La Prima Commissione del Senato colombiano ha approvato all’unanimità il disegno di legge per vietare le Mutilazioni Genitali Femminili alla sua terza lettura. Ora manca un solo passaggio in aula prima che possa diventare legge. Un passo significativo per eradicare una pratica ampiamente condannata come violazione dei diritti umani.
L’iniziativa, nota come Disegno di legge 440 del 2025 (accorpato con il 239 del 2024), mira non solo a proibire le MGF, ma a eliminare le condizioni che ne permettono la persistenza, in particolare nelle comunità indigene.
A livello globale, più di 230 milioni di ragazze e donne oggi in vita hanno subito MGF, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Sebbene la pratica sia più diffusa in alcune parti dell’Africa, del Medio Oriente e dell’Asia, il caso della Colombia ha suscitato particolare preoccupazione per la sua unicità nelle Americhe. I legislatori hanno sottolineato che la MFG colpisce in modo sproporzionato bambine molto piccole, spesso sotto l’anno di età, con casi concentrati nei dipartimenti di La Guajira, Chocó e Risaralda.
Si ritiene che la pratica sia stata trasmessa ai gruppi indigeni dai discendenti degli schiavi africani quando la Colombia era un importante centro della tratta degli schiavi in America del Sud. Oggi si fa principalmente nella comunità Emberá, che vive nelle montagne della zona occidentale del Risaralda, nota per la produzione di caffè.
Qui ogni anno decine di bambine subiscono il taglio del clitoride per controllare la sessualità femminile. Secondo Francia Giraldo, leader Emberá, alcune muoiono dissanguate o per infezioni causate da ferite che non si rimarginano. Non vengono mai portate in ospedale. I genitori non ne registrano né la nascita né la morte. “Le madri”, ha detto, “le seppelliscono subito”.
Non esistono cifre ufficiali sulla mutilazione genitale in Colombia, data la segretezza che la circonda. Tuttavia, l’Istituto Nazionale di Sanità stima che ci siano stati nel Paese almeno 204 casi tra il 2020 e il 2025.
Il disegno di legge segna un cambiamento strategico, aggiungendo al divieto progetti per la prevenzione, l’educazione e il dialogo interculturale. La senatrice Clara López, che ha guidato l’iniziativa al Senato, sostiene infatti che la sola criminalizzazione non è riuscita a eliminare la pratica altrove. “Nei Paesi in cui le MGF sono vietate da decenni, la prevalenza rimane elevata”, ha affermato durante il dibattito, citando casi come Mali ed Egitto, dove i tassi restano superiori all’80% nonostante i divieti legali.
La legislazione è stata sviluppata attraverso consultazioni con leader indigene, incluse rappresentanti della comunità Emberá, dove sono stati registrati casi. Juliana Dominico, portavoce degli Emberá, ha sostenuto il disegno di legge sottolineando che le MGF non costituiscono una pratica culturale o spirituale.
I creatori della legge sostengono che considerare le mutilazioni esclusivamente come una questione penale rischia di spingerle nella clandestinità e di alienare le comunità. Al contrario, la legge proposta enfatizza strategie di salute pubblica, campagne educative e un coinvolgimento culturalmente sensibile per incoraggiare il cambiamento.
Gli organismi internazionali chiedono da tempo una risposta coordinata. Nel 2008, l’Assemblea Mondiale della Sanità ha adottato la Risoluzione WHA61.16, esortando i governi ad agire in diversi settori, tra cui sanità, istruzione, giustizia e servizi sociali.
Oltre ai rischi immediati per la salute, le MGF sono ampiamente riconosciute come una violazione dei diritti fondamentali. Anche il costo economico è significativo. L’OMS stima che il trattamento delle complicazioni legate alle mutilazioni costi ai sistemi sanitari circa 1,4 miliardi di dollari all’anno, una cifra destinata ad aumentare senza sforzi più incisivi per fermarle.
Maria Celeste
Questo articolo è prodotto grazie a lavoro volontario.
Gran parte delle notizie che leggi qui non le troverai su nessun altro media.
Se pensi che nostro lavoro sia utile, grazie se potrai sostenerci.
Anche il più piccolo contributo è prezioso!

