenti "passioni" fasciste: lo ha ribadito in un'affollata conferenza il 22 febbraio scorso alla London School of Economics, nel corso della quale ha anche duramente attaccato il femminismo radicale e gender critical "alleato della destra".

A seguire un resoconto della lecture e l'intervento integrale.

MARINA TERRAGNI


Popolarissima, una vera diva. Ad ascoltare la conferenza Transnational anti-gender politics and resistance  tenuta da Judith Butler lo scorso 22 febbraio alla London School Economics c’erano 400 persone in sala e oltre 1000 collegate. Introdotta dalla professoressa Claire Hemmings, Butler ha letto interamente il suo intervento (e un paio di volte si è anche persa tra i fogli), subito dopo l’attivista pakistana Tooba Syed che ha parlato delle lotte del recente movimento femminista in Pakistan, da poco intercettate da quelle della comunità queer e trans. L’accostamento di Syed con la teorica del gender era involontariamente ironico. In Pakistan le donne sono attaccate perché gridano agli uomini lo slogan rivoluzionario “scaldati il cibo!”. 

Butler -che è ebrea- è partita chiarendo immediatamente la sua posizione sulla guerra Israele Palestina. 

“Il genocidio condotto contro i palestinesi di Gaza, l’esibizione della violenza di massa di una crudeltà impensabile non offre alcuna scusa e non finge di essere altro che brutalità spudorata”. Il femminismo è contro la guerra e la posizione dei Queer for Palestine legittima. Il problema è usare una tragedia per collegarla, in modo spericolato, alla rimozione dei diritti a livello globale - che porta a “passioni fasciste” - e all’eliminazione delle persone trans e non binarie.

Butler ha sostenuto che negli Usa i fascisti hanno chiesto l’eliminazione delle persone trans e non binarie. Ma è vero? Si riferiva a una frase di Michael Knowles del Daily Wire che ha detto che “per il bene della società il transgenderismo deve essere eliminato interamente dalla vita pubblica” e che “non può esserci genocidio delle persone trans perché non è una categoria legittima di persone”. C’è una differenza non da poco tra il transgenderismo come ideologia e le persone trans ma Butler ha fatto finta di non accorgersene. E se prendiamo per buona la definizione di genocidio come “atti commessi con l’intento di distruggere in parte o in toto un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso”, dov’è il genocidio delle persone trans? 

Per lei è tutta colpa «delle logiche genocidarie che gli Stati e le istituzioni mondiali sono arrivati ad accettare: le morti dei migranti in mare, nei campi di detenzione, la sospensione di ogni giusto processo per coloro che sono detenuti a tempo indeterminato, insieme all'assenza di un alloggio adeguato e di assistenza sanitaria. Una forma di commercio di morte sponsorizzato dallo Stato. Come sappiamo, c'è anche una teoria della sostituzione che attraversa tutti questi casi: Israele immagina che vivere sulla base dell'uguaglianza con i palestinesi significherebbe la distruzione dello Stato ebraico e quindi la distruzione del popolo ebraico». Qui Butler lancia un affondo alle femministe gender critical. Le GC secondo lei operano con le stesse logiche, sono una specie di Israele che teme la sostituzione etnica delle donne con le persone trans. «Quando le femministe gender critical e gli alleati di destra - tra l'altro, critical è anche un termine improprio. Non c'è nulla di critico in quello che fanno, la critica si riferisce all'urgenza dell'intervento, è l'indagine sui presupposti dati per scontati per immaginare un mondo diverso. Ok? Non sono critical - e quando sostengono che le donne trans si sostituiranno a loro, o che ruberanno la loro identità derubandole della loro maternità, appropriandosi della loro femminilità, stanno anche immaginando di essere sostituite da coloro che vogliono il diritto di vivere in libertà senza temere la violenza, la discriminazione e la patologizzazione». Butler sa. benissimo che la libertà non è un valore assoluto ma finisce dove inizia quella degli altri. Se le donne, la metà del mondo, non si possono più nemmeno nominare donne (come adulte umane di sesso femminile) anche i loro diritti vengono meno e il femminismo è morto.

Citando le politiche contro i migranti di Orban e Maloney Butler ha parlato di sadismo esilarante, eccitazione fascista dei nostri tempi anche qui facendo un parallelo tra la decisione di far morire in mare i migranti e la rimozione del diritto di determinare l’assegnazione del sesso (che nessuno contesta agli adulti), del matrimonio gay, dei libri sul gender a scuola. Un accostamento che non è stato messo in discussione.

