Boris Johnson: No ai corpi maschili negli sport femminili

Lo sport femminile “inclusivo” dei nati maschi è attualmente oggetto di un dibattito infuocato sui media inglesi, anche in vista delle prossime elezioni nazionali (maggio 2022).

Avevano già fatto scalpore le scandalose vittorie di Lia Thomas in America, ma il prospettarsi di un caso simile in Gran Bretagna ha alzato l’attenzione delle atlete e delle donne tutte, e ha costretto anche il premier Boris Johnson a pronunciarsi sul tema.

In questo caso è stata efficace la protesta delle atlete, espressa in una lettera all’Unione Ciclistica Internazionale, per bloccare l’ingiusta partecipazione di un corpo maschile alle loro gare.

L’iniziativa è simile a quella intrapresa l’anno scorso dalle atlete italiane battute da Valentina nata Fabrizio Petrillo (vedere qui). La differenza è che le autorità italiane non hanno ancora dato risposta.


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Emily Bridges, ciclista transgender

Boris Johnson, il primo ministro britannico, ha affermato ieri sera che non crede che “le donne transgender” (uomini nati biologicamente maschi) dovrebbero competere negli eventi sportivi femminili.

Johnson, che stava parlando di una serie di questioni tra cui anche l’approccio del governo britannico al blocco della cosiddetta terapia di conversione, ha dichiarato che gli atleti nati uomini non dovrebbero competere negli sport femminili, e che le donne dovrebbero avere spazi dedicati solo a loro negli ospedali, nelle prigioni o negli spogliatoi.

I commenti di Johnson arrivano in seguito a una lettera firmata da un gruppo di cicliste -tra cui campionesse olimpiche, scienziate e ricercatrici- le quali chiedono all’UCI, l’organo mondiale di governo del ciclismo, di modificare le regole circa la partecipazione di atleti transgender.

Lettera inviata all’UCI in data 4 aprile 2022.

La lettera -firmata anche da Sara Symington, responsabile dei programmi olimpici e paralimpici presso il British Cycling– afferma che le attuali regole sulla cosiddetta inclusione degli atleti transgender sono asimmetriche e discriminatorie e che l’UCI dovrebbe essere in grado di applicare i criteri di eleggibilità per le donne “sulla base delle caratteristiche biologiche femminili”.

La questione degli atleti transgender si è recentemente concentrata sul caso del ciclista transgender Emily Bridges, che è stato dichiarato dallo UCI mancante dei requisiti necessari per competere nella sua prima gara di ciclismo femminile d’élite. Bridges ha dichiarato di essere transgender nell’ottobre 2020, iniziando ad assumere ormoni femminili nel 2021. Le era stato permesso di entrare a far parte di eventi sportivi femminili dal British Cycling in seguito all’abbassamento dei suoi livelli di testosterone.

Redazione FeministPost.
Introduzione di Maria Celeste.
Traduzioni di Angela Tacchini.

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