La giornata del Libero Stupro

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Tecnicamente si chiamano rumour, voci incontrollate che si spargono a macchia d'olio. La domanda da farsi non è tanto: da dove ha avuto origine la voce? quanto piuttosto: perché ha trovato tanto credito? Il rumour di cui parliamo qui (il 24 aprile National Rape Day, giornata del Libero Stupro), è un ibrido tra voce e leggenda metropolitana, perché raccoglie in una narrazione, l'istituzione del free rape, una specie di Carnevale violento, tutti i variegati umori misogini circolanti in questo momento storico davvero duro per le donne. Che molte ragazzine ci abbiano creduto e si siano chiuse in casa è un segnale preciso e allarmante.

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Mamma lo sai che oggi è la giornata dello stupro?”. In molte ci siamo sentite rivolgere questa domanda dalle figlie adolescenti, assidue frequentatrici del social TikTok dove si comunica a suon di video e balletti. La notizia (falsa) è girata vorticosamente: in pratica il 24 aprile sarebbe stato il National Rape Day, una giornata in cui molestare o stuprare diventava lecito.

Come sia nata la fake news è dubbio: alcuni parlano di un video in cui sei uomini incoraggiano altri uomini allo stupro, dando anche istruzioni sui modi migliori per farlo, altri raccontano che la bufala sarebbe nata in Turchia dopo le proteste per l’uscita dalla Convenzione di Istanbul. Un contro-movimento maschile avrebbe lanciato l’idea di istituire una giornata nazionale dell‘aggressione sessuale, evidentemente un sogno nel cassetto di alcuni uomini. 

Quale che sia l’origine la bufala è diventata virale, soprattutto in Gran Bretagna e negli Stati Uniti. Milioni e milioni di persone hanno diffuso video di indignazione, o hanno messo in guardia le ragazze dal varcare l’uscio di casa con l’hashtag #april24. Anche in Italia si è diffuso l’allarme: “Tu il 24 aprile che fai, esci da sola?” chiedevano ragazzine e ragazzini su TikTok. E molte, spaventate, non sono uscite.

La notizia, insomma, per quanto non vera, è stata presa sul serio da molte e da molti giovanissimi. Il che spinge a riflettere su un social, noto più che altro per balletti e ricette e molto frequentato da giovanissime-i, che può diventare il veicolo di un messaggio violento e misogino nell’indifferenza generale.

Elena Bandiera


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