«C’è spesso una sorta di passione egoistica che accompagna, ad esempio, la decisione di lasciar morire i migranti in mare, o forse un'eccitazione religiosa nel privare le persone dei loro diritti. Anche se non sono esattamente lo stesso fenomeno, qualcosa si interseca, non esattamente un fascismo gioioso ma un'eccitazione che si fa sentire quando per esempio i diritti alla genitorialità vengono negati, quando i diritti al matrimonio gay vengono ritirati, quando la giustizia riproduttiva viene smantellata. Quando viene proibito il diritto di determinare l'assegnazione del sesso. Ciò che caratterizza le passioni che descrivo è che sono sentite come morali e vissute in modo spudorato. La dimensione morale è una sorta di giustificazione per fare del male, ma è anche il veicolo della loro eccitazione accelerata. Coloro che hanno bandito i libri sul genere dalle aule scolastiche, tolto l'educazione sessuale dalle scuole, privato i giovani trans dell'assistenza sanitaria affermativa, rifiutato di far raccontare la storia della schiavitù, appoggiato l'abbandono dei migranti in mare o la loro detenzione a tempo indeterminato nei campi o nelle carceri, sentono di fare del bene, di ripristinare una buona vita, scongiurando una forza corrosiva, un possibile danno, una forza del male. Si può dire che fanno del male e poi forniscono una giustificazione morale per farlo. Non pensano di fare del male, ma del bene, e concepiscono l'abolizione dei diritti o l'abbandono fatale come attività che contribuiranno a ripristinare un mondo che considerano perduto».

Questa spinta moralista inciterebbe all’odio e permetterebbe vari tipi di violenza e crudeltà a cui bisogna opporsi. «Non abbiamo bisogno di vedere uno Stato fascista a tutti gli effetti per dire che le tendenze e le pratiche fasciste si stanno verificando ora, quando varie comunità vulnerabili vengono prese di mira con riti che spogliano l'abbandono fatale a condizioni pericolose, e forme di uccisione lente e rapide stanno diventando la norma, assistite da forme accelerate di moralismo». Tutto perché alcune forze politiche e i loro alleati hanno una paura irrazionale del gender che vedono come un fantasma, una forza distruttiva, demoniaca («Il Vaticano ha paragonato il genere a una bomba nucleare, al virus Ebola e alla Gioventù hitleriana») o una minaccia all’unità nazionale e alla famiglia naturale. «Che si tratti dell'insegnante che indottrina o prepara lo studente a essere gay, della donna trans in prigione che fa del male, del teorico del gender che assume forme demoniache e attacca le leggi della natura e la Chiesa. Il bambino trans bisognoso di buone cure che minaccia il nucleo della nazione, il migrante o il colonizzato che cerca di vivere in libertà, uguaglianza e giustizia. Perché coloro che sono considerati una minaccia per il popolo sono, per definizione, separati dal popolo e come tali devono essere depotenziati, se non eliminati, non hanno il diritto di vivere in un mondo comune perché solo il popolo ha questo diritto».

Nel difendere il concetto di gender Butler non ha mai fatto affrontato le legittime preoccupazioni riguardo al self id, all’invasione degli spazi femminili, alla cancellazione della parola donna, né alle problematiche transizioni di bambini e adolescenti. Dall’emarginazione degli immigrati all’uccisione delle persone trans e queer, dalla cancellazione dei diritti riproduttivi a quelli di assistenza sanitaria tutto rientra in un progetto di restaurazione a cui bisogna opporsi. Secondo lei «Il diritto all'autodeterminazione (leggi autoidentificazione ndr) non toglie i diritti a nessun altro. Eppure, se si permette questa libertà, si dice che gli ideologi del gender toglieranno a tutti gli altri il loro sesso primario. L'autodeterminazione, intesa come forma di libertà, viene così trasformata in un'attività di spoliazione dei diritti per giustificare la spoliazione dei diritti delle persone trans. Allo stesso modo, le famiglie queer non negano quelle eterosessuali, ma semplicemente vivono accanto ad esse. Contestano solo l'inevitabilità e la superiorità della forma familiare eteronormativa. Ai difensori della famiglia viene chiesto di accettare un mondo in cui le famiglie assumono varie forme e di capire che stanno vivendo solo in una di queste. (…) Sentirsi dire che il sesso assegnato alla nascita non è necessariamente lo stesso di quello assunto nel tempo è sconvolgente per chi vuole pensare al proprio sesso assegnato non tanto come a un atto legale condotto in relazione a norme codificate, quanto come a una verità immutabile del sé. Forse alcuni vivono il genere come bello e immutabile, va bene, purché non si dia per scontato che tutti lo vivano così. Ricavare dall'esperienza di un'assegnazione del sesso immutabile una generalizzazione o una regola universale significa imporre una crudele falsità a chi vive il genere in modo diverso, eppure il genere viene presentato come spaventoso. (…) Il sesso è sesso, e non sono ammessi dibattiti o sfide».

