Negli ultimi 40/50 anni abbiamo assistito all’ascesa degli anime nei principali canali televisivi e la diffusione di anime e manga ha creato una vera e propria cultura di massa tanto che certi titoli (come ad esempio Ken il guerriero, Lady Oscar o Candy Candy) fanno parte del background culturale di un’intera generazione di italiani. Molti di questi anime ci hanno portato a conoscere buona parte della cultura giapponese, dalle tradizioni alla cucina passando, molto spesso, per la vita scolastica di bambini e adolescenti nipponici. Io stessa ho coltivato una vera e propria passione per gli anime fin da bambina e dall’adolescenza fino ad oggi, ho letto molti fra i più importanti manga ad oggi conosciuti. Gli anime e i manga si suddividono per macro categorie e sottocategorie suddivise principalmente a seconda dell’età degli utenti, cosa che solo da pochi anni è stato compreso da noi e ora gli anime vengono collocati nelle giuste fasce orarie o viene indicata l’età per cui il prodotto è destinato. Le categorie principali sono gli shonen (storie di avventura per adolescenti), shojo (storie romantiche per adolescenti), kappa (storie per bambini piccoli), seinen e josei (storie per un pubblico adulto maschile e femminile (ad esempio Monster, Berserk e Nana). Ci sono generi dedicati all’erotismo con il genere ecchi per indicare manga e anime dai vaghi contenuti erotici, come un abbigliamento succinto (biancheria intima o fetish) o la parziale o totale nudità (indumenti bagnati o strappati), ma senza mai mostrare esplicitamente il rapporto sessuale, oltre alla rappresentazione e ripetizione di determinate azioni (toccare, guardare parti del corpo).
Infine un genere molto controverso è quello degli hentai (pornografia estrema) dai contenuti espliciti, spesso violenti e che danno libero sfogo a qualsiasi turpe e deplorevole depravazione.
Ad oggi il Giappone detiene il triste primato di essere il primo produttore e distributore di animazione pornografica con soggetti di minore età. Alcune delle peculiarità che caratterizzano questi prodotti è la presenza di creature tentacolari pronte a compiere qualsiasi violenza alla malcapitata di turno. Ci sono anche molti anime per adulti che, vista la presenza di contenuti violenti molto espliciti (come ad esempio La città delle bestie) il confine con la pornografia è davvero sottile. L’unica differenza da un vero e proprio hentai (che punta solo a mostrare scene di sesso estremo senza doverlo in qualche modo giustificare), probabilmente consiste nella trama, solitamente più strutturata e non viene mostrato l’atto sessuale vero e proprio ma viene censurato. L’origine delle illustrazioni pornografiche giapponesi è piuttosto antica, una delle più famose è sicuramente Il sogno della moglie del pescatore di Hokusai dove, fra l’altro, compaiono i famosi tentacoli. Perché utilizzare proprio i tentacoli? I contenuti per adulti in Giappone sono censurati dal 1907. In altre parole, sia i film che le animazioni erotiche giapponesi non possono mostrare le parti intime (tranne il seno), mettendo in atto un mosaico. (fonte).

Gli hentai sono una categoria controversa che trova molto spazio sul mercato, sia in maniera legittima ma soprattutto in maniera illegittima. Che cosa lo differenzia dalle altre produzioni pornografiche? Quasi nulla ma ci sono delle caratteristiche importanti di cui tenere conto. Gli hentai sono divisi a loro volta in varie sottocategorie, le più controverse sono indubbiamente gli shotacon (che hanno per soggetto di attrazione ragazzi o ragazze di età prepuberale) e i lolicon (abbreviazione del termine Lolita complex e serve a indicare l’attrazione verso ragazze minorenni appena entrate nell’adolescenza).
Spesso all’interno di molti anime e manga sono presenti fanservice che richiamano il mondo del porno (ragazze riprese in pose ammiccanti ed equivoche con abiti succinti o lo scontro con mostri tentacolari pronti ad afferrare la vittima). Questo tipo di scene, servono per richiamare proprio quei prodotti hentai che un adolescente facilmente andrà a cercarsi.
I doujinshi in generale non hanno contenuti pornografici, per la maggior parte raccontano storie alternative dei manga ufficiali e sono scritti, spesso con il consenso dell’autore, da talentuosi fan delle varie serie. Quando si tratta di contenuti erotici però, la questione si fa spinosa perché spesso i protagonisti implicati sono ragazzini adolescenti come ad esempio in Sailor Moon, Usagi (da noi Bunny) e le sue amiche hanno 14 anni ma, non meno frequente, sono implicati anche protagonisti ancora più piccoli come quelli dei Pokémon dove Ash e i suoi amici hanno 10/11 anni, non di più. (Emblematico è stato il caso dei Pokémon. Tempo fa è stato al centro di uno scandalo nel 2013 in occasione del lancio sul mercato di Pokémon X. La lettera X, fino a quegli anni, serviva per rintracciare materiale pornografico associato a una certa tematica (ad esempio digitando Sailor Moon X, il motore di ricerca trova i corrispondenti contenuti hentai online) è facile immaginare quindi quanti bambini hanno avuto accesso loro malgrado, a pagine e pagine di contenuti pornografici.
