Bambine-i imbottiti di ormoni: una sperimentazione in vivo. Chi pagherà per questo?

L’inglese Keira Bell, ex-paziente della Tavistock Clinic di Londra, è sicuramente la più celebre tra le destransitioner. Dopo la pubblicazione della Cass Review dice a The Times che vorrebbe veder partire procedimenti penali perché le bambine-i trattati dalla clinica con puberty blocker e ormoni possano finalmente avere giustizia.

Keira oggi ha 27 anni, giudica il trattamento a cui è stata sottoposta -blocker, ormoni, rimozione dei seni- “sperimentale nella migliore delle ipotesi, distruttivo nella peggiore” e crede che i professionisti abbiano ignorato il suo trauma e i complessi problemi di salute mentale (qui potete leggere la sua storia).

Per lei è stato “traumatico” e “triste”.leggere la Cass Review che ha definitivamente demolito la terapia affermativa per i minori, terapia costruita su basi incerte e traballanti. Ma oggi teme che nascano cliniche private per praticare la “medicina di genere”.Molti di questi medici sono appena confluiti nel settore privato. Oppure sono coinvolti in qualche modo nel servizio sanitario nazionale e semplicemente vanno avanti. Non credo che questa sia giustizia. Molti di quei medici” aggiunge “a quanto pare erano ben consapevoli di quello che stavano facendo. Ma sembra che gli incentivi finanziari abbiano avuto la meglio su ogni principio morale. Provo rabbia per questo”.

Bell ha detto al Times di sentirsi “almeno in parte vendicata” dalla review condotta dalla pediatra Hilary Cass, secondo la quale non c’erano prove valide a sostegno della prescrizione di ormoni ai minori di 18 anni per sospendere la pubertà o per passare al sesso opposto, protocollo applicato in tutto il mondo.

Lei è stata avviata ai bloccanti della pubertà dopo il quarto appuntamento. Le sedute, dice, erano “superficiali e non andavano affatto in profondità. Mi hanno detto che i bloccanti sarebbero stati solo una pausa”. Ma l’analisi di Cass ha rilevato che non c’erano prove che i bloccanti concedessero ai giovani “tempo per pensare” ritardando l’inizio della pubertà,

Bell crede che i medici abbiano ignorato i suoi problemi di salute mentale per tentare invece di curare la disforia di genere. “Ero molto malata di mente e avevo un passato complesso, dovevo affrontare traumi” ha detto. “Mi è stato permesso di intraprendere questo processo folle e distruttivo in tenera età, senza che nessuno se ne assuma davvero la responsabilità”. Secondo Bell i servizi medici “devono staccarsi completamente da qualsiasi tipo di influenza politica”.

Bell ha ancora problemi di salute mentale e soffre di lussazioni ossee causate dai blocker.

(qui l’intervista a Keira Bell pubblicata da The Times).

Chi pagherà per Keira, per la svedese “Leo” e per tutte le detranstioner del mondo? Ecco le loro parole, noi le ascoltavamo già tre anni fa. Chi pagherà per il loro sviluppo osseo compromesso, per quelle barbe sui loro visi di ragazza, per i loro problemi cognitivi, per la loro depressione, per la loro probabile infertilità, per i loro corpi mutilati? Chi pagherà per quelli che non ce l’hanno fatta, come Yarden Silveira? Chi pagherà per quei genitori che sono stati convinti ad avviare la propria figlia-figlio alla terapia affermativa messi di fronte alla brutale alternativa: “Preferisci un figlio vivo o una figlia morta?” E per quelli che si sono fidati di medici senza scrupoli o nella migliore delle ipotesi disinformati o ideologizzati? Per chi ha creduto, come continuano ad assicurare molte società scientifiche, che i puberty blocker sono “farmaci salvavita” e che i loro effetti sono perfettamente reversibili?

Chi risarcirà quei medici che invece hanno avuto la forza di tenere il punto della salute delle bambine e dei bambini –primum non nocere– e per questo sono stati messi ai margini, derisi o accusati di transfobia? Chi pagherà, allargando il cerchio, per tutti quelle/quegli intellettuali, docenti, giornaliste/i che hanno cercato di resistere all’ideologia mainstream e per questo sono stati isolati, bullizzati, mobbizzati o hanno perso il loro posto di lavoro? Chi pagherà per quello che è capitato a noi femministe gender critical, inserite in blacklist internazionali, sbeffeggiate, messe all’indice, etichettate come Terf, minacciate, denunciate, perseguitate dal transattivismo? Quali riconoscimenti avremo, e da chi, per avere avuto la forza di indicare da sempre la terapia affermativa come uno dei peggiori scandali della storia della medicina?

MARINA TERRAGNI

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