Questo è disonesto perché il no debate è proprio uno dei fondamenti dell’ideologia trans.

Consapevole di parlare alla generazione Thurnberg Butler ha fatto appello a una resistenza, a una creazione di alleanze che si oppongano alla distruzione del clima e si schierino a favore di una democrazia radicale e formata da ideali socialisti, dicendo che «non può una politica identitaria creare il mondo in cui tutti vogliamo vivere», dimenticando che è esattamente quella che porta avanti il movimento trans. «È fondamentale che le politiche di genere si oppongano al neoliberismo e ad altre forme di devastazione capitalista e non ne diventino lo strumento, che le politiche di genere si battano contro la continuazione della colonizzazione e di tutte le forme di razzismo, comprese quelle contro i migranti, e che prendano posizione espandendo alleanze. Perché è in virtù della nostra interdipendenza che abbiamo la possibilità di sopravvivere e prosperare».

Ha poi concluso con un messaggio di Veronica Gago, una delle fondatrici di Ni Una Menos in Argentina. «In alleanza con me Gago scrive che il genere è un nome scomodo, plurilingue e relazionale, un nome che fa scintille in molte direzioni dei mondi che vogliamo costruire. E penso che per costruire questi mondi, francamente, dobbiamo rendere la verità di nuovo sexy». 

Quale "verità"? La verità secondo il costruttivismo di Butler non è un prodotto artificiale del potere? Non è stata proprio la critica radicale al concetto di verità a permettere a Butler di affermare che non è la materialità del sesso a poter definire chi è una donna, e che l'essere donna è una mera performance?

MARA ACCETTURA


TESTO INTEGRALE DELLA CONFERENZA DI JUDITH BUTLER (qui il video)

“Il genocidio condotto contro i palestinesi di Gaza, l’esibizione della violenza di massa di una crudeltà impensabile non offre alcuna scusa e non finge di essere altro che brutalità spudorata. Certo lo stato di Israele sostiene che non si tratta di genocidio ma non a causa della violenza inflitta ma perché - dal momento che il genocidio è stato condotto contro gli ebrei - è osceno, dicono, sostenere che lo stato di Israele stia commettendo un genocidio. Ma è quello che fanno. 

Certo le atrocità commesse da Hamas il 7 ottobre sono rilevanti. Ma questo non dovrebbe impedirci di nominare il massacro di vite innocenti che accade ogni giorno contro i palestinesi. Si può spiegare lo stato e il potere militare di Israele in molti modi ma suggerirei che c’è del Fascismo non solo nel modo in cui ha armato e autorizzato i coloni perché stravolge e infrange le leggi, inseguendo una euforia omicida”. 

«Certo il genocidio non è la stessa cosa, ma una volta che i diritti vengono rimossi un soggetto è esposto senza protezione a forme di potere debilitanti e potenzialmente fatali. Abbiamo visto soldati e militanti che celebravano l’omicidio ma anche attivisti di destra e politici che celebrano la rimozione dei diritti. Non sono la stessa cosa ma la rimozione accelerata può condurre a formazioni politiche fasciste e esemplifica come operano quelle che chiamo “passioni fasciste”. Negli Usa i fascisti hanno chiesto l’eliminazione delle persone trans e non binarie. Cosa hanno in testa? Michael Knowles del Daily Wire ha detto che per il bene della società il transgenderismo deve essere eliminato interamente dalla vita pubblica. Lo setsso gentleman ha detto che non può esserci genocidio delle persone trans perché “non è una categoria legittima di persone”. Sta combattendo contro la persona sbagliata! Ha detto che non si può avere un genocidio delle persone trans perché genocidio si riferisce ai geni, alla genetica. (Risate del pubblico). Mi spiace, ho cercato di prendere sul serio le critiche ma a volte ci si perde la testa. Si riferisce alla genetica, alla biologia (dice Knowles) e il punto centrale del transgenderismo è che non ha nulla a che fare con la biologia. Cito: “Nessuno chiede di sterminare nessuno”. Perché l’altro problema di quell’affermazione è che i transgender non sono una vera categoria ontologica, non sono una categoria legittima dell’essere e, come sapete, una cosa è dire che la biologia determina ciò che siamo e un'altra è dire che la biologia è nel mix di ciò che siamo e di ciò che diventiamo. (, l'opposizione alla biologia che egli caricatura come un'opposizione probabilmente al determinismo biologico. Inoltre, ha senso chiedersi quale scienza viene utilizzata per quale posizione politica e mostrare che). I modelli interattivi della biologia contestano l'affermazione che esiste un corpo naturale che opera al di fuori della sua interazione con il mondo e che non solo assicura le infrastrutture della vita o dovrebbe, e che il sesso a cui siamo assegnati non dà alcuna garanzia del sesso che diventiamo. Lo scarto tra l'attribuzione di un sesso alla nascita e l'acquisizione di un sesso nel tempo si chiama vita e tempo.