Quindi, ricapitolando, il materiale pornografico con minori resta online grazie a una legge che di fatto non ne vieta il possesso e diventa troppo facilmente reperibile dai bambini ma viene solo reso un po’ più difficile caderci per caso. Purtroppo non è casuale che in Giappone certi contenuti erotici abbiano protagonisti molto giovani, è nota la passione per le cosiddette Idol, ragazze adolescenti che diventano famosissime grazie agli sponsor, al loro aspetto fisico e che si esibiscono in spettacoli spesso gremiti di persone. Questo ha portato al fenomeno delle Lolly dove delle ragazze (non sempre necessariamente minorenni) si vestono con abiti che richiamano l’adolescenza o la preadolescenza.
Infine vediamo cosa dice la legge a proposito della diffusione e del possesso di materiale pornografico, soprattutto per quanto riguarda quelli in cui sono presenti protagonisti minorenni. Da noi in Italia la legislatura su questa tematica parla molto chiaro, che si tratti di anime, videogiochi, disegni e illustrazioni, la diffusione e anche il possesso di materiale pornografico con protagonisti minorenni, viene sanzionata fino a 3 anni di reclusione.
La visione dei filmati hentai costituisce una condotta deviante.
La condotta può divenire criminale nei casi di download di materiale pedopornografico, anche virtuale:
- art. 600 quater c.p. (materiale pornografico)
- art. 600 quater 1 c.p. (pornografia virtuale)
Inoltre si possono configurare delle responsabilità penali anche per i gestori del sito:
- art. 600 ter c.p. (pornografia minorile)
La legge in Giappone in merito al possesso e alla diffusione di materiale pedo pornografico è stata varata solo dal 2014.
“Il semplice possesso di pornografia infantile, senza alcun intento di vendita o distribuzione, in Giappone è perfettamente legale. Tuttavia produzione, vendita e distribuzione di pedopornografia è illegale ai sensi dell’Art.7 della legge sulla repressione delle attività relative a prostituzione e pornografia infantile; anche il possesso di tali materiali con un qualsiasi intento di distribuzione o vendita rimane un reato. L’arte pornografica raffigurante bambini (lolicon e shotacon) o la fotografia di modelli minorenni (Junior idol) rimane controversa” spiega Wikipedia.
Infatti dopo l’applicazione della legge (entrata in vigore nel 2015) molte sono state le denunce e gli arresti per possesso e produzione di materiale pedopornografico.
Non sono rimasti esenti, per fortuna, anche autori e produttori di anime famosi. Un caso che ha fatto il giro del mondo, è stato l’arresto, nel 2017, di Nobuhiro Watsuki, autore del famosissimo manga Kenshin, samurai vagabondo che è stato trovato in possesso di centinaia di DVD contenenti immagini e video di ragazzine di età compresa fra gli 11 e i 14 anni. La casa editrice ha deciso di sospendere il manga e l’adattamento anime a tempo indeterminato anche se era arrivato all’arco narrativo finale ed era uno dei manga di maggior successo a livello internazionale.
Un altro caso che ha sollevato un vero e proprio polverone, è stato l’arresto di Koichiro Ito, produttore giapponese di Suzume e Your Name nel 2024. Per lui le accuse sono pesantissime, non si tratta solo di detenzione di materiale compromettente ma pare che l’uomo abbia raggirato ragazzine di 15 anni per farsi inviare foto di nudo e creare del materiale da vendere e mandare in rete. Si può dedurre quindi, che per fortuna in Giappone sono stati fatti seriamente dei passi avanti per combattere la pedo-pornografia. Anche la sensibilità della società giapponese è cambiata su questo tema ma, per quanto riguarda il possesso di manga disegnati e videogiochi hentai e pedo-pornograficici. a differenza dell’Italia, non c’è una legge che ne vieti il possesso, perché la violenza presente nei disegni e/o pixel, secondo la legge, non farebbero davvero del male a nessuno. Nonostante le pressioni dell’Unicef il governo giapponese si è dovuto in qualche modo frenare davanti alla parte politica più conservativa.
Per aggirare la legge e non avere problemi, i protagonisti (soprattutto quelle femminili) vengono rappresentati con corpi infantili (occhi grandi, seno appena accennato, fianchi stretti) ma con età dichiarata sopra i 16 anni. Questo riguarda anche i video dove i protagonisti vengono acconciati con abiti che richiamano preadolescenti o adolescenti in divisa scolastica (accontentando una certa perversione verso i/le minori) ma con protagonisti maggiorenni.

Questo porta ad un’accettazione, ancora ad oggi, dello sfruttamento di un’immagine molto sessualizzata di ragazze adolescenti nel contesto pubblico come si può comprendere dall’immagine qui sopra che mostra un distributore automatico di gelati decisamente di cattivo gusto.
In conclusione, quello che riguarda l’educazione dei nostri bambini e ragazzi, è sempre necessario vigilare su quello che loro guardano e leggono, affinché non incappino in contenuti inappropriati anche se apparentemente innocui. Oggi abbiamo molti più strumenti per capire se un contenuto è adeguato a partire dalle indicazioni di adeguatezza delle piattaforme video, ai filtri per età e ai limiti sulle reti online. Certamente è bellissimo conoscere altre culture attraverso i prodotti multimediali ma bisogna sempre mettere al centro un sano senso critico per capire quello che è giusto da quello che non lo è anche se mascherato ricordando che un certo mercato, quello della pornografia, è a caccia proprio dei bambini e adolescenti e non pone quasi nessun limite all’accesso dei suoi contenuti creando persone sempre più dipendenti, vuote e disturbate.
Francesca Buono
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