15 Gennaio 2021

Vestirsi in tempi di Covid

Condividi questo articolo

"La moda non è qualcosa che esiste solo negli abiti. La moda è nel cielo, nella strada, la moda ha a che fare con le idee, il nostro modo di vivere, quello che sta accadendo". Lo diceva Coco Chanel (ricorre proprio in questi giorni il cinquantenario della scomparsa) aggiungendo che per trattarsi davvero di moda deve uscire dagli atelier per raggiungere le piazze, altrimenti non lo è. Ma che succede ora che in tutto il mondo l’emergenza Covid-19 ha cambiato radicalmente le nostre abitudini, il nostro lavoro, le nostre vite? Il tempo trascorso a casa -spesso sedute davanti a uno schermo- ci chiede un nuovo approccio con il gesto quotidiano del vestirci e ci “obbliga” a modificarlo.

La crisi ha messo in ginocchio le industrie legate al fashion costringendole a uno stop involontario e pesante con una conseguente ripercussione a cascata su tutta la filiera -talvolta fortunatamente la riconversione e la generosità di molti stilisti hanno comunque dato il via a circoli virtuosi di ampio respiro, nonostante il confinamento e il tonfo del settore-. Questo fuori di casa. Dentro, nelle piazze virtuali grandi non più di uno schermo a cui abbiamo dovuto abituarci, c'è il rischio di mettere da parte ogni velleità estetica.

Vuote le strade, chiusi i negozi di riferimento che ci fornivano all’occorrenza il “necessario” per sentirci bene e adeguate all’occasione (quasi sempre la molla all’acquisto di un capo nuovo è proprio una circostanza inattesa a cui siamo invitate). Sbarrate le porte su quei pianerottoli dove ci scaraventavamo ogni mattina per lanciarci in un esterno ora così desiderato. Ci siamo ritrovate a fare i conti non più -come dicevano le vecchie pubblicità anni Sessanta- con le Ultime Novità, ma con un’unica grande novità, la salute da proteggere, da tenersi stretta come un abito cucito su misura.

Vestirsi è diventato un rito più dimesso e misurato. Siamo entrate nell’ordine di idee di eliminare orpelli eccessivi e pezzi superflui, di sperimentare mises alternative e tessuti green per essere più comode, più intonate all’ambiente, più riconoscibili negli specchi e negli spazi domestici. Poi forse, trascorsa la tentazione iniziale di sostituire le rigidità di una giacca strutturata e di un pantalone aderente con una tuta, una felpa oversize un po’ délabrée, dei leggings elasticizzati, ci siamo ricordate che non vestiamo solo per coprirci, ma anche per affermarci, differenziarci, dire qualcosa di noi, sentirci sicure nelle relazioni con gli altri. Per piacerci e dare una dignità al corpo vestito, anche nel rispetto di quei pochi che incontriamo (“Mi sono fatto bello per andare bello da un bello”: Simposio di Platone, Socrate che va a cena da Agatone). Abbiamo cercato di trovare un giusto equilibrio tra il fatto di esporci e quello di mantenere, ognuna a suo modo, il proprio stile personale in una situazione così differente dal “prima”.

Le rare proposte stilistiche degli ultimi mesi hanno puntato l’attenzione su linee fluide e morbide e su nuances vitaminiche o rilassanti, stuzzicando la nostra voglia di acquistare -rigorosamente online- qualche piccola cosa da aggiungere al nostro armadio, povero non di capi ma di slanci energetici. Camicie bianche dal collo importante e costruito, maglie cocoon che sostituiscono gli abbracci, pantaloni di linea sciolta, sciarpe avvolgenti che danno un'idea di calore e tenerezza. Sotto la scrivania durante call e videochiamate ovviamente niente tacchi, friulane e venexiane di velluto di seta, pantofoline confortevoli e belle da guardare; mascherine estrose nelle rare uscite in alternativa alle "fredde" chirurgiche; un po' di trucco e parrucco fai da te contro il pallore spaurito.

Gli accessori, per finire, quelli che i futuristi chiamavano “i modificanti”, avendo la capacità di trasformare la base su cui appoggiano rifrescandone l'aspetto. Orecchini pendenti che movimentano le espressioni del viso, collane lucenti o in materiali poveri e naturali (lana, rafia, corda, eccetera), cerchietti che tengono in ordine una capigliatura che ha perso forma, anelli voluminosi che evidenziano il movimento delle mani davanti alla videocamera, spille ripescate dai vecchi cassetti per dare luce ai pullover che raccontano la nostra personalità "dimezzata" dall'inquadratura.

La bellezza forse potrà salvare il mondo e orientarci nella "ricostruzione": certamente salva il nostro umore e la nostra capacità di resistere alla prova.

Torna alla mente quella meravigliosa poesia di Emily Dickinson dedicata al cambio di passo tra l’estate e l’autunno, quando la nostalgia del passato luminoso riesce a trasformarsi in una rinnovata positività, proprio a partire da un piccolo dettaglio, un accessorio che tiene insieme quello che è stato con ciò che deve arrivare.

“Sono più miti le mattine

e più scure diventano le noci

e le bacche hanno un viso più

rotondo.

La rosa non è più nella città.

L’acero indossa una sciarpa più

gaia.

La campagna una gonna

scarlatta.

Ed anch’io, per non essere antiquata,

mi metterò un gioiello”

Ora ci tocca l’inverno, ancora nel pieno del suo crudo, e gelido, e pandemico habitus.

Ma -ancora parole d’autore-

“Potranno recidere tutti i fiori ma non potranno fermare la primavera.”

Simonetta Como


Buona parte delle notizie pubblicate da Feminist Post non le leggerai altrove. Per questo è importante sostenerci, anche con un piccolo contributo: Feminist Post è prodotto unicamente grazie a lavoro volontario di molte e non gode di alcun finanziamento.
Se pensi che il nostro lavoro possa essere utile per la tua vita, saremo grate anche del più piccolo contributo.