Perché anche categorie come il sesso e il genere hanno una vita temporale. 

E la traiettoria delle categorie storiche si interseca con le nostre storie di vita. Il genocidio in Palestina, e abbiamo tutto il diritto e l'obbligo di usare questo termine, è reso possibile dalle logiche genocidarie che gli Stati e le istituzioni mondiali sono arrivati ad accettare. Le morti dei migranti in mare, nei campi di detenzione, la sospensione di ogni giusto processo per coloro che sono detenuti a tempo indeterminato, insieme all'assenza di un alloggio adeguato e di assistenza sanitaria. Tutto questo, potremmo dire, è una forma di commercio di morte sponsorizzato dallo Stato. 

Ma come sappiamo, c'è anche una teoria della sostituzione che attraversa tutti questi casi: lo Stato israeliano immagina che vivere sulla base dell'uguaglianza con i palestinesi significherebbe la distruzione dello Stato ebraico e quindi la distruzione del popolo ebraico. (Rinunciare ai diritti di vantaggio demografico per gli ebrei porterà, nella loro mente, alla sostituzione degli ebrei con i palestinesi. A volte li chiamano semplicemente arabi). Ogni visione di convivenza nella regione, di cittadinanza paritaria di uno Stato, sia esso unico o federato, che ponga fine alla colonizzazione e alla rivolta, è spesso considerata nient'altro che una minaccia alla vita degli ebrei.

I principi democratici radicali sono che uno stato palestinese (lei dice israeliano ma legge male) rappresenta una minaccia per la vita degli ebrei e che Israele è l'unica democrazia del Medio Oriente. Questo è il paradosso. 

“Quando le femministe gender critical e gli alleati di destra, tra l'altro, critical è anche un termine improprio. Non c'è nulla di critico in quello che fanno, la critica si riferisce all'urgenza dell'intervento, non è negativa, la critica, come nella teoria critica, è l'indagine sui presupposti dati per scontati per immaginare un mondo diverso. Ok? Non sono critical. E quando sostengono che le donne trans si sostituiranno a loro, o che ruberanno la loro identità derubandole della loro maternità, appropriandosi della loro femminilità, stanno anche immaginando di essere sostituite da coloro che vogliono il diritto di vivere in libertà senza temere la violenza, la discriminazione e la patologizzazione”. 

“La grande teoria della sostituzione, articolata con tale forza tossica sia da Orban che da Maloney, vede il migrante più vulnerabile che si riversa sulla costa come una grave minaccia per la nazione, la famiglia e il futuro stesso dell'Europa. Potremmo chiederci come possa avvenire una trasfigurazione così fantastica. Possiamo parlarne un'altra volta, ma per ora, e nel tempo che resta, voglio tornare a questo esilarante sadismo, sempre più spudorato che descrive l'eccitazione fascista dei nostri tempi, l'eccitazione che accompagna l’appello a negare alle persone i diritti fondamentali. Cosa rende eccitante questa chiamata? (Che tipo di eccitazione è coinvolta nel fare o a volte nel ricevere o nel riprodurre quella chiamata?)

Uno dei motivi mi interessa per cui questa emozione è che per me è enigmatica. Siamo abituati ad accusare i governi e le agenzie di indifferenza quando non riescono a proteggere i diritti fondamentali delle persone. In questi casi, consideriamo queste istituzioni insensibili o fredde, impegnate in una forma letale di allontanamento. Eppure, dire che la crudeltà è fredda non significa dire che è spassionata, e nella sua forma contemporanea, almeno, c'è spesso una sorta di passione egoistica che accompagna, ad esempio, la decisione di lasciar morire i migranti in mare, o forse un'eccitazione religiosa nel privare le persone dei loro diritti. Anche se non sono esattamente lo stesso fenomeno, qualcosa si interseca qui, non esattamente un fascismo gioioso, ma un'eccitazione che prende piede e si fa sentire quando, per esempio, i riti della genitorialità vengono negati, quando i diritti del matrimonio gay vengono ritirati, quando la giustizia riproduttiva viene smantellata. Quando viene proibito il diritto di determinare l'assegnazione del sesso. Ciò che caratterizza le passioni che sto cercando di descrivere è che sono sentite come morali e vissute come spudorate. La dimensione morale opera sicuramente come una sorta di giustificazione per fare del male, ma è anche il veicolo della loro eccitazione accelerata.Coloro che hanno bandito i libri sul genere dalle aule scolastiche, tolto l'educazione sessuale dalle scuole, privato i giovani trans dell'assistenza sanitaria affermativa, rifiutato di far raccontare la storia della schiavitù, appoggiato l'abbandono dei migranti in mare o la loro detenzione a tempo indeterminato nei campi o nelle carceri, sentono di fare del bene, di ripristinare una buona vita, scongiurando una forza corrosiva, un possibile danno, una forza del male. Si può dire che fanno del male e poi forniscono una giustificazione morale per farlo. Sarebbe subdolo o ipocrita o strategico ma credo che la situazione sia in realtà peggiore. Non pensano difare del male, ma del bene, e concepiscono l'abolizione dei diritti o l'abbandono fatale come attività che contribuiranno a ripristinare un mondo che considerano perduto. A volte questo tipo di argomentazione si spinge oltre. L'unico modo per ripristinare la vita buona, la famiglia naturale, comprese le gerarchie di genere, è attraverso la cancellazione dei riti o forme potenzialmente fatali di abbandono sociale.Si tratta di misure che devono essere adottate per raggiungere o ripristinare la buona vita o in nome del bene stesso (Nella misura in cui queste misure sono concepite come precondizioni della vita buona, o del suo ripristino, che è un passo oltre il contraccolpo, giusto) Allora l'atto stesso di togliere diritti o di negare a un gruppo di persone la possibilità di vivere e di avere uno status giuridico diventa esso stesso un'azione buona, un'attività che realizza il bene. (:::)

