Assalto trans a FiLiA, conferenza femminista. Ma c’è pure un banchetto che vende hijab
Da molti anni in UK gli agguati transattivisti accompagnano gli eventi riservati alle donne nella totale indifferenza delle forze dell'ordine. Stavolta è stato peggio del solito, come racconta Julie Bindel. E per la prima volta tra i vari gadget erano in vendita anche veli islamici: una chiara presa di distanza politica dal movimento per la remigration e la ri-cristianizzazione della società

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In UK l’assalto trans agli eventi femministi è un rituale quasi scontato. Ma stavolta a Brighton, in occasione della conferenza FiLiA, appuntamento annuale al quale partecipano donne di tutto il mondo, la protesta transattivista è stata più violenta del solito mentre -come al solito- la polizia non ha ritenuto di dover intervenire a protezione delle donne. Lo racconta Julie Bindel sul Telegraph (a seguire la traduzione del suo reportage).

Ma c’é un’altra notizia che riguarda il convegno di FiLiA e di cui Bindel non dà conto: per la prima volta nello spazio della conferenza era ospitato un banchetto -anzi, erano due- che vendeva hijab, il velo islamico. Poche settimane fa a Londra si è svolta un’enorme manifestazione contro l’islamizzazione, per la remigration e per la ri-cristianizzazione della società inglese, manifestazione alla quale hanno preso parte anche gruppi femministi. A quanto pare FiLiA non condivide questi obiettivi e ospitando i banchetti-vendita di hijab ha inteso manifestare una posizione diversa. 

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“Le conferenze femministe, soprattutto quelle che mirano a contrastare la misoginia, sono quasi sempre oggetto di picchetti da parte di attivisti trans, se riescono a tenersi.Ma oggi a Brighton, una città conosciuta in modo poco affettuoso da alcune femministe come “Trans Tinsel Town” perché molti dei suoi cittadini, agenti di polizia, insegnanti e assistenti sociali sono completamente presi dalla follia di genere, mi sono svegliata piena di speranza, sapendo che l’evento con oltre 2.000 donne si sarebbe tenuto.

Fino a poco tempo fa, gli ossessionati dal genere si battevano come matti per presentare una denuncia dopo l’altra, finché non riuscivano a farlo chiudere. Di solito, molestavano non solo il personale della sede, ma anche i potenziali clienti, sostenendo ogni sorta di follia, come il fatto che l’evento sarebbe stato pieno di bigotte, fasciste e naziste. Inevitabilmente l’evento veniva annullato, spesso all’ultimo minuto.

FiLiA, giunto alla sua decima edizione, attrae donne da tutto il mondo e di tutte le età.  Due anni fa, l’organizzazione fu costretta ad inviare una severa lettera legale, citando l’Equality Act, quando la sede dell’evento si ritirò meno di 48 ore prima dell’inizio previsto. La sede fece una retromarcia, ma non prima che organizzazione e delegati subissero enormi quantità di stress, spese e disagi.

Mentre mi dirigevo alla conferenza, ho visto la notizia sui social media che nel cuore della notte degli attivisti transgender avevano rotto una delle grandi vetrate del centro congressi, imbrattato slogan con la vernice e affisso avvisi che avrebbero organizzato una chiamata alle armi. Siamo passati davanti alla solita schiera di idioti dai capelli blu che gridavano “le donne transgender sono donne”, “il lavoro sessuale è lavoro”, “i pompini sono veri lavori” e “dal fiume al mare”.

Qualsiasi cosa sia dannosa per le donne – che si tratti di prostituzione, fondamentalismo islamico o attivismo transgender – queste persone la sostengono.

Oggi, qui a Brighton, è la prima volta nei 21 anni da quando sono stata presa di mira dagli attivisti transgender che mi sono sentita spaventata per quello che avrebbero potuto pianificare in seguito.  Dopo la sentenza della Corte Suprema, questi uomini sono diventati sempre più aggressivi e le loro tattiche sempre più stravaganti, come dimostrando nel centro di Londra contro la sentenza della Corte Suprema, durante la quale uomini transgender hanno urinato in pubblico per sottolineare la loro “esclusione” dai bagni delle donne. Ma la polizia non fa quasi mai nulla per scoraggiarli.

Sebbene negli ultimi dieci anni abbiano arrestato o ammonito donne per il terribile crimine di “misgendering” o per aver pubblicato critiche all’ideologia di genere sui social media, non fanno lo stesso nemmeno quando l’asticella si alza molto di più, quando si verificano vere e proprie minacce violente contro le donne e proprietà distrutte.

Stamattina non c’era la polizia sul posto, e per tutto il giorno attivisti transgender hanno pubblicato video autocelebrativi in ​​cui commettevano danni criminali.

Questa situazione finirà solo quando la polizia adotterà misure decise contro questi manifestanti violenti. Non ho nulla in contrario ai gruppi che protestano: dopotutto, quando urlano contro le donne che si battono per porre fine alla violenza maschile, inclusa la violenza domestica, lo stupro, l’omicidio e l’abuso sessuale sui minori, ci dimostrano chi sono veramente. Quando preoccuparsi del livello di violenza sessuale contro donne e ragazze diventa “transfobico”, allora viviamo davvero in tempi orwelliani.

I capitolanti progressisti – coloro che hanno assecondato le richieste dei “Trans Talebani” per tutti questi anni  implorando le femministe di “essere gentili” o lamentandosi di avere un figlio non binario che non deve essere offeso, devono riconoscere che stanno favorendo il peggior tipo di comportamento illiberale e autocratico.

È ora che tutte le persone perbene si schierino contro questi comportamenti nei confronti delle donne.

(traduzione di Asia Cervi)


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