Nuova scioccante misura repressiva sulle donne in Afghanistan.
Il Ministro per la Promozione della Virtù e la Prevenzione del Vizio, Khalid Hanafi, ha dichiarato che anche durante le preghiere le donne non devono far sentire la propria voce alle altre donne.
«Anche se una donna adulta prega e un’altra donna le passa vicino, non deve pregare a voce abbastanza alta da farsi sentire».
La nuova stretta disumana arriva dopo quella di due mesi fa che impedisce alle donne di parlare in pubblico. Chi trasgredisce verrà arrestata e mandata in prigione.
Il regime teme che le donne si organizzino in qualche modo. Quale misura migliore di tagliargli la lingua?
«Questo va oltre la misoginia», dice Nazifa Haqpal, un ex diplomatica afghana. «Esemplifica un livello estremo di controllo e assurdità».
«Come possono le donne comprare il pane, sottoporsi a cure mediche o esistere se le loro voci sono proibite?», commenta un’attivista. «Vogliono che non esistiamo affatto», dice una donna di Herat.
«Qual è il fine ultimo? Impedire alle donne afghane di respirare?», dice Reem Alsalem, Special rapporteur sulla violenza contro donne e ragazze delle Nazioni unite. «Ciò che stupisce è che, come il resto dell’umanità, ognuno di coloro che emettono e applicano questi editti è nato dal grembo di una donna e ha avuto una madre. Essere così desiderosi di maltrattare gli esseri umani che ti hanno dato la vita e che vivono in mezzo a te è tanto incomprensibile quanto oltraggioso. Dobbiamo porre fine a questa cancellazione delle donne».
Contemporaneamente i Talebani hanno vietato anche la diffusione di immagini contenenti umani e animali nei media e la confisca di 400 titoli che vogliono “distruggere il pensiero, la fede, l’unità e la cultura” dell’Afghanistan e introdotto al loro posto testi sacri. Pare che questo estremo isolamento stia portando a un aumento dei suicidi tra le donne.

Da quando i Talebani sono tornati al potere le donne afghane non possono: andare a scuola o all’università, lavorare nell’amministrazione statale, partecipare a una protesta, andare all’estero, guidare, viaggiare da sole, prendere un taxi, parlare in pubblico, parlare a voce alta nelle proprie case, cantare, leggere il Corano ad alta voce in pubblico, parlare con un medico uomo, fare sport, andare in palestra, al parco, vestire colori brillanti, mettersi i tacchi, guardare uomini che non conoscono, mostrare le facce in pubblico, avere un cellulare.
In riposta a queste discriminazioni Canada, Australia, Germania, Paesi Bassi si stanno preparando a intentare una causa contro il regime presso la Corte internazionale di giustizia. I sostenitori dicono che anche se i Talebani rifiutassero la giurisdizione della Corte la sentenza potrebbe dissuadere altri stati dall’instaurare rapporti diplomatici con il governo afghano.
MARA ACCETTURA
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