Quindi, se si comprende che il danno che si sta facendo è moralmente giusto, giustificato in anticipo, per riportare la vita buona, allora qualsiasi cosa si debba fare per realizzare questo fine sembrerebbe essere giustificata. È così, però, solo se i mezzi giustificano il fine. Ma se non ci si rende conto che ciò che si fa è dannoso, allora non c'è bisogno di giustificare il danno.(Tuttavia, qui si è verificata una piena trasvalutazione dei valori per coloro che hanno subito questa conversione. Quando si è liberati dai vincoli morali tradizionali e si è autorizzati ad agire in modi che altrimenti sarebbero definiti dannosi con la piena convinzione che la propria azione sia giusta o buona, che restituisca il bene al mondo, o che renda buono un mondo cattivo, o che salvaguardi il mondo da una distruzione imminente e impensabile? Se si dice che quell'azione che gli altri chiamano dannosa è in realtà benefica, allora si ribalta il significato delle parole che nominano i valori morali e il problema non è solo una confusione semantica generalizzata. Poiché la convinzione è passionale, e per passione non intendo un qualsiasi stato emotivo, la passione dal latino si collega alla sofferenza ma anche alla sopportazione, è diversa da un affetto su cui si può riflettere nella mente. Una passione implica l'essere colpiti da qualcosa di esterno e subirlo in un modo che non si sente pienamente sotto il proprio controllo. Una passione è qualcosa di relativamente scoperto, nobile, ingovernabile; la mente non può dominare una passione. Una passione governa sempre più o meno la mente, lasciando una persona fuori controllo ed eccitata, eccitata di essere fuori controllo. Eccitato, infine, di essere fuori controllo, ingovernato e ingovernabile, c'è nell'aria qualcosa senza legge, senza legge eppure in nome di una morale che si realizza nella privazione e nell'espropriazione degli altri).

Sotto questa veste di moralità, ecco la possibilità di vivere senza leggi o di sviluppare leggi che consacrano l’assenza di leggi, come quando i governi con le loro politiche e leggi non solo alimentano tali passioni, ma le rifondono come missione morale o crociata. La legge diventa allora uno strumento di violenza, una violenza legale. L'esperienza di ciò che è giusto in queste condizioni diventa moralismo auto-giustificato. E permette vari tipi di crudeltà in nome di ciò che è considerato giusto e buono. In realtà non si tratta di moralità, che dovrebbe spiegare i principi in base ai quali agisce, ma di un moralismo eccitato fuori dalla legge, che ora opera all'interno della legge, che libera coloro che sono più assediati dall'odio, per fare del male, per incitare e far circolare l'odio. In nome di ciò che è giusto.

Quindi sembra che uno lotti per il bene nello stesso momento in cui è in grado di mobilitare il desiderio di distruggere gli altri. (I risentimenti di vecchia data sono le vostre nuove forme di disprezzo. Tutto questo può accadere a prescindere da uno Stato fascista o da una società completamente fascista, perché il fascismo nasce come tendenza, potenzialità. Pertanto, è nostro dovere di critici trovare e opporci prima che saturino la società e le sue strutture statali. Non abbiamo bisogno di vedere uno Stato fascista a tutti gli effetti per dire che le tendenze e le pratiche fasciste si stanno verificando ora, quando varie comunità vulnerabili vengono prese di mira con riti che spogliano l'abbandono fatale a condizioni pericolose, e forme di uccisione lente e rapide stanno diventando la norma, assistite da forme accelerate di moralismo. 