Puoi darci il tuo contributo cliccando qui: Patreon - Feminist Post
Potrebbe interessarti anche
27 Marzo 2023
La violenza è strutturale al transfemminismo?
Paola Pieri, del gruppo MaternaMente, racconta la violenza che ha subito a Firenze da parte di trans attivisti
Testo di Paola Pieri, del gruppo MaternaMente. Giovedì scorso, 23 marzo, mi reco di fronte all’ospedale di Careggi, qui a Firenze, dove si teneva un piccolo presidio indetto da “Resistenze al nanomondo”, presente Silvia Guerini, autrice del libro “Dal corpo neutro al cyborg postumano, riflessioni critiche all’ideologia gender”. Presidio indetto in tal luogo perché è dove vengono gestiti, nel reparto di endocrinologia, decine di minorenni e non, con “disforia di genere”, trattati con bloccanti della pubertà, ormoni e altro previsto […]
Leggi ora
3 Marzo 2023
Donne e sinistra: un amore tossico
Tradite, maltrattate, umiliate. E infine soppiantate da neo-donne auto-identificate ben più attraenti e funzionali delle “vecchie” donne per nascita. Eppure molte fra noi non riescono a staccarsi dai progressisti che mostrano in ogni modo di non considerarle. Le stesse dinamiche di una relazione malata
Tutti gli amori nascono e muoiono, e quando finiscono c’è sempre chi soffre di più, a volte una parte sola, quella che amava sinceramente, l’altra forse no, forse mentiva. E noi donne all’amore con la sinistra abbiamo creduto sul serio, con tutto il cuore: ingenuamente pensavamo di essere le predilette, credevamo alle promesse, anche quelle che palesemente apparivano false. Carla Lonzi già mezzo secolo fa ci ricordava che la sinistra ci aveva vendute “alla Rivoluzione ipotetica”, e anche oltreoceano le […]
Leggi ora
3 Marzo 2023
Femmicidio e Femminicidio
In base a un’interpretazione restrittiva il numero di questi reati sarebbe in diminuzione perché non tutti gli omicidi di donne rientrerebbero in questa fattispecie. Una lettura falsata e pericolosa dei dati che merita un’attenta vigilanza
Il termine femmicidio viene introdotto per la prima volta dalla criminologa Diana H. Russel per definire quelle situazioni in cui la morte della donna rappresenta l’esito/la conseguenza di atteggiamenti o pratiche misogine. L’antropologa e politica messicana Marcela Lagarde introduce, viceversa, il termine femminicidio per descrivere “la forma estrema della violenza di genere contro le donne, prodotto dalla violazione dei suoi diritti umani in ambito pubblico e privato attraverso varie condotte misogine quali i maltrattamenti, la violenza fisica, psicologica, sessuale, educativa, […]
Leggi ora
7 Novembre 2022
Belgio, nuova legge sul femminicidio. Da studiare
In Europa la violenza maschile è la principale causa di morte per le donne tra i 16 e i 44 anni. Il Belgio si attrezza con una nuova legge che per la prima volta definisce giuridicamente i femminicidi al fine di sviluppare politiche fondate su statistiche ufficiali. Avendo ben presente che la violenza è un dispositivo del dominio maschile
Fermare la strage delle donne. E’ questo il senso della nuova “legge sulla prevenzione e la lotta contro i femminicidi, i delitti basati sul genere e le violenze che li precedono” adottata in prima lettura nel Consiglio dei ministri lo scorso 25 ottobre in Belgio. Depositata dalla Segretaria di Stato per la Parità di Genere, Sarah Schlitz (Ecolo/Verdi), la legge quadro per la prima volta definisce giuridicamente i femminicidi al fine di sviluppare politiche di lotta fondate su statistiche ufficiali. E in […]
Leggi ora
5 Ottobre 2022
Le Iraniane stanno lottando anche per noi
Le donne in Iran sono oppresse, violate e uccise proprio per i loro corpi di donne. E la loro rivolta potrebbe liberare tutte e tutti. E' pronto l'Occidente woke dell'identità di genere e della "libertà di velo" a comprendere e sostenere questa rivoluzione che soffia anche per noi? Donna, vita, libertà
Nell’incerto e perennemente mutevole assetto geopolitico del nostro tempo, nel mezzo di un’agenda politica globale che da destra a sinistra dimentica le donne tradendo, seppur in modi differenti, l’esclusività femminile e la ricchezza della differenza sessuale, la lotta delle donne iraniane ha un che di epico, di commovente. L’uccisione di Mahsa Amini dimostra quanto la questione del “velo come libertà” sia la quintessenza della disonestà intellettuale, della fallacia logica, di un’annosa bugia. Alla ventiduenne Mahsa il desiderio di “sentire il […]
Leggi ora
10 Giugno 2022
Madonna mistress sadomaso
Una Madonna a seno nudo e abbigliata da mistress sadomaso ha sfilato portata in spalla da un gruppo di manifestanti durante il Pride di Cremona. Queste le riflessioni di Daniela Tuscano
Maria vulva sacra, Madonna del Latte, è una delle più antiche e venerate icone, soprattutto in Medio Oriente e in area etiopica, dove il cristianesimo attecchì fin dal primo secolo. Ancora adesso, il Grotto del Latte a Gerusalemme è meta d’incessanti pellegrinaggi di donne in attesa o desiderose di diventare madri. Ogni 29 aprile, la Chiesa ortodossa celebra con uno splendido inno i seni di Maria, “vivificante Primavera” che solleva gli infermi dai letti, libera gli afflitti, fortifica i fragili, […]
Leggi ora