Ma c'è un altro elemento, ed è la produzione di una circolazione eccitata o contagiosa di un fantasma, che si tratti dell'insegnante che indottrina o prepara lo studente a essere gay, della donna trans in prigione che fa del male, del teorico del gender che assume forme demoniache e attacca le leggi della natura e la Chiesa. Il bambino trans bisognoso di buone cure che minaccia il nucleo della nazione, il migrante o il colonizzato che cerca di vivere in libertà, uguaglianza e giustizia in un mondo condiviso che è stato considerato la forza più distruttiva del mondo. Perché coloro che sono considerati una minaccia per il popolo sono, per definizione, separati dal popolo. Non sono considerati parte del popolo e come tali devono essere depotenziati, se non eliminati, non hanno il diritto di vivere in un mondo comune perché solo il popolo ha questo diritto. Il mondo comune è diviso tra le persone che hanno tale diritto e quelle che non lo hanno, che non sono esattamente persone. 

“L’idea di genere ha funzionato come un concetto eccitante.

.Molte campagne politiche, come sapete, prendono di mira il genere come una forza distruttiva e lo interpretano addirittura come una minaccia all'identità nazionale e alla famiglia naturale. Il Vaticano si è aggiunto a questo discorso, paragonando il genere a una bomba nucleare, al virus Ebola e alla Gioventù hitleriana. Quando il genere viene immaginato come una minaccia per l'umanità, la civiltà, l'uomo e la natura, quando il genere viene paragonato a una catastrofe nucleare o a una potenza demoniaca in piena regola, allora è alla paura della distruzione che gli attori politici fanno appello. C'è la pronta e continua paura della distruzione, la cui fonte è difficile da nominare, che viene sollecitata, sollecitata e sollecitata per fortificare sia le autorità religiose che i poteri statali o le loro alleanze di rafforzamento, come vediamo nella Russia di Putin, nel Partito Repubblicano negli Stati Uniti e in vari Paesi dell'Europa orientale, dell'Asia orientale e dell'Africa. L'allontanamento di questa paura della distruzione dalle sue condizioni di produzione, che potremmo chiamare capitalismo, disastro climatico, razzismo sistemico, poteri carcerari, estrattivismo, forme sociali e statali patriarcali, tutto ciò dovrebbe renderci molto, molto spaventati dalla distruzione. Il risultato è la produzione di figure e fantasmi culturali investiti dal potere di distruggere la Terra e le strutture fondamentali delle società umane proprio perché quella distruzione sta avvenendo senza essere nominata e controllata. (La paura e l'angoscia si rapprendono senza un vocabolario o un'analisi adeguata e) Improvvisamente il genere o la teoria critica della razza vengono presi di mira come causa della distruzione. Il genere, una categoria che descrive la divisione del lavoro, l'organizzazione degli Stati e l'ineguale distribuzione del potere, non è mai stato solo culturale, ma viene presentato come tale dagli oppositori che vogliono identificare la fonte della distruzione a livello culturale. 

“Una volta identificato come causa di distruzione, il genere stesso deve essere distrutto. E ciò che ne consegue è la censura. La de-dipartimentalizzazione degli studi di genere e degli studi sulle donne, la privazione dei diritti di assistenza sanitaria, l'aumento della patologizzazione, l'abrogazione o il rifiuto di leggi che proteggono dalla discriminazione, l'emarginazione violenta e l'erosione delle norme democratiche sono solo alcuni esempi.

Ricordiamo che l'uccisione delle donne, delle persone trans, queer, bisessuali e intersessuali è una forma di distruzione che sta avvenendo nel mondo mentre parliamo. L'uccisione di donne nere, di persone nere, queer e trans, l'uccisione di migranti, compresi i migranti queer e trans, sono tutti atti distruttivi che avvengono in questo tempo, il nostro tempo. E man mano che i numeri aumentano, diventa sempre più evidente quali vite sono considerate superflue e quali no. L'ineguaglianza del lutto si fa sentire. Una volta che il genere arriva a includere i diritti all'aborto, l'accesso ai servizi di salute riproduttiva, di genere e sessuale, i diritti dei trans, la libertà e l'uguaglianza delle donne, le lotte per la libertà dei queer of colors, la genitorialità single, la genitorialità gay, la nuova parentela al di fuori dei modelli eteronormativi, i diritti all'adozione, la riassegnazione del sesso, il gender, la chirurgia di conferma, i libri di educazione sessuale, per i giovani, libri per adulti, immagini di nudità vietate ora nello Stato del Texas, intendo l'intera collezione del Rinascimento, come se avesse poi rappresentato un'ampia gamma di lotte politiche che i suoi oppositori cercano di spegnere nel loro sforzo di ripristinare un ordine patriarcale autoritario per lo Stato, la religione e la famiglia. Non si tratta di un semplice contraccolpo. È un progetto di restaurazione. L'unico modo per andare avanti è che tutti coloro che sono presi di mira si riuniscano più efficacemente di quanto non facciano i loro nemici per riconoscere le loro alleanze e per combattere i fantasmi preparati per loro con un potente e rigenerante, immaginario.

Considerando le fantasie operative sui migranti elaborate a sostegno di una politica migratoria xenofoba e razzista, o le fantasie operative sulle donne come assassine di bambini, i movimenti contro l'aborto. Per coloro che immaginano le donne trans come sorelle stupratrici che si infiltrano nei bagni, siamo di fronte a fenomeni che sono allo stesso tempo sociali e psicologici. Quando la paura attraversa una popolazione, quando l'odio è fomentato contro un concetto di fantasma, un'idea, come quella di genere, che si dice eserciti il potere della distruzione totale, allora gli strumenti di cui abbiamo bisogno per capire come sgonfiare e opporci a tale movimento sono tratti dai media che hanno il potere di occupare e disinnescare il fantasma al servizio di un altro modo di immaginare le alleanze. Abbiamo bisogno di questo modo di immaginare la solidarietà in futuro, tanto quanto abbiamo bisogno di aria per respirare. Perché vivere e vivere insieme richiedono solidarietà e un senso del vivere che includa il superamento dei fondamenti della vita umana. Se qualcuno o qualcosa cerca di toglierci ciò che ci serve per vivere, iniziamo a lottare per la sopravvivenza. Ma trovare da soli non porta mai molto lontano. L'impotenza che si prova ricorda forse l'impotenza primaria del neonato e la chiara intuizione che senza infrastrutture di supporto la vita di nessuno è vivibile. Quando il movimento contro il gender dice che il gender vi priverà della vostra identità sessuale, confessa la cancellazione dei diritti che sta sostenendo. Chiede al pubblico di sperimentare la fantasia psicosociale di essere spogliato di un'identità sessuata per legge, mentre ciò che sta realmente accadendo è che le persone trans chiedono di potersi assegnare un nuovo status sessuale. E se riescono ad avere un nuovo status sessuale, questo non toglie di fatto lo status sessuale a nessun altro. È ancora lì. (Risate). È un'inversione maliziosa ma potente. Il diritto all'autodeterminazione non toglie i diritti a nessun altro. Eppure, se si permette questa libertà di autodefinizione, si dice che gli ideologi del gender toglieranno a tutti gli altri il loro sesso primario. L'autodeterminazione, intesa come forma di libertà, viene così trasformata in un'attività di spogliazione dei diritti per giustificare la spogliazione dei diritti delle persone trans. Allo stesso modo, le famiglie queer non negano quelle eterosessuali, ma semplicemente vivono accanto ad esse. Contestano solo l'inevitabilità e la superiorità della forma familiare eteronormativa. A coloro che difendono la famiglia viene chiesto di accettare un mondo in cui le famiglie assumono varie forme e di capire che stanno vivendo solo in una di queste. Non stiamo parlando di un mondo futuro. Ma questo mondo in cui viviamo può sembrare opprimente, altrimenti come chiamare tutte queste inversioni, questi attacchi alla legittima libertà, esposti nei termini più pubblici, possono far sì che la dimensione psicosociale del nuovo fascismo diventi comprensibile in termini che tutti coloro che ne sono colpiti capiranno. Senza quell'analisi, non possiamo arrivare a sapere come le nostre paure e i nostri desideri più intimi siano intessuti nel tessuto sociale in cui viviamo, comprese le rotture e i conflitti sociali, quegli strappi nel tessuto che ci gettano nella precarietà, il cui sfruttamento possiamo vivere solo se ci sono altri che si rifiutano di lasciarci cadere. 

Come ho cercato di argomentare, questa maggiore attenzione al genere da parte della destra distoglie l'attenzione dalle varie forze sociali e politiche che stanno di fatto distruggendo il mondo come lo conosciamo. Tuttavia, non possiamo concludere che il genere sia solo una deviazione da queste altre forze più realmente distruttive, perché il genere si riferisce a un senso intimo dell'esperienza corporea vissuta, a un senso di chi si è, e talvolta a un'ancora che tiene insieme l'architettura dell'io. Sentirsi dire che il sesso assegnato alla nascita non è necessariamente lo stesso di quello assunto nel tempo è sconvolgente, solo per chi vuole pensare al proprio sesso assegnato non tanto come a un atto legale condotto in relazione a norme codificate, quanto come a una verità immutabile del sé. Forse alcuni vivono il genere come bello e immutabile, e questo è sicuramente accettabile, purché non si dia per scontato che tutti lo vivano così. Ricavare dall'esperienza di un'assegnazione di sesso immutabile una generalizzazione teorica o una regola universale significa imporre una crudele falsità a chi vive il genere in modo diverso, eppure il genere viene presentato come spaventoso.

Non solo perché rivela che ciò che un tempo si riteneva immutabile è in realtà mutevole. Ma perché se qualcun altro può praticare il sesso gay o la riassegnazione del sesso o godere di immagini sessuali, si nega a se stessi che l'altro stia vivendo ciò che sembra essere una possibilità umana impossibile. Questa negazione diventa un requisito di individualità. E così quelle vite laggiù, le altre, stanno vivendo ciò che è stabilito come impensabile, e renderle impensabili significa che non possono essere immaginate, così quando appaiono, appaiono come fantasmi con il potere di distruggere un sé eteronormativo o la sua architettura, potremmo dire, che si fonda sulla negazione di queste potenzialità. Naturalmente, le persone trans possono essere pensabili e immaginabili da chi non segue lo stesso percorso di vita. Lo stesso vale per l'aborto o per la sessualità lesbica e gay. Ma per alcuni, una volta che questi temi diventano pensabili, pubblici e immaginabili, non appaiono come possibilità, possibilità umane che altri possono presumere che forse non lo sono, ma piuttosto come mostri, fantasmi che mirano a distruggere l'io, comodi termini che comprendono tutte le catastrofi del mondo. La preclusione di questi temi porta al loro ritorno in fantasmi paranoici, e sotto certe condizioni politiche. Questi fantasmi possono essere fatti circolare per ottenere il sostegno di movimenti che prendono di mira il genere e promettono di ripristinare ordini patriarcali che prosperano su tautologie vibranti e tossiche. Il sesso è sesso, e non sono ammessi dibattiti o sfide

Ho suggerito che la destra ha ragione a temere la distruzione. Forse oggi tutti temiamo la distruzione. Ci sono molti poteri che stanno distruggendo il nostro mondo, la nostra Terra, ma in realtà il gender non è uno di questi. Dovremmo essere in grado di dare un nome alla paura che li attraversa, nominando le devastazioni inflitte, come ho detto, dai capitalisti della produzione, dall'estrattivismo e dal disastro climatico, per citarne solo alcuni. Nel pensare alle nostre strategie di resistenza, è fondamentale che le politiche di genere si oppongano al neoliberismo e ad altre forme di devastazione capitalista e non ne diventino lo strumento, che le politiche di genere si battano contro la continuazione della colonizzazione e di tutte le forme di razzismo. Comprese quelle che affliggono i migranti, e che prendano posizione espandendo alleanze. Non può essere una politica identitaria e creare il mondo in cui tutti vogliamo vivere. Perché è in virtù della nostra interdipendenza che abbiamo la possibilità di sopravvivere e prosperare. Possiamo creare alleanze che riflettano questa interdipendenza con la vita umana e non umana? Un'alleanza che si opponga alla distruzione del clima e si schieri a favore di una democrazia radicale e formata sì, da ideali socialisti. E quindi direi che dobbiamo anche vivere se vogliamo avere un'Alleanza transnazionale in un mondo multilingue. Concludo leggendo un messaggio che mi ha inviato Veronica Gago. La traduzione è un modo di pensare alla politica delle alleanze e a un registro transnazionale. La traduzione opera come una forma di riappropriazione della violenza, dell'eziologia e della struttura come zone problematizzate dalle lotte femministe antiestrattiviste e popolari, in modo da produrre alleanze transnazionali. Gago mette in guardia dalle alleanze reazionarie che il cosiddetto femminismo transesclusivo stringe con la destra. Così la traduzione politica implica una disputa, una lotta, corpo a corpo sui vocabolari e sulle forme di composizione politica. E in alleanza con me Gago scrive che il genere è un nome scomodo, plurilingue e relazionale, un nome che fa scintille in molte direzioni dei mondi che vogliamo costruire. 

E penso che per costruire questi mondi, francamente, dobbiamo rendere la verità di nuovo sexy. Lo penso davvero. Penso che dobbiamo opporci alla spogliazione a destra, al fascismo e alle accuse di wokeism, dobbiamo avere una versione diversa dell'umanità e della convivenza che sia più desiderabile di qualsiasi illusione fascista. Giusta, più desiderabile, quindi rendere l'uguaglianza, la libertà e la giustizia vere e sexy, profondamente desiderabili e liberamente immaginabili. E per questo, in realtà, abbiamo bisogno dei nostri sociologi e dei nostri politologi, ma abbiamo anche bisogno dei nostri artisti e delle nostre poesie. Grazie.


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